a cura di Anna Bono
  • Emigranti irregolari

Liberati in Libia 600 emigranti detenuti nei centri governativi

 

Il 30 ottobre la sede dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni in Libia ha annunciato che dal centro di detenzione governativo di Abu Salim, a Tripoli, sono stati rilasciati 600 emigranti. Alla notizia, l’Oim ha protestato che il rilascio di emigranti dovrebbe essere fatto in maniera coordinata, pensando alla loro sicurezza. Invece – riferisce – quelli liberati il 30 ottobre sono per strada abbandonati a se stessi. Il capo della Oim in Libia, Federico Scola, ha dichiarato: “l’Organizzazione internazionale per le migrazioni rinnova la sua urgente richiesta per porre fine alla detenzione arbitraria in Libia in modo graduale e ordinato, garantendo la sicurezza di tutti i detenuti” e provvedendo all’adozione di “soluzioni alternative urgenti”. Secondo l’Oim 47.000 emigranti vulnerabili dal 2015 hanno usufruito del programma di rimpatrio volontario assistito. Dall’inizio del 2019 oltre 7.200 emigranti hanno lasciato la Libia. Nello stesso periodo 6.200 emigranti sono stati salvati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia dove una parte è stata messa in detenzione e una parte è stata liberata. Giunge notizia inoltre che un altro gruppo di 120 emigranti, il terzo, raggiungerà nel mese di ottobre il Rwanda dove grazie all’accordo raggiunto tra Unhcr, Unione Africana e governo ruandese verranno ospitati in un centro allestito per loro in attesa di definirne lo status. Il 30 ottobre l’agenzia Onu ha rinnovato un appello alla comunità internazionale affinchè metta a disposizione le risorse finanziarie necessarie a realizzare il progetto. Un’ulteriore notizia riguarda un gruppo di oltre 200 emigranti che sarebbero usciti anche loro il 28 ottobre dal centro di detenzione di Abu Salim dopo aver protestato per il trattamento ricevuto nella struttura. Gli emigranti che hanno raggiunto un vicino centro di raccolta dell’Unhcr in cerca di aiuto, portando con sé anche alcuni compagni ammalati, hanno detto che dall’inizio dell’anno non hanno ricevuto cibo e acqua a sufficienza e che i malati non hanno ricevuto assistenza medica. Lo scorso luglio l’Unhcr ha sollecitato la chiusura di tutti i centri di detenzione degli emigranti in Libia sostenendo che non erano adatti a ospitarli e descrivendone le condizioni come “terribili”.