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L'Oms si accorge del farmaco africano anti-Covid

L’Oms ha deciso di includere l’artesunato, un derivato dell’artemisinina, nel gruppo di tre medicinali di cui intende verificare l’efficacia nel trattamento degli ammalati di Covid-19. In uso da tempo in Madagascar e Camerun, solo ora l'Oms lo prende in considerazione. In Italia non se ne parla, se non per parlarne male.

Madagascar, distribuzione del Covid Organics

L’Oms ha deciso di includere l’artesunato, un derivato dell’artemisinina usata per curare la malaria, nel gruppo di tre medicinali di cui intende verificare l’efficacia nel trattamento degli ammalati di Covid-19 ospedalizzati. Gli altri due sono l’imatibib, un inibitore della crescita tumorale, e l’infliximab, usato per pazienti immunodepressi.

Saranno testati negli ospedali da ricercatori che in tutto il mondo già stanno cercando nuove cure per gli ammalati più gravi. Lo studio dovrebbe concludersi a maggio del prossimo anno. “Che sia stata scelta – ha precisato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus dando l’annuncio il 12 agosto – non vuol dire che l’artemisinina sia efficace contro il Covid-19, per il momento nulla lo prova. Questi farmaci sono stati scelti da un gruppo di esperti indipendenti”.  

Dell’impiego dell’artemisinina per curare il Covid-19 in realtà si parla dall’inizio della pandemia, ma finora, come nel caso di altre terapie, che potesse essere efficace non era stato preso sul serio e quindi nessuno ha proposto di effettuare delle verifiche. E dire che almeno in un paese, il Madagascar, e forse anche in Camerun, si sta usando da più di un anno.

“Il governo del Madagascar ha spacciato una bevanda alle erbe come rimedio per il coronavirus. Non c’è alcuna prova che funzioni, anzi”. Così, o con analoghe scettiche espressioni, in Italia è stato riportato l’annuncio, fatto il 21 aprile del 2020 dal presidente del Madagascar, Andry Rajoelina, che stava per iniziare in tutto il paese la distribuzione gratuita per le persone più vulnerabili e la vendita a basso prezzo per tutti gli altri del COVID Organics, un preparato a base di artemisinina. Il presidente aveva specificato che si intendeva usare il farmaco dapprima nella profilassi, ma che incoraggianti osservazioni cliniche inducevano a sperare nella sua efficacia curativa.

Un decreto presidenziale stabiliva quindi l’assunzione obbligatoria del COVID Organics per tutti gli studenti. “Tutti gli studi e i test necessari sono stati condotti e la sua efficacia nel ridurre i sintomi è stata dimostrata nel trattamento dei pazienti con Covid-19 – aveva dichiarato il presidente – i profitti saranno donati al Malagasy Institute of Applied Research (produttore del farmaco) per finanziare la ricerca scientifica. Sono convinto che la storia ci dimostrerà che abbiamo ragione”.

All’epoca l’Oms aveva replicato chiedendo al governo malgascio di condurre una sperimentazione clinica del prodotto: “Vorremmo – dichiarava il 7 maggio il direttore regionale per l’Africa dell’Oms, Matshidiso Moeti, parlando al World Economic Forum – mettere in guardia la popolazione e raccomandare ai paesi di non adottare un prodotto che non è stato sottoposto ai dovuti test clinici di sicurezza ed efficacia”. A distanza di oltre un anno i dati sembrano dare ragione al presidente Rajoelina. Al 12 agosto 2021 in Madagascar i casi registrati sono 42.795 e 950 i morti, 33 per milione di abitanti. Sono davvero pochi anche mettendo in conto che manchino dei dati, non rilevati a causa delle carenze del sistema sanitario nazionale: in Africa i casi di Covid-19 sono 7.180.993, i morti sono 180.387 (in Italia, 128.305, 2.126 per milione di abitanti).

Molti africani, anche in altri paesi a quanto pare, hanno scelto di curarsi con il COVID Organics, senza aspettare l’approvazione dell’Oms. Forse ancora più numerosi sono quelli che ricorrono a due altri farmaci a base di erbe prodotti in Camerun: l’Elixir Covid e l’Adsak Covid, creati da monsignor Samuel Kleda, arcivescovo metropolita di Douala, la capitale del paese, noto esperto nell’uso di erbe medicinali. Monsignor Kleda aveva annunciato nell’aprile del 2020 di aver trovato una cura che poteva attenuare i sintomi del coronavirus: “Accogliamo persone con difficoltà respiratorie – spiegava in seguito, invitato a parlare alla televisione di Stato – e dopo 24 ore riprendono a respirare normalmente”.

Subito l’arcidiocesi di Douala ha aperto dei dispensari per distribuire gratuitamente i due trattamenti che all’estero costano 30 e 36 dollari. In un discorso alla nazione, il 19 maggio 2020, il presidente della repubblica Paul Biya ha ufficialmente approvato le medicine di monsignor Kleda. Visti i risultati, personalità politiche e uomini d’affari hanno avviato raccolte di fondi per consentirgli di produrre grandi quantità dei suoi medicinali. A giugno 2020 il ministro della sanità Malachie Manaouda e il primo ministro Joseph Ngute hanno incontrato monsignor Kleda e successivamente è stata organizzata una sua audizione in parlamento.

 “Abbiamo sconfitto il Covid-19 in Camerun” ha dichiarato monsignor Kleda durante una conferenza stampa indetta il 10 settembre 2020. A fine gennaio 2021 oltre 10mila camerunesi risultavano già curati con successo. I morti di coronavirus in Camerun sono 1.338, 49 per milione di abitanti.

Sconcertano l’inerzia, l’indifferenza dell’Oms nei confronti di quel che si è fatto – giusto o sbagliato che sia, compito dell’Oms verificare – in Madagascar e in Camerun. Fa riflettere anche il quasi totale silenzio in Italia, a tutti i livelli, salvo parlarne male: paesi devastati da malgoverno, da corruzione eretta a sistema eppure capaci di tentare rimedi, terapie… mentre il governo italiano avallava il protocollo ministeriale “tachipirina e vigile attesa”.

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