a cura di Riccardo Cascioli
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L’Argentina ha legalizzato l’aborto

Alla fine di una discussione durata 12 ore, il 30 dicembre con 38 voti a favore, 29 contrari e una astensione il Senato argentino ha approvato la legge che autorizza l’aborto fino alla 14 settimana della gravidanza e non prevede limiti in caso di stupro e se la vita della madre è in pericolo, le due condizioni alle quali finora era consentito. La legge era già stata approvata dalla Camera all’inizio di dicembre. I sostenitori dell’aborto libero hanno lottato anni per arrivare a questo risultato. Due anni fa il Senato aveva votato di stretta misura contro la proposta di legalizzazione. Il presidente Alberto Férnandez, eletto lo scorso anno a dicembre, aveva incluso la riproposta della legge tra i punti della sua campagna elettorale. “Oggi siamo una società migliore – ha scritto su Twitteril presidente – che amplia i diritti delle donne e garantisce la salute pubblica”. Migliaia di sostenitori della Campagna per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito con indosso i loro “fazzoletti verdi” che erano convenuti nelle ore precendenti nella piazza del Parlamento a Buenos Aires hanno festeggiato all’annuncio. Anche in altri stati del continente gli attivisti hanno festeggiato. I paesi del Sudamerica hanno alcune delle leggi più restrittive in materia di aborto. Ad averlo legalizzato senza limiti sono soltanto, oltre adesso all’Argentina, Uruguay, Cuba, Guyana e Città del Messico (non il resto dello stato); è del tutto proibito in Salvador, Nicaragua, Honduras, Haiti e Repubblica Dominicana; e nel resto del continente è permesso ma solo in casi specifici. I sostenitori della legalizzazione sperano che l’esempio dell’Argentina induca altri paesi a seguirne l’esempio.