• TERRORISMO

Londra si arrende all'islam

Davanti all'avanzata del terrorismo islamico nel cuore dell'Occidente le leadership europee e americane rispondono con una resa politica, psicologica e simbolica all'islam violento.
Londra, Boston, Stoccolma: la guerra è cominciatadi S. Magni.

Terrorista islamico

Stefano Magni ha scritto su queste pagine che la guerra scatenata dall’interno dell’Occidente dal fondamentalismo islamico è cominciata con l’attentato di Boston, i disordini di Stoccolma e il barbaro sgozzamento di un soldato britannico a Woolrich.
Alla lista di eventi “bellici” interni recenti pare si possa aggiungere anche il tentato omicidio di un militare francese, accoltellato sabato a Parigi, ma quel che più conta è che le risposte che giungono dalle leadership occidentali sembrano indicare che questa guerra la stiamo perdendo.

Parlando giovedì scorso alla National Defense University, Barack Obama ha ribadito che “l’America non è in guerra con l’Islam”. Frase politicamente corretta già pronunciata in passato dallo stesso Obama e prima di lui da George W. Bush che non riesce però a nascondere il fatto che è l’Islam a essere in guerra con l’Occidente, e non certo da oggi.
Ancora Obama, seguito a ruota da David Cameron e da Francois Hollande, ha sottolineato nelle ultime ore come la minaccia terroristica sia “ora” divenuta interna, portata cioè da ”jihadisti della porta accanto”, cittadini naturalizzati o nati in Occidente dove vivono integrati nella società.

In realtà questo aspetto non è certo nuovo se si considera che terroristi “fai da te” di questa tipologia provocarono decine di morti e centinaia di feriti su un autobus e nella metropolitana di Londra nel luglio 2005. O che poco più di un anno or sono a Tolosa la polizia uccise dopo una lunga battaglia l’aspirante qaedista 23enne Mohamed Merah, responsabile dell’uccisione di tre soldati francesi in libera uscita, tre bambini e un insegnante di una scuola ebraica.
Da quanto appurato dagli investigatori il giovane di origine algerina compì i crimini con la speranza di “farsi notare” dai vertici di al-Qaeda.
Anche negli Usa non mancano casi simili, basti ricordare il caso del maggiore medico Nidal Malik Hasan, lo psichiatra militare di origine palestinese che nel 2009 scatenò un jihad personale uccidendo 13 soldati americani e tentando di ammazzarne altri 32 a Fort Hood, in Texas.

Le leadership occidentali quindi continuano a fingere di stupirsi di ciò che già ben conoscono determinando così la resa politica, psicologica e simbolica, a un Islam violento che non ha neppure bisogno di essere largamente diffuso per raggiungere i suoi obiettivi.
Il simbolo più grave di questa calata di braghe generale dell’Occidente viene da Londra, dove il governo di David Cameron ha deciso di rispondere all’emergenza determinata dall’esecuzione del soldato Lee Rigby vietando ai militari di uscire dalle caserme vestendo l’uniforme. Una misura che dovrebbe garantire maggiore sicurezza ai militari, ma che invece provoca solo sconcerto e sdegno vietando di fatto ai soldati di farsi riconoscere.

Dopo decenni di multiculturalismo terzomondista in Gran Bretagna non si sentono più da tempo le note di “Rules Britannia” e addirittura alcuni deputati hanno proposto di abolire l’onorificenza reale Ordine dell’Impero Britannico (OBE) perché ritengono che la parola “impero” possa risultare offensiva per le delicate orecchie delle popolazioni un tempo colonizzate.
Ciò nonostante il popolo britannico ha sempre amato i suoi militari, professionisti considerati tra i migliori combattenti del mondo che godono della stima di tutta la popolazione, esclusi i tanti islamici che protestano per gli interventi militari in Iraq e Afghanistan e contestano gli onori che Londra riserva ai caduti e ai feriti di guerra.

Impedire ai militari di uscire dalle caserme in uniforme significa obbligarsi a nascondersi in casa propria, sottrarli allo sguardo dei cittadini e dei contribuenti e al tempo stesso ammettere implicitamente che le strade di Woolwich e di tutte e città britanniche sono pericolose per i soldati quanto i villaggi della provincia afghana di Helmand. Con la differenza che laggiù ogni soldato combatte al fianco dei propri commilitoni, mentre a casa ci sono anche mogli, genitori, figli. Famiglie che si trovano oggi in prima linea.

La decisione del Ministero della Difesa non è solo assurda e suicida, ma è anche inutile. Rigby indossava abiti borghesi quando è stato aggredito e ucciso, ma i suoi assalitori sapevano che era un soldato perché si erano appostati fuori dalla caserma a osservare chi entrava e usciva.
Ha suscitato stupore il video nel quale il terrorista Michale Adebolajo dichiarava le motivazioni del suo gesto (davanti al cadavere ancora caldo di Rigby) parlando con un tipico accento londinese, ma solo perché quasi tutti hanno dimenticato i tanti islamici britannici che in Afghanistan combattono al fianco degli insorti.
L’intelligence britannica che intercetta le comunicazioni talebane ha infatti rilevato molte voci che tradiscono inflessioni tipiche di diverse città dell’Inghilterra. Il nemico non è solo alle porte, è già in casa e costringere i soldati a nascondersi contribuisce a galvanizzare i jihadisti e a demoralizzare chi rischia la vita per combatterli.