Liguria, la deriva dell'Ordine degli psicologi
Oggi a Genova si sta tenendo un convegno organizzato dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Liguria dal titolo Percorsi di affermazione e identità transgender: clinica, deontologia e rete territoriale.
Leggiamo qualche titolo degli interventi proposti: Declinare le identità trans: inquadramento nosografico e percorsi di affermazione; Identità non binarie e l'importanza del setting affermativo; L'iter legale nel percorso di transizione; Bloccanti della pubertà (GnRHa): evidenze, clinica e superamento dei pregiudizi.
Nella locandina poi possiamo leggere: «Nonostante l'evoluzione dei modelli clinici persiste un divario formativo legato ad approcci obsoleti o involontariamente patologizzanti. Il rischio di incorrere in micro-aggressioni comunicative o in malpratica deontologica all'interno del setting clinico è spesso l'esito di una parziale conoscenza dei nuovi inquadramenti nosografici (come il passaggio della varianza di genere nell'ICD-11 all'interno della cornice della salute sessuale) e dei modelli di Gender Affirming Care».
Appare evidente la deriva ideologica dell’Ordine ligure, il quale infatti partecipò lo scorso giugno al Liguria Pride. Promuovere la “transizione” sessuale è oggi più antiscientifico che mai, tenuto conto delle numerose evidenze scientifiche che depongono contro la pratica della “affermazione” della condizione di disagio che vive il paziente (qui diamo conto del danno peggiore provocato dal percorso di “transizione”: il suicidio).

