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L'avanzata degli arabi cristiani

Come dicevano le previsioni della vigilia, Benjamin Netanyahu ha ottenuto la maggioranza per guidare il Paese, ma non ha trionfato. Il vincitore "morale", secondo la stampa, è il centrista Yair Lapid del partito laico di Yesh Atid. Buona la rappresentanza ottenuta dai cristiani.

Elezioni in Israele

Le ultime elezioni israeliane hanno confermato – in parte – le previsioni dei giorni precedenti al voto. Benjamin Netanyahu ha ottenuto la maggioranza per guidare il Paese, ma non ha trionfato, come tutti si aspettavano.
La stampa ebraica identifica il vincitore “morale” nel centrista Yair Lapid, del partito laico di Yesh Atid. Anche il leader dei coloni Naftali Bennet ha ottenuto solo 11 seggi (contro i 15 pronosticati alla vigilia) ed è facilmente immaginabile che il centro sinistra avrà più voce in capitolo nel governo dei prossimi quattro anni.

Gli arabi cristiani dello stato ebraico non hanno mai tifato per il centro-destra guidato dal Primo Ministro con il suo falco Avigdor Lieberman, e nel corso degli anni hanno maturato una crescente sfiducia per l’intera classe politica.
Lo spettro dell’astensionismo è tornato così a farsi vivo ed è forse per questo che nei giorni scorsi il patriarca emerito di Gerusalemme mons. Michael Sabbah ha lanciato un accorato appello a tutti i cristani di Terra Santa: “invito tutti a votare – ha detto mons. Sabbah – i cristiani non possono tirarsi indietro in un momento così cruciale per il Paese”. E complice forse la paura di un governo più sbilanciato a destra che ancorato al centro, tanti arabi sono andati a votare.
Il 60% di loro si è recato alle urne: un buon risultato rispetto al 50% delle scorse elezioni, ma siamo ancora ben lontani dal 70, ovvero la media del voto storico arabo.

“A prescindere dall’affluenza – commenta il Presidente dei Media Cattolici in Terra Santa Wadie Abunassar – è necessario segnalare alcuni elementi di disagio presenti all’interno degli elettori cristiani”. Per Abunassar la sfiducia nella classe politica deriva da una “costante delusione dei politici arabi alla Knesset, e da una cinica convinzione che l’attuale situazione di stallo non possa cambiare”.
In linea con la tradizione, il voto dei cristiani è rimasto spostato a sinistra: il 60% degli arabi cristiani ha sostenuto il partito comunista “Hadash”, mentre il restante 40% si è diviso tra “Balad” (Alleanza Nazionale Democratica) e la “Lista Arabi Uniti”, quest’ultima a carattere islamista che non annovera tra le sue schiere candidati cristiani.
Alcune eccezioni si trovano in chi ha scelto “il voto utile” e ha preferito dirigersi sul centro, anche se la maggioranza si è orientata tra le liste che contenevano politici cristiani.

Da questo punto di vista, la vera novità della tornata sta proprio nella rappresentanza ottenuta dai cristiani: tra le poltrone della Knesset ha infatti da sempre seduto un solo politico, ed è con sorpresa che l’opposizione accoglierà – visti i risultati – anche il secondo rappresentante.
Hanna Sweid, classe 1955, originario della Galilea, è stato eletto nel partito comunista di “Hadash”, mentre Basel Ghatas, un imprenditore di successo originario di Rama (nel nord d’Israele), tra le fila di “Balad”. Anche a loro i cristiani potranno chiedere tutte le esigenze che da sempre accomunano questo elettorato molto compatto: innanzitutto una totale uguaglianza tra cittadini arabi e israeliani; poi l’avvio di un giusto processo di pace che spinga una volta e per tutte alla soluzione del conflitto arabo-israeliano; e, da ultimo, una trasparenza dei politici che incentivi una passione per la tutta la società e non un cinico risentimento o una sfiducia.

Queste sono le sfide che la nuova classe politica dovrà affrontare nei prossimi quattro anni di governo. Saranno i fatti – se ci saranno – a smentire chi dice di aver votato – e ce ne sono tanti – per “il male minore”.