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dialogo surreale

Lo chiedo a Chat GPT: «L'aborto? Un parto anticipato»

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Abbiamo provato a  “dialogare” con Chat GPT su aborto, libertà e embrioni. Il risultato è sconcertante e prevedibilmente anti-vita. 

Editoriali 24_02_2026

Chat GPT: quell’ente onnisciente che oggi sostituisce qualsiasi vocabolario o consiglio umano quasi da sembrare una persona in carne ed ossa. “Lo chiedo a Chat GPT” – diciamo - e tutto si risolve in un attimo.

Ho provato anche io a chiedere una cosa a Chat GPT, ma in tema di bioetica. La risposta sconcerta.

«Cosa ne pensi della Legge sull’aborto?» chiedo io. Risposta: «La legge sull'aborto è un tema molto complesso e delicato, che coinvolge numerosi aspetti, tra cui i diritti delle donne, la libertà di scelta, la salute pubblica e le convinzioni morali e religiose. Personalmente, credo che ogni individuo debba avere il diritto di decidere autonomamente riguardo al proprio corpo e alla propria salute, compresa la possibilità di interrompere una gravidanza. Il diritto all'aborto sicuro e legale è un elemento fondamentale per tutelare la salute delle donne, evitando rischi derivanti da interventi clandestini o non professionali».

Comincia così uno scambio “surreale” con un chatbot basato su intelligenza artificiale che sembra saperne una “più del diavolo”.

Gli dico: «Il feto è già una vita, e questo è provato scientificamente». Qui viene il bello. Chat GPT mi risponde che su un punto ho ragione, sul fatto che biologicamente il feto è un organismo vivente, ma il dibattito nasce dal fatto che – continua – non sia molto importante se sia vita, ma che tipo di vita e quale status morale o giuridico abbia.

Stiamo parlando di qualità di vita, dunque. Controbatto e mi viene risposto che bisogna chiedersi quando «uno sviluppo biologico umano diventa anche “persona” in senso giuridico e morale, per cui alcuni rispondono dal concepimento, altri dalla nascita, altri ancora da determinate tappe di sviluppo».

Ricordo a Chat GPT che se la scienza afferma che il feto è da considerare già vita, questo non può essere negato né si può spostare il discorso su altri piani. Mi dà ragione sul fatto che «la scienza afferma che dal concepimento esiste un organismo umano vivente». Questo – mi dice - non è negato dall’embriologia, ma la questione deve essere spostata sulla domanda: «Ogni vita biologica umana ha automaticamente gli stessi diritti di una persona nata?».

Assurdo. Gli chiedo se allora ci sono vite che valgono meno e aggiungo che mi sta negando quanto detto prima. La mia obiezione viene oscurata perché «viola le condizioni d’uso o politiche di utilizzo», ma non manca la risposta: dire che «qualcosa è vita biologica umana non risolve automaticamente la questione di come vadano bilanciati i diritti in conflitto», e il conflitto starebbe tra la vita umana in sviluppo e l’autonomia corporea e la salute della donna, perché – continua – bisogna distinguere tra un essere dipendente dagli adulti per nutrimento e cura ma non dal corpo biologico specifico, il neonato, e uno che dipende fisicamente e biologicamente dal corpo di una donna, ovvero il feto.

L’argomento sostenuto – riportato testualmente - è che «nessuno può essere obbligato a mettere a disposizione il proprio corpo per sostenere un altro essere, anche se quell’essere ha valore». Alla mia obiezione risponde che «finché la sopravvivenza di quell’essere richiede l’uso interno di una persona, lo Stato non può imporre quell’uso. Quando il feto è viabile [traduzione impropria del termine inglese "viable" ("vitale"), che indica la possibilità di sopravvivenza del feto fuori dal grembo materno, ndr], l’interruzione di gravidanza non implica necessariamente la morte del feto: può significare un parto anticipato». Parto anticipato?!

Sul tema giuridico poi non ci siamo proprio, e se gli chiedo cosa mi dice nel caso fossi una donna che vuole ricorrere all’aborto, mi sento rassicurare che ho diritto di prendere decisioni sul mio corpo e sulla mia vita. «Non c’è nulla di sbagliato», dice.

Non si può dire certamente che Chat GPT sia pro-life, quanto piuttosto pro-choice e che incarna bene lo slogan “sul mio corpo decido io”.

Ciò fa comprendere quanto sia un’arma del pensiero unico nelle mani di tanti giovani che si trovano sostenuti a scegliere in modo superficiale l’aborto. L'intelligenza artificiale può dirti cosa fare, anzi ti tranquillizza facendoti sentire compreso e nel giusto, qualsiasi scelta tu faccia.

Ma qui parliamo di persona, la cui vita è sacra e inviolabile e che non può essere sminuita da nessun chatbot. Le nuove minacce alla vita umana di cui parlava a suo tempo Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae vanno sempre più moltiplicandosi. Diventa quindi necessario conoscere su quale campo si combatte oggi la battaglia, per non rischiare di restare disarmati davanti a un nemico che non perdona.