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L'incubo terrorista torna a scuotere la Città Santa

Due esplosioni in mezz'ora causano la morte di un sedicenne e venti feriti a Gerusalemme. L'estrema destra chiede la linea dura e l'ambasciatore britannico conferma la vicinanza a Israele, mentre Hamas al contrario dice che «l'occupazione sionista paga il prezzo per i suoi crimini». In tutta l'area è caccia ai jihadisti.

Un morto e venti feriti, molti dei quali in condizioni critiche, a causa di due esplosioni, a distanza di poco meno di mezz'ora, una dall’altra a Gerusalemme. La prima, all'ingresso occidentale della città, la seconda, ad un incrocio a nord della Città Santa. Entrambe alle fermate dell'autobus. Secondo le autorità, gli ordigni, sistemati in una borsa di plastica di color nero, sono stati abbandonati vicino alle fermate dei mezzi pubblici e fatti esplodere a distanza utilizzando dei cellulari.

Quanti siano gli attentatori non è dato ancora sapere: il commissario di polizia Kobi Shabtai parla di uno o anche due terroristi. «Tutti i servizi di intelligence si stanno concentrando su questo problema», ha detto. Ma finora nessuna rivendicazione è stata fatta. La prima esplosione è avvenuta all'ingresso principale di Gerusalemme, a Givat Shaul, poco dopo le sette del mattino, ora di punta dei pendolari, provocando la morte di un ragazzo, ferite gravi ad una seconda persona e il ferimento di altre cinque, tutti trasportati negli ospedali di Shaare Zedek e Hadassah sul Mount Scopus. La strada è stata chiusa immediatamente e riaperta solo dopo alcune ore.

La vittima si chiamava Aryeh Shtsupak. Aveva appena 16 anni. Rimasto gravemente ferito è stato portato urgentemente all'ospedale, ma è morto durante il trasferimento. Frequentava la scuola yeshiva del quartiere Har Nof di Gerusalemme, istituto nel quale si studia principalmente la Torah e il Talmud. Era alla fermata dell'autobus con un suo compagno, che è rimasto gravemente ferito e assieme ad altre persone. Secondo l'emittente pubblica Kan, Shtsupak aveva la cittadinanza canadese. La rappresentanza del Canada si è espressa tramite un twitt, condannando «fermamente gli abominevoli attacchi terroristici di questa mattina a Gerusalemme».

Ferita anche Naomi Pilichowski, figlia di Uri Pilichowski, americano-israeliano, editorialista del Jerusalem Post e di Aliza Pilichowski, sindaco di Mitzpe Yericho, un insediamento religioso ebraico situato nel deserto della Giudea. Naomi era alla fermata dell'autobus diretta a Beit Shemesh, dove attualmente sta svolgendo il servizio militare.

La seconda esplosione è avvenuta poco dopo le 7.30, all'incrocio di Ramot, un altro ingresso principale di Gerusalemme, dove sono state coinvolte cinque persone. Altri cittadini, per la maggior parte pendolari, hanno fatto ricorso alle cure mediche dopo essere stati aiutati da automobilisti di passaggio.

 «La città è pronta, e non permetteremo a nessuno che venga creato quel clima di paura che costringe i cittadini a rimanere chiusi in casa» ha detto, il sindaco di Gerusalemme, Moshe Lion.  Itamar Ben-Gvir, parlamentare di estrema destra di Otzma Yehudit (Potere ebraico), che dovrebbe essere nominato responsabile del Ministero per la sicurezza, nel futuro governo guidato da Benjamin Netanyahu, ha chiesto la pena di morte per gli aggressori. «È ora di adottare la linea dura contro i terroristi», ha twittato. L'ambasciatore britannico in Israele, Neil Wigan, si è detto sconvolto per gli attacchi terroristici e ha espresso «le più sentite condoglianze alle persone colpite, alle loro famiglie e ai loro amici. Il Regno Unito sta con Israele contro il terrorismo».

Naturalmente di tenore diverso la dichiarazione del portavoce di Hamas, Abd Latif al-Kanou, che ha accolto con favore gli attacchi: «L'occupazione sionista sta oggi pagando il prezzo per i suoi crimini, per l'aggressione contro il nostro popolo e l'occupazione della moschea di Al-Aqsa. Abbiamo, in più di un'occasione, chiesto al Governo israeliano di porre fine all'occupazione e di bloccare i coloni. Il nostro popolo non può rimanere in silenzio di fronte a tutto questo, l'indignazione esploderà e si diffonderà in tutta la regione».

Ma non è tutto. Tiran Fero, un giovane druso di 18 anni, era ricoverato nell'ospedale di Jenin, città alle porte di Ramallah, quando un commando di uomini armati della jihad islamica ieri mattina l'ha prelevato dal nosocomio. Fero viveva nella città a maggioranza drusa di Daliyat al-Karmel, nel distretto di Haifa, dove frequentava la locale scuola. Un alto funzionario palestinese ha dichiarato che il giovane è stato prelevato perché sospettato di essere un soldato druso-israeliano sotto copertura.

Nel frattempo, le forze di sicurezza israeliane hanno chiuso i valichi di Jalamah e Salem nel nord della Cisgiordania. Chiusura che avrà un impatto economico negativo per Jenin. «La speranza è che venga restituito alla sua famiglia in Israele il prima possibile, come misura umanitaria» ha detto il portavoce dell'Esercito israeliano. Intanto le forze speciali dell’esercito stanno setacciando l’area alla ricerca dei terroristi della Jihad islamica.

 

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