• IL DUELLO

L'Europa risponda alla sfida di Putin

La crisi ucraina è nata come una sfida di Putin agli interessi dell'Unione Europea e ai valori dell'Europa. Il presidente russo lancia un'Opa sui partiti e i movimenti che vogliono sfasciare l'integrazione. L'Ue deve reagire, senza attendere gli Usa.

Gli "omini verdi" russi in Crimea

Se l’Ucraina crolla o viene smembrata sotto il peso della Russia, a soccombere sarà anche l’Europa. E non si parla tanto dell’Unione Europea e delle sue istituzioni burocratiche e della sua moneta unica, quanto di Europa come identità e sistema di valori. Può sembrare un’affermazione esagerata, ma sono i fatti e le dinamiche del conflitto politico ucraino a testimoniarlo.

Prima di tutto non si deve dimenticare la genesi della crisi ucraina. Fino all’ottobre del 2013, a Kiev c’era un governo pro-russo e un presidente filo-moscovita Viktor Yanukovich, che aveva promesso comunque al suo popolo un processo sicuro di integrazione nel mercato europeo, attraverso la firma di un Accordo di Associazione. È stato l’intervento a gamba tesa del presidente russo Vladimir Putin a indurre, praticamente costringere, Yanukovich a ritirarsi dall’Accordo, all’ultimo minuto e senza preavviso. Lo scopo di Putin era quello di sottrarre l’Ucraina all’Europa centrale e occidentale, per integrarla nel suo progetto di Unione Euroasiatica. Putin ha lanciato una sfida aperta all’Europa, pensando di ottenere un successo facile. Quel che il presidente russo non aveva previsto, in un momento di debolezza dell’Ue, era la risposta di parte dell’opinione pubblica ucraina. Dopo la repressione durissima dei primi oppositori che manifestavano contro la mancata firma dell’Accordo di Associazione, è partito l’effetto a catena. La penetrazione russa in Ucraina e il suo sostegno a chi vuole dividere il Paese in regioni etniche, altro non è che un nuovo tentativo di rovesciare l’ordine nato da quella rivoluzione.

Si può dire che la rivoluzione del Maidan sia nata nel nome delle istituzioni dell’Ue? No. È scoppiata, come le rivoluzioni del 1989, per sostenere i valori dell’Europa, il suo modello di vita e il suo esempio. A torto o a ragione, i ribelli del Maidan vedono in noi, in questa parte del Vecchio continente, un modello di governo della legge, libertà dalla corruzione e dai soprusi della polizia, in cui è la persona al centro e lo Stato è al suo servizio, contro un sistema ancora post-sovietico in cui la persona è al servizio dello Stato. Ma gli europei occidentali come stanno rispondendo? L’Ue ha riconosciuto il governo provvisorio di Kiev e promette aiuti economici multi-miliardari. Ma non è un caso che, in questa fase di pre-guerra in Ucraina, si senta sempre parlare di Usa e Russia in tutti i negoziati: la voce europea è flebile, quando non del tutto assente.

A comprendere perfettamente le dimensioni di questa sfida sono, paradossalmente, solo i movimenti e i partiti che ritengono l’Europa un progetto fallito o perduto, quando non del tutto nemico, la cui intenzione non è quella di riformare, ma di sfasciare l’Unione. È su queste forze che Putin sta puntando le sue carte politiche, tessendo una rete di relazioni con Alba Dorata in Grecia, con Jobbik in Ungheria, con la Lega Nord in Italia, con l’Fpo in Austria, il Vlaams Belang in Belgio, il Partito della Libertà in Olanda e soprattutto il Fronte Nazionale in Francia. Un partito il cui ideologo Ludovic de Danne, ora parla esplicitamente di lotta all’integrazione europea e di rinascita del Vecchio Continente attraverso un’Europa delle Patrie, da Lisbona a Vladivostok, fondata sui valori nazionalisti invece che sull’integrazione.

A tirare una forte spallata all’identità del Vecchio Continente è stata l’Unione Europea stessa, per decenni, cancellando ogni accenno ai valori cristiani comuni e soprattutto conducendo politiche che non hanno mai rispettato le tradizioni nazionali, apparendo come una lontana e fastidiosa burocrazia, incapace di affrontare la crisi economica di molti suoi Paesi membri. Adesso chi cerca un’identità la trova, estremizzata, in partiti nazionalisti, come quelli elencati sopra. O addirittura in un leader estraneo all’Europa e dichiaratamente suo avversario, Vladimir Putin. La cui ideologia mischia la nostalgia dell’ex Urss con alcuni dei valori tradizionali cristiani, la voglia di rivalsa di una Russia frustrata con sogni espansionistici come quelli vagheggiati dall’ideologo eurasista Aleksandr Dugin, che vorrebbe nuovo impero da Vladivostok a Lisbona (non Europa delle patrie, come de Danne, ma un impero sotto Mosca).

Se Putin impone la sua agenda, l’Europa si sfascia. Non è una metafora, ma una realtà prossima ventura. Il primo appuntamento importante è il 25 maggio. Che è, non casualmente, la data delle elezioni per il Parlamento europeo e quella delle elezioni generali in Ucraina.