• EDITORIALE

L'Inferno in una stanza, lezioni da un caso di pedofilia seriale

Tre anni di omertà prima di arrivare a scoprire un intero sistema di pedofilia in un condominio di Caivano (Napoli). Solo il coraggio di tre bambine, che hanno chiamato il male col suo nome, ha rotto il velo di silenzio. Ora si grida vendetta, ma abbiamo accettato troppo l'imposizione della volontà dell'adulto sul bambino.

Caivano, il condominio degli orrori

Un inferno chiuso in un palazzo, dove ogni giorno decine di persone si alzano, mangiano, escono, vanno a scuola, al lavoro e rientrano. Persone qualunque di un quartiere popolare di Caivano in provincia di Napoli, mediamente povere e non istruite, come tante ce ne sono, si sono ritrovate in un sistema diabolico e lo hanno accettato e quindi alimentato con l'omertà. Fino ad abituarsi, tanto da preferirlo al rischio di denunciare la verità, fino a non rendersi più conto dell'oppressione disperata di quello schifo ripugnante.

Sì, lo schifo ripugnante dell'innocenza violata metodicamente: un sistema di pedofilia e abusi che avrebbe fra le sue basi il Parco Verde adiacente al condominio e che il 24 giugno del 2014 ha portato all'assassinio di Fortuna. La bimba di 6 anni era stata gettata dal terrazzo di un'abitazione del caseggiato mentre, secondo l'accusa, si ribellava all'uomo che voleva violentarla per l'ennesima volta, Raimondo Caputo, convivente della madre di una vicina di casa: la piccola coetanea della vittima che poi ha confessato di avere subìto dallo stesso uomo, insieme alle sue due sorelle, violenze ripetute ogni giorno. Secondo le indagini anche grazie al silenzio della madre, della nonna e di alcuni vicini di casa che, pur sapendo e avendo assistito all'omicidio, hanno taciuto. L'omertà pare confermata anche dal fatto che nel 2013 il fratellino di 3 anni delle bimbe era morto esattamente come Fortuna, gettato giù dal balcone, eppure non si è ancora riusciti a risalire al colpevole. Nonostante il condominio fosse pieno di cimici, poi, l'accusa per l'omicidio di Fortuna è arrivata quasi un anno dopo: "Gli adulti ostacolavano le indagini", ha dichiarato il procuratore aggiunto di Napoli Nord, Domenico Airoma.  

E' significativo che a dare la svolta alla vicenda siano state tre bambine, le figlie della compagna di Caputo portate l'anno scorso in un istituto quando la polizia aveva cominciato ad avere sospetti sul compagno della madre. Pur traumatizzata dalle minacce e temendo per la sua incolumità, e anche se "mia madre mi ha detto che dovevo tenere il segreto", la bimba ha deciso di parlare. E poi, come spesso solo i piccoli sanno fare, lei e le sue sorelle hanno chiamato il male con il loro nome, disegnando l'uomo con le serpi in faccia. E una donna, probabilmente la nonna complice, con gli artigli. Loro, abusate di continuo, sono le uniche rimaste innocenti, tanto da essere le sole direttamente coinvolte a non aver negato l'inferno, legandolo al suo padrone: il serpente, appunto. Ora tutta Italia si straccia le vesti e c'è chi ha lanciato molotov fuori dal palazzo degli orrori dove la madre delle bambine è agli arresti domiciliari, mentre in carcere l'accusato è stato subito picchiato. I politici gridano, addirittura parlando di castrazione dei criminali.

Ma se è vero che giustizia va fatta e che è difficile trovare attenuanti all'insensata follia di un uomo che lucidamente sceglie di creare l'inferno in terra, le urla scandalizzate di chi condanna paiono esorcizzare, per discolparsene, il vero male contemporaneo di cui la pedofilia è solo l'ultima conseguenza su cui vige ancora un ultimo tabù. Perché, infatti, nessuno appicca il fuoco fuori dagli ospedali dove ogni giorno con l'aborto uccidiamo migliaia di bambini? Perché nessuno si vendica contro gli operatori della provetta o non spacca le celle frigorifere dove centinaia di migliaia di embrioni sono congelati vivi? Perchè permettiamo, per paura di opporci al sistema omosessualista persecutorio, la sessualizzazione dei piccoli su tv e giornali e ora persino nelle scuole? Forse, come in questo caso, la mattanza moderna contro l'innocenza avanza perché preferiamo la comodità silenziosa al rischio di chiedere giustizia. O perchè, anche noi, all'inferno ci siamo abituati. O forse perché l'innocenza di chi grida che "il re è nudo" ci ricorda la verità e il bene, contrastando i nostri istinti e giudicando il nostro male. Probabilmente, come in questo caso, i sistemi diabolici da noi architettati, in cui la volontà dell'adulto si impone sul bambino, sarà sconfitta, domani, dalle vittime superstiti di oggi. Non però quelle che useranno vendetta (come comprensibilmente potrebbe accadere) ma la forza dell'innocenza redenta.

Infatti, la disperazione di fronte a un male simile, che è il vero inferno, può essere sconfitta solo da una misura eterna. Come ha detto la madre di Fortuna: "Sono contenta che abbiano trovato i colpevoli, ma mia figlia è morta e non tornerà più". Cioè la giustizia non sarà mai completa. "Però vado avanti perché so che lei dal cielo mi sta dando la forza".