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a di martedi'

L'affronto di Bella Ciao nel giorno del Ricordo

L'affronto di Floris, Tosca e Bersani: intellettuali e politici di regime che il giorno dopo il Giorno del Ricordo cantano Bella Ciao, il canto dei partigiani comunisti italiani, che nel '45 stavano con Tito. L'ennesima offesa ai 250mila italiani esuli per colpa di Tito. E ai 5000 infoibati. 

Fuori schema 12_02_2020

Cantereste Faccetta nera nel Giorno della Memoria? No, perché anche solo l'idea fa rabbrividire. Però si può cantare Bella ciao all'indomani del Giorno del Ricordo. Il parallelo è lo stesso perché i nostri partigiani comunisti, che hanno successivamente eletto a loro canto simbolo della Resistenza proprio l'inno resuscitato dalla Sinistra in crisi di identità, erano quelli che stavano con i titini che hanno massacrato tra i 3000 e i 5000 italiani e costretto all'esilio 250 mila connazionali. I partigiani italiani sono quelli che non hanno mai condannato lo sversamento di latte per i bambini esuli giuliano dalmati; E sono gli stessi che aizzarono i comunisti che si opposero a far fermare il treno degli esuli a Bologna che dovette poi proseguire per Parma. Bella ciao non serve al Ricordo (sì, con la maiuscola) di quella tragedia, anzi aizza contro memorie spezzate dal dolore. E rinfocola i risentimenti di una dramma mai sopito. A Di Martedì, con il canto di Bella Ciao da parte di Tosca, fresca di Festival di Sanremo, e sotto lo sguardo partecipato e commosso di Bersani, Giovanni Floris ha offeso la memoria di migliaia di italiani. Uccisi due volte: dalla ferocia comunista prima, e adesso dagli intellettuali di regime.