• IL LIBRO

La vita è un bicchiere, tra il buon bere e la sete vera

Tutti passano la prima parte della propria vita riempiendo il proprio bicchiere («ricevendo da genitori, insegnanti educatori…»). Crescendo, alle «entrate» si affiancano le «uscite». Il segreto sta nel trovare il giusto equilibrio. Ecco l’ultimo libro dello psicologo Roberto Marchesini «La vita è un bicchiere. Discorsi sulla vita, il lavoro e il buon bere».

Qual è il legame tra la birra, il vino, i superalcolici e la psicologia? La domanda sorge spontanea nel leggere il titolo dell’ultimo libro del prolifico psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini: La vita è un bicchiere (Sugarco edizioni). Forse si tratta di un libro sulla dipendenza da alcol? Non è così, come s’intuisce dal sottotitolo: Discorsi sulla vita, il lavoro e il buon bere.

Per cercare di afferrare il contenuto nella sua interezza non resta dunque altra soluzione che addentrarsi nella lettura e, arrivati al secondo capitolo, si comprende che Marchesini ha deciso di fare leva sulla figura retorica della metafora per regalare ai lettori un affascinante itinerario che, tra intermezzi pregiati costituiti da boccali di birra, calici di vino e ballon di distillati, propone un’agile lettura dell’immensità dell’animo umano e della sete (… di Dio!) che, volenti o nolenti, accomuna sia gli intenditori del buon bere, sia gli astemi più incalliti. La vita è un bicchiere, afferma infatti l’autore. Ed è un bicchiere che è importante rimanga sempre sufficientemente pieno, in un delicato intreccio tra ordine ed equilibrio: ordine tra le “entrate”, che hanno il delicato compito di rifornire il bicchiere, e che è importante rimangano esclusivamente tali, e le “uscite”, che anch'esse è importante non vengano caricate dell’onere delle “entrate”; ed equilibrio, in quanto le “entrate” e le “uscite” devono essere proporzionate tra loro, per evitare che vi sia un eccesso di liquido, piuttosto che un difetto, all’interno del bicchiere.

Entrando quindi in medias res, e avendo sempre come faro di riferimento del proprio argomentare l’antropologia tomista, Marchesini illustra come tutti gli esseri umani passino la prima parte della vita riempiendo il proprio bicchiere, «ricevendo da genitori, insegnanti educatori… non è egoismo», afferma, «è naturale». Crescendo ed entrando nel mondo adulto, alle “entrate” si affiancano le “uscite”… e qui iniziano sovente i problemi, perché nella società odierna è facile che le persone affidino alle “uscite” l’errato compito di essere delle “entrate”, delle fonti cui attingere per non rimanere “a secco”.

Si prenda ad esempio la famiglia, che Marchesini cataloga appunto come una “uscita”. Perché tanta gente oggi si separa? «Esattamente perché», scrive, «considera il matrimonio come una entrata; o al massimo una partita doppia, nella quale le voci “dare” e “avere” devono almeno essere pari. Ma, dopo qualche tempo, scopre che è più quello che dà di quello che riceve; ed ecco la crisi. Basterebbe ricordarsi che il matrimonio è un’uscita, non un’entrata; e tutto tornerebbe a posto». Un’analisi, questa, pressoché in antitesi rispetto alla mentalità odierna, e in quanto tale probabilmente percepita come dura, ma che ha come fine ultimo quello di aiutare i singoli, appunto nell’ottica di una visione integrale della persona, a mettere ordine nelle varie sfaccettature della vita… e avvicinarsi così alla felicità. Infatti, sottolinea ancora l’autore, se ad alcuni un discorso simile può sembrare troppo votato al sacrificio, o al dare senza ricevere nulla in cambio, è perché si è sempre più sbiadita la concezione, tipicamente cattolica e in sé paradossale, che vi è molta più felicità nel dare che nel ricevere.

Dopo aver approfondito le uscite, la trattazione volge quindi sulle entrate, assolutamente necessarie e importanti per mantenere il liquido del proprio personale bicchiere in bilanciato equilibrio. Anche qui, le indicazioni fornite da Marchesini sono apparentemente semplici, dettate dal buonsenso, ma non scontate o banali nel realizzarsi, soprattutto nel contesto sociale odierno: che ruolo deve rivestire l’amicizia nella vita di ognuno? Quanto è importante avere degli interessi? La spiritualità è una componente utile al vivere? Sono solo alcune domande che fungono da suggestioni rispetto all’itinerario portato avanti nel libro.

Approfondito dunque che la vita è un bicchiere, nel finale un interrogativo resta (volutamente) aperto alla riflessione di ognuno: cos’è questo liquido che riceviamo dalle entrate e che spendiamo con le uscite?

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