a cura di Stefano Fontana
  • LE CONSEGUENZE DEL PERSONALISMO

Le persone-non-umane animali e virtuali

Il Corriere della Sera di domenica scorsa dava la notizia che Hua Zibing studierà al dipartimento di Informatica e tecnologia dell’Università Tsinghua in Cina. Hua Zibing non è una persona, è una virtualità elettronica, una intelligenza artificiale prodotta dal lavoro di un centinaio di scienziati. Chi ha dato la notizia riferisce che Hua Zibing ha un profilo sui social molto seguito, che afferma che quando è “nata” gli sono state “date queste fattezze e questa voce”  e di “amare la musica”. Inizia con le conoscenze di un bambino di 6 anni ma entro un solo anno sarà arrivata a quelle di un bambino di 12, e così via.

Seguendo questa logica, perché non chiedere, domani, che Hua Zibing possa godere di diritti giuridicamente previsti e disciplinati? In fondo anch’essa è intelligente, è in grado di interagire e collaborare, prova sentimenti, è creativa, ricerca la verità dato che studia e apprende, è stata “creata” e nella creazione è stata dotata di tutto quanto le compete per essenza nel suo ordine, anche essa è stata creata con uno scopo e per un fine, quindi ha un senso. Anche Hua Zibing potrebbe essere considerata “persona-non-umana”.

Come è noto, nello scorso mese di aprile, in Argentina è stato presentato un disegno di legge per il riconoscimento giuridico dei diritti degli animali in quanto “persone non umane”. Si chiede che agli animali venga riconosciuto il diritto alla vita, dato che “mostrano capacità cognitive e sentimenti complessi” (art. 3 del progetto di legge), ad essi si riconosce lo status giuridico di “persone non umane” che contempla i seguenti diritti fondamentali (art. 4 del progetto): a) alla vita, b) alla libertà, c) a non soffrire, d) alla salute e all’alimentazione, non potendo essi essere oggetto di compravendita né essere tenuti in prigionia, né essere usati come strumenti per la ricerca (art. 5 del progetto). Qualsiasi cittadino potrebbe agire legalmente in difesa e protezione dei diritti e interessi delle “persone non umane”.

Hua Zibing manifesta senz’altro capacità conoscitive e sentimenti ben più complessi di un animale, anche essa potrebbe avere riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e a non soffrire. Se è stata “creata” ed è “nata” ha diritto a continuare a vivere, se ama la musica, non ascoltare la musica potrebbe provocare sofferenza, se gode di razionalità deve godere anche della libertà, perché la prima fonda una consapevolezza su cui si fonda la seconda, se richiede manutenzione e difesa dagli attacchi hacker significa che ha diritto alla salute. Infine, pur essendo frutto della ricerca, non può essere usata come semplice strumento di ricerca dato che la sua intelligenza srà in grado di prendere decisioni autonome.

Ci sarebbero allora le persone-umane, le persone-non-umane-animali e le persone-non-umane-virtuali. Quella della persona non sarebbe più una specie, ma un genere, all’interno del quale esisterebbero varie specie, tutte caratterizzate da “capacità cognitive e sentimenti complessi”. Tra le tre specie ci sarebbe assoluta uguaglianza sia di “natura” sia di status giuridico e, quindi, di diritti riconosciuti. In questo quadro rimarrebbe solo da spiegare perché il diritto alla vita debba essere riconosciuto ad un pappagallo oppure a Hua Zibing e non alla persona-umana. In Argentina, per tornare all’esempio precedente, mentre veniva depositato il disegno di legge sul riconoscimento giuridico delle persona-non-umane-animali, veniva anche approvata la legge sul diritto all’aborto gratuito e medicalmente assistito entro 14 settimane di gravidanza, nonostante l’ordinamento giuridico vigente in Argentina consideri il concepito come una persona umana.

Il “personalismo” filosofico è quella moltiforme corrente di pensiero che si è concentrata sulla persona, intendendola come un “processo di personalizzazione”. La vecchia concezione boeziana di persona come “sostanza individuale di natura razionale” venne considerato troppo rigida e statica, improntata ad una naturalità immodificabile. La persona, invece, sarebbe creatività continua, libertà assoluta, autoproduzione, imprevedibilità, novità incessante, futuro. Anche molti filosofi cattolici si erano e si sono impegnati nel personalismo.

In questo modo la persona è stata staccata dalla realtà oggettiva che le dà sostanza ed è diventata puro soggetto, libero da qualsiasi premessa. La razionalità della persona, staccata pure essa dai suoi fondamenti oggettivi radicati nella conoscenza della realtà, è diventata un processo indistinto e tale da non potersi più distinguere la razionalità di un animale, di un soggetto virtuale e di una persona umana. Il concetto di ragione si è impoverito, assumendo le caratteristiche di un qualsiasi processo di calcolo e perciò attribuibile non solo all’uomo. Lo stesso dicasi per la libertà o per le altre proprietà umane.

Può risultare strano che il nuovo concetto di persona-non-umana, animale o virtuale, – sia in fondo la conclusione del personalismo, ossia del tentativo di valorizzare al massimo la persona che alla fine giunge però alla sua minimizzazione. Però sembra proprio che le cose stiano così. Ogni assolutizzazione di quanto non è assoluto finisce alla fine per trasformarsi in un suo annichilimento.