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dieci milioni

Lo spreco dei vaccini rimasti "nel cassetto"

Si stima che in Europa ci siano più di 170 milioni di dosi inutilizzate, scadute o in scadenza, da buttare, di cui almeno 10 milioni in Italia. A circa 20 euro a dose, il costo di questo colossale errore di programmazione è presto fatto. Una cifra enorme per le casse dello Stato, uno spreco vergognoso.

Editoriali 12_06_2023

In questo periodo epidemiologicamente intermedio, tra la fine della pandemia Covid e in attesa del prossimo stato di emergenza, potrebbe essere molto utile fare quattro conti per capire quanto è costata alla comunità nazionale, ad ogni contribuente, tutto il baraccone emergenziale.

Non è ancora ufficialmente noto il numero di tamponi, ma si stima in diverse centinaia di milioni, con i relativi costi. A seguire le mascherine: dalla primavera del 2020 ad oggi ne sono state prodotte, acquistate, usate, buttate, consumate (alla faccia della sostenibilità ecologica) in Italia circa quattro miliardi di pezzi. Infine, la voce più significativa, anche alla luce dello spreco enorme che sta emergendo: i vaccini. Quante dosi sono state effettuate? I dati ufficiali parlano di circa 145 milioni di dosi praticate. In media ogni italiano ha fatto circa tre dosi, anche se da circa un anno il numero di persone che si sono rivolte ai centri vaccinali per la quarta e quinta dose (praticata quest’ultima prevalentemente nelle RSA) sono andate a diminuire drasticamente, fino ad arrivare quasi all’azzeramento. Evidentemente i cittadini italiani prima che la pandemia fosse dichiarata finita da Aifa e OMS si erano già accorti che il virus stava scomparendo, non faceva più paura, e che non era necessario ricorrere ad ulteriori dosi di richiamo vaccinale.

Tuttavia, la campagna acquisti della ditta Draghi-Speranza per tutto il 2022 aveva continuato a riempire i magazzini di milioni di dosi che sono rimaste inutilizzate, ma che sono già state pagate. Un bel regalo fatto a Pfizer e Moderna, visto che sono proprio i loro prodotti ad essere stati acquistati con grande generosità. Per la verità, non è solo un problema italiano quello dell’eccesso di acquisti dei vaccini, ma è la conseguenza degli accordi presi tra i CEO aziendali e la presidente dell’Unione Europea Ursula von der Leyen.

Si stima che in Europa ci siano più di 170 milioni di  dosi inutilizzate, scadute o in scadenza, da buttare. A queste bisogna aggiungere altre 60 milioni di dosi che erano state inviate in Africa, e quasi tutte scadute per vari motivi: dal mancato mantenimento della catena del freddo nel trasporto e la riallocazione nel Continente Nero, e per il  fatto che gli africani hanno dato una bassissima adesione alla campagna vaccinale. Per di più, le clausole capestro che hanno vincolato contrattualmente i Paesi dell’UE hanno fatto sì che essi anche nel corso di questo 2023, a epidemia finita e a magazzini stracolmi, continuassero a dover acquistare centinaia di milioni di dosi senza considerare l'andamento della pandemia e le eventuali nuove varianti, che tuttavia sono state prese in considerazione ancora una volta dagli organismi sanitari sovranazionali.

Negli scorsi giorni, infatti, l’Ema (ente europeo del farmaco) e il Centro europeo per il controllo delle malattie infettive hanno emanato le Linee guida per le campagne vaccinali Covid che prenderanno il via nell’autunno di quest’anno, che prevedono l’offerta di vaccini a diverse categorie di persone. Premesso doverosamente che “i  vaccini attualmente autorizzati continuano a essere efficaci nel prevenire l’ospedalizzazione, le malattie gravi e la morte dovuta a COVID-19. Tuttavia, la protezione contro il virus diminuisce nel tempo man mano che emergono nuove varianti SARS-CoV-2”. Per questo motivo l’EMA raccomanda alle aziende produttrici “di aggiornare i vaccini per colpire i ceppi XBB (un sottogruppo di Omicron), che sono diventati dominanti in Europa”.

Dominanti, ma con sintomatologie che raramente superano in gravità un raffreddore. Le aziende produttrici sono assolutamente pronte a soddisfare tale richiesta, e per l’ottobre saranno pronte milioni di nuove dosi di vaccino mRNA “aggiornate”. Pertanto, tutta la enorme quantità di dosi residue finirà nei rifiuti speciali. E si quantifica che siano in Italia almeno dieci milioni di dosi. Ad un costo di circa 20 euro la dose, il costo di questo colossale errore di programmazione è presto fatto. Una cifra enorme per le casse dello Stato, uno spreco vergognoso.

Lo stesso ministro Schillaci su questa faccenda è sembrato decisamente imbarazzato. "Lo spreco dei vaccini sarebbe difficile da far comprendere ai cittadini, anzi, rischierebbe di generare un senso di disaffezione nei confronti delle future campagne vaccinali", ha evidenziato il ministro. Tuttavia sembra non esserci soluzione: come fare a convincere dieci milioni di italiani a farsi fare una dose di vaccino che sostanzialmente era stato prodotto per le prime versioni del virus di Wuhan, quando ormai sono in arrivo nuovi prodotti aggiornati e che naturalmente saranno oggetto di una intensa campagna di propaganda?

Ormai questi miliardi sono stati definitivamente e inesorabilmente bruciati, o meglio sono nelle casse degli azionisti delle aziende che hanno beneficiato di contratti incredibilmente vantaggiosi per loro. Bisognerebbe appurare con quali criteri fosse stato deciso il fabbisogno vaccinale da acquistare. Un errore di dieci milioni di dosi, e di duecento milioni di euro, non è solo un errore di calcolo: è la manifesta dimostrazione di incompetenza, di approssimazione professionale, o peggio ancora di compiacenza verso il fornitore. Non è un errore: è un crimine. L’auspicio è che uno scandalo simile non si ripeta in futuro, e che i responsabili delle scriteriate regalìe fatte a Big Pharma rispondano in sede giudiziaria del loro operato.