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L'ex presidente Uribe mette in guardia dai terroristi rossi

Il processo di pace in Colombia è durato appena due settimane. Dopodiché le Farc, i terroristi rossi che si finanziano con il narcotraffico, hanno ripreso le ostilità. L'ex presidente colombiano Alvaro Uribe risponde alle nostre domande sulla minaccia ideologica costituita dai narco-terroristi.

Alvaro Uribe

“Sono felice di questa notizia”. È stata la prima frase pronunciata da Papa Francesco quando, sul volo papale verso l’Armenia, i giornalisti accreditati hanno chiesto dell’accordo di pace definitivo fra il ?governo??? di Juan Manuel Santos e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), gruppo di guerriglia marxista. “Mi auguro – aggiunge – che i paesi che hanno lavorato all’accordo ora lo blindino, in modo che non si possa mai tornare, né da dentro né da fuori, a uno stato di guerra”, ha aggiunto il pontefice.

Invece la pace in Colombia sembra ancora lontana. Due settimane dopo l’accordo firmato a L’Avana, sono scoppiati nuovi combattimenti tra le Farc e le forze armate del governo. E la sera di lunedì scorso, l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN, secondo gruppo guerrigliero del paese) ha perfino attaccato la città di Fortul nella regione di Arauca, molto vicino al confine con il Venezuela. “Tutti i giorni c’è violenza in Colombia. E ora vogliono garantire impunità alle Farc”, ha avvertito l’ex presidente della Colombia Alvaro Uribe Vélez, durante una riunione privata con i giornalisti, organizzata dall’Osservatorio Mediatrends America a Roma.

Alvaro Uribe Velez è venuto in Italia per mettere in guardia Papa Francesco sui rischi di continuare con la trattativa che sta seguendo da vicino la Santa Sede. “Sono un politico militante, ma un cattolico rispettoso”, ha detto per glissare sull’incontro con il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Ma quali sono le preoccupazioni dell’ex presidente della Colombia? La Nuova BQ presenta una radiografia di cosa succede nel paese sudamericano, raccontata da una delle voci più autorevoli della sua storia politica recente.

Cosa sono le Farc? “È il gruppo narcoterrorista più grande del mondo, è il cartello della cocaina più grande del mondo”, ha affermato Uribe e ha sottolineato che “in Colombia non esiste un’insurrezione civile armata contro una dittatura militare, in Colombia abbiamo un narcoterrorismo contro lo Stato di Diritto di un paese democratico. Ma con questi accordi il governo colombiano ha accettato che il traffico di droga sia un reato politico. Quindi non ci sarà pena detentiva per loro, nemmeno l'estradizione. Inoltre gli concede legittimità politica totale”. 

Impunità: il governo zoppica di fronte al terrorismo. “Questa impunità che danno alle Farc genererà nuovi tipi di violenza. Oltre al traffico di droga si sono macchiati di reati quali massacri, rapimenti, reclutamento di bambini, stupro di ragazze, l'attacco di aeri civili e ambulanze: tutti i crimini contro l'umanità, crimini che violano la Convenzione di Ginevra. Secondo gli accordi, saranno indagati per questi reati, processati e condannati, ma se riconoscono le loro colpe non andranno in galera. Peraltro, si pongono sullo stesso piano le Farc e le nostre forze armate. Dopo, l'ELN pretenderà lo stesso trattamento”. 

Un disarmo solo apparente. Lo scorso 23 giugno “il governo ha annunciato il programma di disarmo delle Farc, ma nessuno ha l'inventario delle loro armi. Le Farc rappresentano il terzo gruppo terroristico più ricco al mondo, finanziato dal traffico di droga, il sequestro e l’estorsione. Negli accordi non viene richiesto un centesimo per compensare le vittime, con questi soldi potrebbero ricostituire qualsiasi arsenale”. 

Il referendum è una trappola. “Hanno deciso di indire un referendum, con una sola domanda: se i colombiani vogliono o no la pace. I colombiani vogliono votare per la pace, ma non per l'impunità. Facendo questa unica domanda i colombiani saranno costretti a dire sì o no. Se il governo perde il referendum non sarà perché i colombiani vogliono la guerra, sarà perché vogliono accordi di pace con un contenuto diverso”. 

La Colombia è di nuovo il primo produttore di cocaina del mondo. “Questo governo ha portato di nuovo la Colombia al primo posto dei paesi produttori di cocaina, il narcotraffico sta martirizzandoci di nuovo”. L'ex presidente Uribe ha anche denunciato che, a causa della compiacenza del governo di Santos con i cartelli del narcotraffico, le coltivazioni di droga sono aumentate del 36% quest'anno, raggiungendo i 159 mila ettari. 

Il governo del Venezuela minaccia la stabilità dell’America Latina. “Macrì è una speranza, il Venezuela è un’angoscia, la Colombia una grande preoccupazione. È una preoccupazione che l'attuale presidente sia stato la voce più critica contro la dittatura del Venezuela e che oggi faccia parte del club dei governi che approvano tutti gli atti di tirannia del governo venezuelano”. Alvaro Uribe Vélez ha anche messo in evidenza la necessità di un’azione internazionale più energica in merito alla situazione venezuelana: “Gli Stati americani, attraverso l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), devono votare e attivare la Carta Democratica contro la dittatura di Nicolas Maduro. È necessario che il mondo democratico sostenga l'opposizione democratica del Venezuela, in modo che ci sia il referendum contro Nicolas Maduro quest'anno. Secondo il suo parere, il dialogo che cerca di riannodare José Luis Rodríguez Zapatero, ex primo ministro spagnolo socialista, la “tirannia” del Venezuela tenta superare la crisi e aggrapparsi ancora di più al potere. “Questa tirannia non solo ha distrutto il Venezuela, è anche un protettore del narcoterrorismo in Colombia”, ha avvertito. 

Le Farc sono simpatizzanti del “chavismo” e potrebbero trasformarsi in un pericolo per la democrazia della Colombia. “Durante il mio governo ho dovuto resistere contro Hugo Chávez, quindi provo panico per il rischio che la Colombia possa seguire questa strada. Chávez aveva sempre nascosto le sue tendenze socialiste, marxiste e castriste. Il gruppo narco-terrorista Farc invece confessa apertamente la sua simpatia per il Socialismo del XXI Secolo (vale a dire l’ideologia “chavista”) e il governo della Colombia gli apre la strada… Sento una enorme preoccupazione”.

Senza giustizia non avremo pace in Colombia. “Mio padre è stato ucciso dalle Farc, durante un tentativo di sequestro. Mio fratello è stato gravemente ferito, la mia famiglia ha sofferto molto. Tuttavia, dopo l'assassinio di mio padre, ho partecipato senza alcun rancore nella commissione di pace proposta dall’ex presidente Belisario Betancur. La vita mi ha insegnato che la giustizia è necessaria, si vogliamo avere una vera pace e la riconciliazione tra i colombiani. Però i capi delle Farc non si pentono. Purtroppo senza giustizia, senza pentimento, e premiando il terrorismo, soltanto semineranno più terrorismo in Colombia”.