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L'aggressività della Cina infiamma l'Asia-Pacifico

Le esercitazioni militari di Pechino nel Mar Cinese meridionale sono l’ennesima provocazione che fa salire alta la tensione nella regione. Gli arcipelaghi nella zona sono contesi da altri 5 stati e coinvolgono anche Stati Uniti e Giappone. E per agosto è già annunciata un’altra prova di forza ai danni di Taiwan.

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Unità della marina cinese in esercitazione

Il Pentagono ha espresso preoccupazione per le esercitazioni militari cinesi in corso dal 1° al 5 luglio al largo delle Isole Paracel, arcipelago conteso nel Mar Cinese Meridionale. Il dipartimento della Difesa Usa ha riferito che le manovre "destabilizzeranno ulteriormente" la regione nella zona rivendicata da molti Paesi rivieraschi ma dominata da una sempre più aggressiva presenza militare navale di Pechino.

Numerosi arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale sono al centro di annose contese con Taiwan, Vietnam, Malesia, Brunei e Filippine. L'Amministrazione per la sicurezza marittima (Msa) della provincia Cinese di Hainan ha annunciato l'esercitazione navale vietando il traffico navale nell'area durante il periodo delle manovre militari. "Sembra che verranno effettuate manovre di sicurezza che potrebbero essere un modo per dimostrare agli altri Paesi del Sud-est asiatico che la Cina può effettuare operazioni sulle isole", ha commentato Bryan Clark, esperto dell'Hudson Institute di Washington. L'isola di Woody è il principale centro delle Paracel, arcipelago conteso tra Vietnam, Taiwan e Cina.

Effettuare esercitazioni militari nel Mar Cinese Meridionale rientra nella sovranità della Cina. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Cinese, Zhao Lijian, rispondendo alle preoccupazioni espresse da Washington, che ha anche accusato la Cina di "militarizzare" il Mar Cinese Meridionale. Zhao ha rimarcato la posizione di Pechino secondo cui le isole Paracel sono territorio della Repubblica Popolare. "Alcuni Paesi al di fuori della regione viaggiano spesso per migliaia di miglia nel Mar Cinese Meridionale per impegnarsi in attività militari su larga scala e mostrare il loro potere, che è la ragione fondamentale che influenza la stabilità nel Mar Cinese Meridionale", ha affermato Zhao riferendosi alla Flotta USA del Pacifico che effettua spesso crociere militari tese a dimostrare la “libertà di navigazione” in quelle acque.

La Us Navy ha schierato nei pressi dell’area delle esercitazioni cinesi due portaerei con i rispettivi gruppi navali da combattimento: la USS Ronald Reagan e la USS Nimitz effettuano da ieri esercitazioni militari contemporanee a quelle della Marina Cinese. "Gli Stati Uniti sono d'accordo con i loro amici del Sud-est asiatico: le esercitazioni della Repubblica popolare cinese in aree contese del Mar cinese meridionale sono da considerarsi una provocazione. Noi ci opponiamo alle rivendicazioni territoriali di Pechino” ha twittato il segretario di Stato Mike Pompeo. 

La Cina reclama la propria sovranità su quasi il 90% del Mar Cinese meridionale, dove ha occupato e militarizzato numerosi atolli e banchi corallini e il 27 giugno, i leader Asean (Associazione dei Paesi del sud-est Asiatico) hanno criticato Pechino affermando l’importanza della libertà di navigazione e sorvolo nella regione e la preoccupazione per le “appropriazioni territoriali, le attività di sviluppo e i seri incidenti” attuati dai cinesi nelle acque contestate. Pechino ha risposto all’Asean dicendosi disponibile a riprendere i negoziati per la definizione di un codice di condotta per il Mar Cinese meridionale, ma senza indicare una data precisa. In aggiunta alle esercitazioni in corso, la Cina ne ha annunciate altre in agosto nei pressi delle isole Dongsha (Pratas), controllate da Taiwan e situate 450 chilometri a Sud dell’isola-Stato. Per rafforzare le difese di questi atolli, presidiati solo da unità della guardia costiera taiwanese, il governo di Taipei ha disposto l’invio di un reparto di marines, ufficialmente per “addestramento”.

Il deputato repubblicano Mike Gallagher ha presentato alla Camera dei rappresentanti un disegno di legge chiamato Taiwan Defense Act (TDA) tesa ad assicurare che gli USA rispondano agli obblighi previsti dal Taiwan Relations Act (TRA) del 1979 a fronte delle crescenti minacce militari cinesi nell'area. La legge del 1979, approvata dopo che Washington aveva stabilito relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, aveva lo scopo di assicurare il proseguimento delle strette relazioni politiche ed economiche tra gli Stati Uniti e Taiwan ma, pur includendo l’impegno impegno americano a fornire armi e supporto all’alleato asiatico, non garantiva automaticamente l’intervento militare di Washington in caso di attacco militare cinese a Taipei. “La libertà di Taiwan è di interesse vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e il Taiwan Defense Act aiuta a garantire che i nostri militari abbiano le capacità per eludere ogni tentativo della Cina di annettere Taiwan con la forza", ha dichiarato Gallagher. Il disegno di legge è stato introdotto il primo luglio, lo stesso giorno in cui la Cina ha dato inizio all’'esercitazione navale anche se ormai da mesi si susseguono le violazioni dello spazio aereo e delle acque di Taiwan da parte delle forze aeree e navali di Pechino.

Il senatore Josh Hawley aveva presentato una legge identica al Senato il 10 giugno scorso paventando il rischio che il Partito comunista domini la regione se gli sarà permesso di prendere il controllo di Taiwan. La Marina Usa conduce regolarmente missioni per affermare la libertà di navigazione nel Mar Cinese meridionale, in quello orientale e nello Stretto di Taiwan.

Anche l’Australia si è detta preoccupata per l’attivismo militare di Pechino nella regione “Indo-Pacifica”. Canberra ha annunciato che spenderà 186 miliardi di dollari (165 miliardi di euro) nei prossimi 10 anni per la Difesa, un incremento del 40% rispetto allo stanziamento decennale precedente, che consentirà anche l’acquisto dei missili antinave a lungi raggio statunitensi.

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