Leone e la liturgia: sana tradizione e legittimo progresso
Seconda "puntata" su Sacrosanctum Concilium nella serie di udienze dedicate ai testi conciliari. Il Papa espone lo sviluppo organico della liturgia e raccomanda fedeltà e rispetto nella celebrazione dei divini misteri.
Seconda "puntata" sulla costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium nell'ambito della serie di catechesi del mercoledì dedicate ai documenti del Vaticano II. Dopo aver esposto nella catechesi precedente l'intreccio reciproco tra dimensione rituale e dimensione interiore, mercoledì 27 maggio la riflessione del Papa è incentrata su tradizione e sviluppo nella liturgia.
Leone XIV esordisce citando la Mediator Dei, l'enciclica liturgica di Pio XII che definisce la Chiesa «organismo vivente» ed è in continuità con questo principio che il Vaticano II affronta il tema della liturgia, anche sulla scia del Movimento Liturgico, maturando «la convinzione, espressa in seguito da san Giovanni Paolo II, che "esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa"».
La direzione indicata dal Vaticano II era: «conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso» (cosa non sempre poi verificatasi, aggiungiamo, nell'applicazione concreta della riforma liturgica e anche nella mens con cui troppo spesso viene vissuta e celebrata). Le due dimensioni non si contrappongono, anzi, citando Benedetto XVI, «la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce».
È in vista di un «progresso radicato nell’autentica Tradizione», come avvenuto «costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo», che i padri conciliari hanno «raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a "una vera e accertata utilità della Chiesa", sia sempre compiuta "con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti"».
Leone XIV riprende l'invito del magistero conciliare «a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa» ed esorta «tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri (...) a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale».


