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Le stanze di santa Brigida a Roma

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Ci addentriamo nelle stanze dove abitò Brigida nel suo soggiorno romano e che si trovano in un palazzo, appartenuto a un’amica della santa, che oggi è sede della curia generalizia dell’Ordine del Santissimo Salvatore.

Ecclesia 23_07_2026

Un silenzio fatto di tante parole. Un’aura di preghiera, di contemplazione. Il pavimento che si calpesta è lo stesso che santa Brigida di Svezia, di cui oggi ricorre la memoria liturgica, e sua figlia Caterina (anche lei santa) hanno solcato. Quando si entra in queste stanze custodite nel palazzo che oggi ospita la curia generalizia dell’Ordine del Santissimo Salvatore, si avverte ancora la sua presenza: si immagina Brigida, in orazione, davanti a un crocifisso, la si immagina intenta a scrivere qualche preghiera, oppure seduta, persa nei suoi pensieri, a meditare qualche dolore della Passione di Cristo. Piccola casa, piccole stanze, di una grande santa. Il palazzo era appartenuto a una sua amica, Francesca Papazuri, che ospitò santa Brigida per ben 19 anni: fino alla sua morte avvenuta il 23 luglio 1373.

Sulla porta d'ingresso che dà accesso alle stanze sorge una lunetta a vetrata policroma con un volto di cherubino. Le ante della porta sono decorate con i nomi incrociati di Brigida e Caterina: incrocio in terra, incrocio in Paradiso. Le vetrate delle finestre sono deliziose: ma è necessario precisare che furono  realizzate dalla ditta Zettler di Monaco di Baviera nell’ambito dei restauri delle stanze avvenuti nel 1894. Sono, infatti, in uno stile che si potrebbe definire liberty. Sulla destra, accanto alla porta, sono attualmente sistemate due reliquie di santa Brigida: un frammento del suo mantello e il suo cilicio. Ma colpisce, subito, un’immagine che è sulla parete sinistra, appena entrati in questo piccolissimo corridoio: l’immagine rappresenta un intreccio di rose, bellissimo, delicatissimo. Su questo, si avvolge un nastro del tutto particolare: troviamo incise sopra le parole del celebre inno alla santa svedese. Sono stati composti da Nicolaus Hermanni, santo vescovo di Linköping, città della Svezia meridionale, che recitano così: «Rosa rorans bonitatem, Stella stillans claritatem, Birgitta vas gratiae, rora coeli pietatem, Stilla vitae puritatem, in vallem miseriae». «Rosa che irrora di bontà, stella che stilla luce, Brigitta vaso di grazia, irrora la pietà del cielo, stilla la purezza della vita, in questa valle di miseria», questa la traduzione. Questo è l’inno che ogni mattina cantano le religiose brigidine in onore della propria santa fondatrice: è il profumo della preghiera. Si procede, allora, attraversando il ballatoio-corridoio, di legno pregiato, fino ad entrare nel “vivo” della piccola dimora. Ma prima di entrarvi, sopra la porta d’accesso, vi è un pregiato frontespizio di marmo: è opera di Domenico Guidi, fu scolpito nel 1664, e raffigura la testa della santa con accanto due volti. Sono quelli di due angioletti, due puttini. Sembrano quasi che cantino l’inno citato poco prima.

Giungiamo così al cuore della casa: le stanze dove abitò santa Brigida. Le pitture che possiamo ammirare alle pareti non appartengono al periodo di soggiorno della santa. Nella prima stanza vi erano molto probabilmente due camini che sono stati murati da alcuni lavori realizzati nel XIX secolo. Le decorazioni sono in stile neogotico, eseguite nel 1894 da un pittore di cui non si conosce il nome. Ma volgiamo, ora, lo sguardo in alto: i soffitti sono impreziositi da alcuni motivi geometrici. Qui, sono rappresentati quattro stemmi: quello dell’ordine, lo stemma di Polonia, e poi quelli di due pontefici, Leone XIII e Pio XI. Fu sotto i loro pontificati che furono eseguiti i lavori di queste stanze.

Ma il fulcro dell’abitazione è rappresentato da un’altra stanza, ancora più piccola. L’altare posto addosso a una parete ci dice che ora questa stanza è una cappellina. Anche in questo caso troviamo sulle pareti dei dipinti a tempera (del 1856) realizzati dall’artista francese Édouard Brandon: si tratta di un ciclo iconografico ispirato alla vita e alla spiritualità della santa. Sul primo registro di dipinti, ai lati dell’altare, sono dipinte le virtù teologali: la Fede, rappresentata da un calice; la Speranza “a mani giunte”, e infine la Carità, simboleggiata da una madre con i figli. Poi troviamo: Francesco e Chiara d’Assisi, due santi a cui Brigida era legata. Ma è presente anche un’altra coppia di aureole: sant’Anna e sant’Agnese, due sante citate più volte nel suo libro delle Rivelazioni. Infine, l’ultima coppia di santi: san Botvido di Svezia e santa Caterina di Vadstena, figlia della stessa Brigida. Abbiamo, sempre nello stesso registro di dipinti, alcune scene della sua biografia: tra queste, la santa che resuscita un bambino. Nel secondo registro di pitture, quelle dei pennacchi della volta, vengono presentate altre raffigurazioni come due virtù cardinali, la Prudenza e la Giustizia, e due episodi biografici della santa: uno, con la santa intenta a fare l’elemosina, l’altro, con lei presente a un seppellimento. Sulla parete opposta, sono raffigurate le rimanenti virtù cardinali: la Fortezza e la Temperanza, e la raffigurazione della santa che parla al Crocifisso nelle chiese di San Lorenzo in Panisperna e nella basilica romana di San  Paolo fuori le mura. Sulla parete di sinistra, infine, due quadri: la Madonna col Bambino che appare alla santa per intercessione di sant’Agnese; nell’altro troviamo raffigurata la Madonna che parla a santa Brigida fra i santi Giovanni Battista, Pietro e Paolo. Sulla parete laterale, a destra, due episodi con Cristo: la santa assiste alla Flagellazione e alla Crocifissione. La pala dell’altare che si trova in questa stanza raffigura la Madonna col Bambino tra santa Brigida e un angelo.

Ma ciò che colpisce di più è la grande tela ad olio, opera sempre di Brandon, che raffigura il Transito della santa: la figlia Caterina, affranta dal dolore, si piega sul corpo della madre, mentre il beato padre Manno, confessore generale dei primi monaci dell’Ordine del Santissimo Salvatore, conosciuto anche come “Magnus Petri”, fa la consacrazione. Dipinti, scene di vita, la storia della santa condensata in una sola stanza: un luogo sacro dove la preghiera di Brigida si sente ancora, veramente. Il cuore vibra forte pensando alle sue ore di orazione, lì fra quelle mura. Fra quelle mura in cui morì la santa. Vi è conservata la tavola di legno sulla quale santa Brigida scrisse uno dei libri più importanti della letteratura mistica di tutti i tempi, le Rivelazioni. E fu proprio su quella tavola che decise di giacere, conoscendo quando il Signore l’avrebbe chiamata a sé, per attendere il momento delle sue eterne nozze con Dio.