• EUROPEI DI CALCIO

L’Ucraina e i suoi tifosi dopo lo 0-4, una scena nobile

Stadio Olimpico di Roma: l’Ucraina, per la prima volta ai quarti di finale degli Europei di calcio, ha appena perso per 4-0 contro l’Inghilterra. Mentre si attende che tutti i calciatori rientrino rapidamente negli spogliatoi, eccoli invece a ringraziare i tifosi in una comunicazione gestuale reciproca, lunga e coinvolgente, che restituisce dolcezza a uno sport fatto di interessi e giostre di milioni.  

Una sorpresa positiva, prolungata, ricca di significati e sentimenti quasi dimenticati, al termine di un incontro sportivo che ha pienamente rispettato lo scontato esito fino al punto di essere divenuto insopportabile per il rispetto che doveva ai tempi regolamentari. Il riferimento è al campionato europeo di calcio e più precisamente alla partita giocata sabato 3 luglio all’Olimpico di Roma tra due squadre “scomposte” dai risultati precedenti: l’Inghilterra e l’Ucraina.

Così, a metà campo, si è posta la blasonata compagine d’Oltremanica, culla del football, lanciata verso la riaffermazione di una supremazia esaltata dalla tradizione ed ora soprattutto dal vigore dei suoi uomini, ammirati per i loro valori agonistici e tecnici; e nell’altra metà campo una populaire, la squadra di una nazione periferica, europea geograficamente e giovane di autonomia competitiva, dalle capacità tecniche individuali, affidata ad un allenatore dal prestigioso passato milanista; ma che mai era approdata ai quarti di finale di un tale campionato e vi è giunta stavolta per il “rotto della cuffia”, tra significative vittorie ma anche sconfitte.

Squadre “scomposte”, dicevamo, per la storia: da un lato la rappresentativa sportiva di una nazione che da poco ha rotto i suoi legami politici con l’Europa continentale, compromettendo anche quelli sociali ed economici, ma dalla quale però esige, pretende di sentirsene protagonista; e dall’altro quella di una nazione la cui maggioranza ha dovuto affrontare Piazza Maidan, teatro dello scontro armato, per legare il suo destino politico all’Europa; e insiste nel cementarlo politicamente ma ne viene impedita, tanto da essere stata mutilata di una regione, la mediterranea Crimea, invasa subdolamente da un vicino strapotente e poi da essere costretta ad una guerra dallo stillicidio di sangue e dalle devastazioni brucianti, quasi ignorati, sommersi dal silenzio di quell’Europa verso la quale protende i suoi desideri!

Cos’è dunque successo dopo l’amara sconfitta, inequivocabile il 4-0 sancito allo scadere del 90° minuto? Quando si attendeva che tutti i giocatori rientrassero negli spogliatoi - dopo silenzi o complimenti o abbracci, previsti o meno (come quello tra gli allenatori delle due squadre rivali) - quelli ucraini sono invece rimasti sul campo, si sono disposti in più file di fronte alle tribune dove si erano concentrati, per sostenerli, i loro tifosi, soprattutto connazionali. Ed è subito iniziata una comunicazione gestuale reciproca, armoniosa, le braccia levate e dolcemente arcuate, in segno di saluto, ringraziamento, condivisione, scambio di sentimenti. Veri e forti.

E non una comunicazione convenzionale, di pochi minuti, ma lunga, coinvolgente. Come la dolcezza del momento esigeva, tanto da far dire che meritava proprio di essere ammirata dopo una partita che si paventava come una disfatta disordinata, costellata da una pioggia di gol. Che invece non c’é stata. Come se per una tacita intesa fosse prevalso un rispetto reciproco fra contendenti: il risultato non poteva essere oltraggiato.

Un evento per durata e per intensità senza precedenti (o rari, e comunque a me ignoti), che qualche commentatore televisivo non poteva non notare ed elogiare per la sua valenza autenticamente sportiva ma che poi le cronache del campionato hanno ignorato. Peccato. Perché certe trascuratezze non sono consentite verso uno scambio di sentimenti che ha superato tanta sbrigatività e convenzionalità, sovente becera; ed è stato comunque lontanissimo da insensate deviazioni gestuali (tipo inginocchiamenti sull’erba, quanto meno fuori luogo).

Un evento che ha nobilitato, al di sopra delle grida e di altre scompostezze, la dignità di una storia che affonda nei secoli e nelle virtù dei greci antesignani delle nostre tradizioni, una storia che parla di civiltà europea. Quella che merita davvero di essere tramandata perché ha come protagonisti degli uomini e il loro sentire più semplice e vero, e sa dare il suo posto, non certo preminente, ad interessi, compravendite, scambi e giostre di milioni.

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