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catechesi

Leone XIV: il dovere di trasmettere la fede integralmente

Durante l'udienza generale dedicata alla Dei Verbum il Papa espone il legame tra Scrittura e Tradizione e indica il «deposito» della Parola di Dio come una stella polare da custodire «nella sua integrità». 

Borgo Pio 29_01_2026
LaPresse (AP Photo/Andrew Medichini)

Il cristianesimo è «una realtà viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore»: Leone XIV fa riferimento a Lo sviluppo della dottrina cristiana di san John Henry Newman nell'udienza generale del 28 gennaio, dedicata alla costituzione dogmatica Dei Verbum del Vaticano II e in particolare al tema Un solo sacro deposito. Il rapporto tra Scrittura e TradizioneUna realtà dinamica che si arricchisce rimane sempre la stessa, da custodire integralmente e trasmettere fedelmente. Perché quel «sacro deposito» non è un fardello ma «una stella polare».

Innanzitutto il legame tra Scrittura e Tradizione deriva dal fatto che «ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine» (qui il Papa cita letteralmente la Dei Verbum). Niente dicotomia tra l'una e l'altra, poiché «la Tradizione ecclesiale si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio» e a sua volta (citando un motto dei Padri della Chiesa), «"la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali", cioè nel testo sacro». Ancora una volta viene in aiuto sant'Agostino: «uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi». Grazie a questo risuonare nei secoli «la Parola di Dio non è fossilizzata ma è una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione» (e qui si sfatano due miti: quello che accusa la Tradizione di "fossilizzare" e quello del sola Scriptura che confonde il cristianesimo con una "religione del Libro").

Delle tre parole chiave – Scrittura, Tradizione, deposito – la terza è oggi la più sconosciuta benché provenga dalla bocca di san Paolo, che esorta Timoteo a «custodire il deposito che ti è stato affidato». Esso consiste – chiarisce ancora la Dei Verbum – nella Scrittura e nella Tradizione: «un solo deposito» interpretato dal «magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo». Il Papa canonista sottolinea che «“deposito” è un termine che, nella sua matrice originaria, è di natura giuridica e impone al depositario il dovere di conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto». Quello stesso "deposito" menzionato da Paolo «è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza».