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La vergogna dell'apartheid contro gli insegnanti non vaccinati

L'anno scolastico volge al termine ma deve restare vivo lo sdegno per le misure punitive e umilianti che il governo mantiene contro gli insegnanti che non si sono vaccinati. E che avranno un effetto diseducativo sui giovani, con una scuola trasformata in palestra dell'indottrinamento.

Anche aprile se n'è andato. Poche settimane ancora di scuola ci separano dall'ultima campanella di quello che potremo probabilmente definire (sperando di non dover assistere in futuro a spettacoli ancora peggiori) l'anno scolastico più assurdo e diseducativo della storia del nostro malconcio Paese.

Non bastavano, infatti, le mascherine, i distanziamenti, le quarantene, la DAD, le finestre aperte nelle aule anche in pieno inverno e una lista infinita di precauzioni per resistere alla diffusione della “peste del XXI secolo”, malattia che in realtà si cura, nella maggior parte dei casi, con semplici antinfiammatori e pochi altri farmaci già noti e di uso comune, come sottolineato anche in occasione dell'incontro dell'ordine dei medici di Venezia tenutosi in questi ultimi giorni....

No, non bastavano. Quest'anno si sono aggiunte le sospensioni dal lavoro senza stipendio del personale che si è opposto alla inoculazione forzata del cosiddetto “vaccino contro il Covid”, e, infine, il rientro al lavoro dopo alcuni mesi, ma in regime di isolamento sociale. Ne abbiamo già parlato, ma vale la pena tornare a dire qualcosa perché ci troviamo di fronte a storie (inconcepibili fino a pochi mesi fa) di insegnanti rinchiusi in stanze da soli, impossibilitati a insegnare, abbandonati dai dirigenti, talvolta fatti entrare da ingressi separati, nella migliore delle ipotesi destinati a lavori non di loro competenza, come bibliotecari o sostituti del personale Ata.

Tutto questo, poi, sarebbe ancora poco, perché in filigrana persiste un clima di riprovazione sociale e di isolamento anche da parte di quei colleghi, non pochi, che probabilmente condividono le motivazioni del Ministero, riferite senza vergogna alcuna dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, il 30 marzo scorso. È forse utile riportarle per esteso: “[…] Il Consiglio dei ministri ha unanimemente deciso di mantenere, fino al 15 giugno, l’obbligo vaccinale. Nello stesso tempo, però, ha ritenuto di eliminare la sospensione dal servizio per coloro che non ottemperano l’obbligo, superando la severa implicazione di non riconoscere neppure il cosiddetto assegno alimentare. Peraltro, sottrarsi all’obbligo vaccinale per gli insegnanti ha una peculiare conseguenza: la vaccinazione costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni. Di qui l’utilizzazione del docente non vaccinato in attività di supporto alla istituzione scolastica, quali le attività anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione e la conseguente sostituzione, per l’attività didattica, con supplenti. La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre nella comunità educante. La disposizione coniuga, infatti, due esigenze: quella di attenuare le conseguenze di inadempimento all’obbligo vaccinale senza deflettere, però, rispetto al principio di responsabilità dei docenti dinanzi agli alunni. La violazione di un obbligo non può restare priva di conseguenze. Si tratta dunque di un messaggio forte e coerente, che si è voluto dare ai nostri giovani. Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fonda la comunità nella quale sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo. Per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio tra il diritto dei docenti non vaccinati di sostentarsi e il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio.

Vale nulla che dietro a quei numeri, dietro a quelle sospensioni, ci fossero famiglie, cittadini, figli, persone che già avevano subito ingiustamente, in sfregio ad ogni norma costituzionale, la sospensione del proprio stipendio, provato difficoltà economiche, vissuto frustrazione e disagio psicologico legato ad una condizione ricattatoria che mai potrà essere definita “una libera scelta”, come molti affermano. Occorreva dunque una punizione esemplare per non aver fornito il “corretto esempio”, quello necessario per insegnare ai giovani a non ragionare con la propria testa ma secondo il pensiero mainstream, a mettere alla gogna chi difende i propri diritti, a calpestare la Costituzione (su questo i nostri governanti hanno dato un esempio luminoso...), a raggirare e utilizzare a proprio piacimento le leggi, a favorire le ingiustizie e i soprusi usando la violenza e i ricatti...

In questo grottesco capovolgimento,  il segnale diseducativo - secondo il Ministro - lo hanno dato gli insegnanti che hanno dimostrato senso del sacrificio e che si sono battuti per la difesa dei propri diritti e della libertà di non sottoporsi come pecore a una “cura” ordinata da un ente politico, contrastando così un sistema perverso che ha imposto in modo ricattatorio la vaccinazione obbligatoria senza obbligo di legge.

Cosa stanno imparando i nostri giovani, da questa schizofrenica deriva? Molti di questi saranno gli insegnanti di domani o anche i futuri difensori della legge…ma con quali valori?
Una sola cosa è certa, al momento: la scuola italiana, che già da decenni era terreno di semina delle ideologie, ma che ancora conservava alcuni spazi di libertà, ha tradito la propria missione originale e svelato definitivamente il proprio volto, quello di uno Stato etico che non ha alcun interesse a educare ma solo a indottrinare.

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