L'uccisione di Alex Pretti pone fine al duello nel Minnesota
Minneapolis, l'uccisione dell’infermiere Alex Pretti, da parte di agenti federali dell’Ice, la seconda uccisione di un cittadino americano in due settimane, ha segnato un punto di non ritorno. L'amministrazione Trump pronta a cambiare strategia.
L’uccisione dell’infermiere Alex Pretti, da parte di agenti federali dell’Ice, la seconda uccisione di un cittadino americano in due settimane, ha sbloccato, politicamente, la situazione di muro contro muro che si era venuta a creare in Minnesota. Con una protesta dilagante e un clima ormai da guerra civile, il governatore Tim Walz e il presidente Donald Trump si sono parlati al telefono, in una conversazione che l’inquilino della Casa Bianca ha definito “molto buona” e sembra che abbiano raggiunto un buon compromesso. Che include il ritiro, in tutto o in parte, dell’enorme contingente dell’Ice, la polizia di frontiera per la lotta all’immigrazione illegale. E se non altro del suo direttore, Gregory Bovino, il calabrese che dà la caccia agli immigrati illegali, finito nel centro della bufera di polemiche.
Lo scenario è quello della gigantesca operazione anti-immigrazione illegale lanciata dall’amministrazione Trump nello Stato del Minnesota, in particolare nella città di Minneapolis. Nel Minnesota, fondi pubblici sono stati stornati, a decine di milioni, a favore di finte organizzazioni non profit della grande comunità somala locale. E c’è il fondato sospetto che alcuni di questi milioni siano anche finiti nelle tasche dei terroristi Al Shabaab, branca di Al Qaeda in Somalia. Il Minnesota è governato da Tim Walz, ex candidato vicepresidente di Kamala Harris e acerrimo nemico di Trump. Minneapolis è la città in cui è partito il movimento Black Lives Matter, nel 2020, a seguito dell’uccisione (da parte di un poliziotto locale) dell’afro-americano George Floyd. Per questo, la città, governata dal sindaco democrato Jacob Frey, è fra i capo-fila del movimento “defund the police” e ha poche forze da mobilitare contro il crimine. Attualmente l’Ice surclassa la polizia locale numericamente, in una proporzione di cinque a uno.
Il casus belli è l’uccisione di Alex Pretti, sabato. Trentasette anni, infermiere specializzato in terapia intensiva in una clinica del servizio pubblico dedicato ai veterani di guerra, stava partecipando alle manifestazioni quotidiane contro l’Ice, incoraggiate anche dallo stesso governo locale. Stava filmando e documentando un’operazione di arresto dell’Ice, quando un’attivista vicina a lui è stata spinta a terra. Lui l’ha aiutata a rialzarsi e per motivi inspiegabili è stato atterrato da sei, poi sette, poi otto agenti. Uno di loro gli spruzzato in faccia lo spray al peperoncino, mentre gli altri lo immobilizzavano. Un agente ha individuato una pistola, ha gridato “pistola” e l’arma gli è stata sequestrata. Dopo il sequestro dell’arma, dunque quando Alex Pretti era già disarmato, accecato dal peperoncino e disarmato, un agente ha sparato i primi tre colpi, a distanza ravvicinata, un secondo agente altri tre colpi e poi un terzo agente si è unito al fuoco. Dieci colpi in cinque secondi che hanno ucciso sul colpo l’infermiere.
Nelle ore successive alla sparatoria, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha affermato che Pretti “si è opposto violentemente” al disarmo finché gli agenti non hanno sparato “colpi difensivi”. Ma i video, ripresi in tante angolazioni, hanno smentito questa ricostruzione ufficiale dei fatti. Il presidente Trump ha difeso l’operato dei suoi uomini: «Portava una pistola. Solo i criminali portano le pistole nelle nostre strade», ha scritto su Truth, il social network di sua proprietà. Per rincarare la dose, Bill Essayli , repubblicano e primo assistente procuratore degli Stati Uniti in California, ha pubblicato su X: «Se ti avvicini alle forze dell'ordine con una pistola, è molto probabile che siano legalmente giustificati a spararti».
Ed è stato il classico “troppo che stroppia”, perché a questo punto anche le ultra-conservatrici associazioni dei proprietari di armi da fuoco, sono scese in difesa del Secondo Emendamento (diritto di portare armi). La National Rifle Association, finora schierata in difesa della polizia, ha affermato: «Le voci pubbliche responsabili dovrebbero attendere un'indagine completa, senza generalizzare e demonizzare i cittadini rispettosi della legge». Il direttore dell'FBI Kash Patel ha affermato che è illegale portare armi alle proteste. Ma il Minnesota Gun Owners Caucus ha definito l'affermazione di Patel «completamente errata rispetto alla legge del Minnesota». Finora i conservatori e i Maga (cioè i sostenitori di Trump) avevano sempre difeso il diritto a portare armi, anche nelle manifestazioni pubbliche. Charlie Kirk, il compianto leader di Turning Point Usa, ricordava proprio in una delle sue ultime dichiarazioni prima di essere assassinato, che il Secondo Emendamento non serve tanto per difendersi dai criminali, ma anche e soprattutto dallo Stato, se il governo dovesse un giorno diventare tirannico.
Intanto, più della metà dei Democratici della Camera ha aderito all'iniziativa di mettere sotto accusa il Segretario del Dipartimento per la sicurezza interna Kristi Noem. La risoluzione, guidata dalla deputata democratica Robin Kelly, ha raccolto 140 firme, secondo il suo ufficio, tra cui 28 legislatori che hanno aderito dopo l'omicidio di Alex Pretti.
Se l’uccisione di Renee Good aveva già suscitato un conflitto latente, quella di Alex Pretti ha fatto da detonatore. E il rischio di conflitto non è da escludere, considerando che Tim Walz ha mobilitato la Guardia Nazionale nello Stato e l’ha incaricata di presidiare le manifestazioni. Uno scontro fra federali e militari statali potrebbe essere la scintilla che non ci vuole. Le probabilità di un evento del genere sono molto basse, ma non più pari a zero.
Per questo, sorprendendo i fautori della linea dura, Trump ha telefonato a Walz e parrebbe sul punto di fare un passo indietro. Intervistato dal Wall Street Journal sulla presenza dell’Ice, ha infatti detto: «A un certo punto ce ne andremo. Lo abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale». Trump non ha fornito una tempistica per la partenza degli agenti. Ed ha aggiunto: «Lasceremo lì un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria», intendendo quella della comunità somala.
Trump ha dichiarato che invierà il suo zar di frontiera , Tom Homan, in Minnesota , segnalando un possibile cambiamento nella strategia sull'immigrazione. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che sarà lui il principale punto di contatto per l'amministrazione Trump in Minnesota, mentre Gregory Bovino, direttore dell’Ice, si concentrerà più ampiamente sulle questioni relative al Paese. «Il signor Bovino è un uomo meraviglioso e un grande professionista», ha detto Leavitt ai giornalisti alla Casa Bianca. «Continuerà a guidare la Dogana e la Pattuglia di Frontiera in tutto il Paese. Il signor Homan sarà il principale punto di contatto sul campo».
