• IL CONVEGNO A ROMA

L'educazione dei figli alle famiglie e non allo Stato

Con la banale scusa di aiutare le famiglie, a Sinistra qualcuno ha ipotizzato di rendere bbligatoria anche la frequenza agli asili nido (0-3 anni). Si sta profilando l’idea che il pupo non appartiene alla famiglia, ma direttamente allo Stato, il quale si deve far carico della sua educazione fin da subito. Il convegno a Roma.

Caro direttore,
lo statalismo non muore, anche se può cambiare forma secondo i tempi e le mode. Ne abbiamo avuto un esempio in questi giorni, per un fatto, a dire il vero, passato quasi sotto silenzio. Solo La Verità lo ha giudicato severamente. Si tratta di questo.

Con la banale scusa di aiutare le famiglie, a sinistra qualcuno ha ipotizzato che si debba rendere obbligatoria anche la frequenza agli asili nido (0-3 anni). Il tema è stato ripreso alla Leopolda dal liberal (nel senso sorosiano del termine) Renzi, che vorrebbe rendere obbligatoria la frequenza almeno alla scuola materna, “anche per quelle famiglie che non lavorano”. Insomma, si sta profilando l’idea che il pupo non appartiene alla famiglia, ma direttamente allo Stato, il quale si deve far carico della sua educazione fin da subito (a partire da quanti mesi?), perché non si sa mai che la famiglia lo educhi con criteri diversi da quelli del potere imperante.

A Renzi riuscirebbe un’operazione che non riuscì neppure a Mussolini: fin da zero anni inquadrare statalisticamente i piccoli che sono riusciti a nascere e magari vestirli allo stesso modo, come tanti piccoli scout. Tutti costoro dimenticano che la nostra Costituzione prevede il DIRITTO all’educazione SOLO in capo ai genitori e cioè alla famiglia (art. 30) Nessun altro ha il diritto ad “educare”, neppure lo Stato, che, invece, ha il “dovere” di assicurare che tutti i cittadini abbiano una adeguata “istruzione”. Fino ad ora il MIUR parla di istruzione e non di educazione, per fortuna. Sottrarre l’educazione alla famiglia fin dai primi mesi del figlio, sarebbe un pesante attacco alle prerogative della famiglia ed alla nostra Costituzione.

A questo punto, si pone il vero problema, che, vista l’aria che tira, occorre risolvere con la maggiore urgenza possibile. Ed il problema è questo: come assicurare alla famiglia il diritto alla libera scelta educativa? Pregiudizi ideologicamente provinciali hanno impedito, fino ad ora in Italia, di affrontare laicamente il problema. Ma è ora di superare questi pregiudizi, anche perché la libertà di educare è la prima libertà da tutelare. Senza di essa, tutte le altre “libertà” non avrebbero senso.

Fortunatamente, qualcosa si sta muovendo. Per esempio, giovedì 14 novembre, a Roma, si terrà un importante e significativo seminario di studio intitolato “Autonomia, parità e libertà di scelta in Italia e in Europa”, promosso da USMI e CISM. Ad esso parteciperanno la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il Presidente della CEI Card. Gualtiero Bassetti, ai cui interventi seguirà un largo dibattito, che sarà concluso da Suor Monia Alfieri che i tuoi lettori - caro direttore - conoscono già, essendo firma di questo giornale. Tutti gli interessati sono invitati a partecipare. 

Sarà un’ottima occasione per verificare se anche in Italia si può finalmente dare applicazione al “costo standard per allievo”, che permetterebbe ad ogni famiglia di spendere tale “costo” nella struttura educativa che meglio rispecchia la propria preoccupazione. Tale strumento sarebbe il mezzo più adeguato per permettere a ciascun genitore di operare la scelta più voluta per il bene del figlio, dando così applicazione a quanto previsto  dalla Costituzione agli articoli 30 e 31. Ad applicazione compiuta, non vi sarebbe alcun costo aggiuntivo per lo Stato, che distribuirebbe la stessa spesa in modo più liberale, cioè più consono al volere dei cittadini. Sono cosciente che il cammino qui accennato potrebbe non essere breve: l’importane è cominciare a parlarne senza ulteriori esitazioni, magari coinvolgendo quelle istituzioni che già ora, in base alle proprie competenze, potrebbero muovere dei passi nella direzione indicata: mi riferisco alle Regioni.

Insomma, è auspicabile che si prenda coscienza che senza libertà di educazione si diventa schiavi del potere (che oggi è particolarmente forte anche finanziariamente, vedasi Soros). Si tratta di una grande battaglia laica, che dovrebbe interessare, innanzi tutto, i genitori ed i nonni. Questi ultimi hanno conquistato la libertà per tutti: ora tocca a noi estenderla  al compito fondamentale della famiglia, anche contro la tendenze stataliste, fondamentalmente antilibertarie, che stanno riemergendo in modo sempre più inquietante.