• ORA DI DOTTRINA / 21 - LA TRASCRIZIONE

L’oggetto della Carità - Il testo del video

Dio è il fine ultimo della Carità, così come è la sua stessa sorgente. In Dio stesso si amano gli altri tre oggetti della carità: il prossimo, noi stessi e il nostro corpo. La carità perfetta dunque tende a Dio e in Dio si allarga al suo prossimo.

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In questo percorso di dottrina stiamo trattando il Credo, nel suo primo articolo: Credo in Unum Deum ed il suo corrispettivo che è il Primo Comandamento. All’interno di questo, seguendo il Catechismo, abbiamo inserito il discorso sulle tre virtù teologali: la Fede, la Speranza e la Carità.

La lezione di oggi ha come tema l'OGGETTO DELLA CARITÀ, con riferimento alla quaestio 25 della Summa Theologiae.

Per ricollegarci e ricollocarci secondo gli incontri precedenti, ricapitoliamo quanto abbiamo visto:

1 - CHE COSA SIA LA CARITÀ, ovvero la sua essenza. E abbiamo visto che la carità è un fiume che scaturisce da Dio stesso, il quale decide di parteciparci la sua Vita. La carità ha dunque un'origine soprannaturale e una “natura” divina.

2 - Questa carità si riversa nell'uomo, in particolare nella sua volontà. IL SOGGETTO DELLA CARITÀ, dunque l'uomo, deve disporsi alla crescita della carità che è stata riversata in lui.

3 - Oggi affrontiamo il terzo aspetto, ovvero il FINE O OGGETTO DELLA CARITÀ, anch’Esso eminentemente soprannaturale.

- E ci domandiamo: questo fiume che scaturisce da Dio e che viene riversato nell'uomo dove va a finire? Dove sfocia? Dove è destinato?

Una prima risposta può essere questa: LA CARITÀ HA IL SUO FINE IN DIO E, IN DIO, ANCHE IN ALTRI.
In questa e nelle prossime lezioni approfondiremo questa risposta.
Nell'articolo 12 della quaestio 25, San Tommaso spiega che quattro sono le cose da amarsi con amore di carità: Dio, il prossimo, il nostro corpo e noi stessi.

San Tommaso, riportando un passo di Sant'Agostino, afferma:

"S. Agostino insegna: "Sono quattro le cose da amarsi: la prima che è sopra di noi", cioè Dio; "la seconda che siamo noi"; "la terza che è presso di noi", cioè il prossimo; "la quarta che è al disotto di noi", cioè il nostro corpo".

Poi continua:

"L'amicizia della carità si fonda, come abbiamo detto, sulla compartecipazione della beatitudine. Ora, in questa compartecipazione c'è una realtà che è da considerarsi come principio irradiatore della beatitudine, cioè Dio; ce n'è poi una seconda, la quale ne partecipa direttamente, vale a dire l'uomo o l'angelo; e ce n'è una terza a cui la beatitudine deriva per una certa ridondanza, ed è il corpo umano".

IL PRIMO: DIO.

- Dio è il fine ultimo della Carità, così come è la sua stessa sorgente.

Dio è il punto di arrivo della risposta della Carità dell'uomo. Più precisamente, nella prospettiva trinitaria, il Padre è il fine ultimo, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. Come Dio è il principio irradiatore della beatitudine e della Carità, così il cerchio si chiude esattamente nella sua stessa origine. Ed in Dio stesso si amano gli altri tre oggetti della carità: il prossimo, noi stessi e il nostro corpo.

- Nell'Articolo 3 della quaestio 27 san Tommaso spiega che con la carità DIO DEVE ESSERE AMATO PER SÈ STESSO.

- Nell'Articolo 4 invece san Tommaso si chiede se in questa vita si possa amare Dio senza intermediari e risponde:

"Perciò in base a questo si deve concludere che l'amore, il quale è un atto delle potenze appetitive, anche nello stato dei viatori, tende prima di tutto a Dio e da lui si estende alle altre cose: e quindi la carità ama Dio immediatamente, e le altre cose mediante Dio".

- Nell'Articolo 5 san Tommaso specifica che DIO DEVE ESSERE AMATO TOTALMENTE, laddove ovviamente l’avverbio "totalmente" è in relazione alla capacità dell'uomo di amare e non alla “misura” di Colui che si ama, ossia Dio.

- Nell'Articolo 8 invece san Tommaso si chiede se sia più meritorio amare il prossimo o amare Dio e nella risposta che dà, fa capire bene cosa si intenda con PRIORITÀ DELL'AMORE DI DIO.

"Considerando separatamente i due amori [quello di Dio e quello del prossimo, n.d.a.], allora non c'è dubbio che l'amore di Dio è più meritorio: infatti ad esso direttamente è dovuta la ricompensa, consistendo l'ultima mercede nella fruizione di Dio, verso il quale tende il moto dell'amore divino. [...]

Secondo, questo confronto si può intendere nel senso di un amore di Dio limitato al solo Dio, e di un amore del prossimo motivato dall'amore di Dio. E allora l'amore del prossimo include anche l'amore di Dio: mentre l'amore di Dio non include quello del prossimo. Quindi il confronto sarà tra l'amore perfetto di Dio, che abbraccia anche il prossimo, e l'amore di Dio inefficace e imperfetto: poiché "questo comandamento abbiamo da Dio, che chi ama Dio ami anche il proprio fratello". E in questo senso l'amore del prossimo è superiore".

La carità perfetta dunque tende a Dio e in Dio si allarga al suo prossimo; e non può essere diversamente, altrimenti non si tratta di carità. L’amore del prossimo, che Tommaso ritiene essere superiore, non è l’amore del prossimo senza Dio o addirittura contro Dio, ma in Dio. La carità proprio perché viene da Dio attrae a Dio e trascina, per così dire con sé, anche il prossimo.

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