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Lo scandalo dell'Incarnazione, di Vittorio Messori

La coincidenza di date e miti pagani con alcune date e feste cristiane hanno spinto alcuni a sostenere che il cristianesimo sia soltanto un mix di credenze di altre religioni e non frutto di una Rivelazione divina. È la supponenza di chi non capisce il significato dell'Incarnazione. 

Perché l’8 settembre la liturgia cattolica commemora la Natività di Maria? Sulle ragioni di questa data (tra le prime ad essere fissata), gli storici avanzano ipotesi che essi stessi definiscono «non risolutive».

In realtà, non molti sanno che solo di recente la ricerca archeologica ed etnografica ha stabilito come presso popoli lontani e diversi – dal Medio Oriente all’America centrale precolombiana – proprio l’8 di settembre fosse dedicato a una «Grande Madre del Cielo». Questo in base a particolari calcoli astronomici e relative speculazioni astrologiche legate alla Costellazione della Vergine.

Qualcuno, un tempo, si scandalizzava di questi paralleli pagani. Una disciplina apposita – detta «Storia comparata delle religioni» - andava alla ricerca di simili «coincidenze», per mostrare come la fede cristiana, e cattolica in particolare, non fosse che un melting-pot, un minestrone venuto non da una Rivelazione divina ma dalla distillazione di miti delle più diverse provenienze. Nella sottocultura dei semi-eruditi, càpita ancora di dover subire concioni sul cristianesimo come abusiva costruzione di materiali disparati. E non mancano ancora oggi dei teologi cristiani che si eccitano, esigendo «purificazione del cristianesimo dagli elementi paganeggianti che lo incrostano», e cose così.

Ma è la logica dell’Incarnazione a far sì che la fede nel Cristo non sia un meteorite piombato all’improvviso sulla terra. Il cristianesimo è storia della Salvezza, dunque è marcia attraverso varie tappe sino alla verità piena. È compimento, non negazione. E il Cristo è venuto «per completare, non per distruggere». Come proclamava Paolo sulla collina di Atene: «Quello che voi adorate senza conoscere, noi ve lo annunciamo». Proseguendo, l’Apostolo, col dire che unica è l’origine del genere umano; unica è dunque la nostalgia del Dio vero, così che tutti cercano Dio «per arrivare a trovarlo, andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno».

Per questo, non è di scandalo, ma semmai di conforto, scoprire che anche l’antico messicano o siriano l’8 settembre rivolgevano il ricordo e la preghiera a una Madre.

Del resto, la sete esiste perché, nel sistema del creato, esiste pure l’acqua. Perché questo non può valere a livello spirituale? Il bisogno universale e inesausto di essere «figli», di avere un Padre (ma anche una Madre); queste necessità che l’antropologo constata attraverso tutti i secoli, non fanno forse sospettare l’esistenza di una realtà che corrisponde all’attesa? Il cristiano crede che la sua sia la risposta giusta ed esaustiva a questa ricerca «a tentoni».

L’8 settembre dell’azteco (come il 25 dicembre del pagano, e altre date ancora) era incompleto; ma rispondeva a un bisogno cui il vangelo ha dato la risposta definitiva.

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