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gogna mediatica

La vera colpa di suor Rosalina è salvare senza il "sistema"

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"Una sconfitta dello Stato", ha sentenziato Mario Calabresi sulla Comunità Shalom. Non si tollera che realtà non statali possano fare qualcosa di buono, tanto più se queste osano addirittura correggere distinguendo tra bene e male.

Editoriali 22_04_2023

Se c’è qualcosa che il sistema totalitario non può tollerare, sono i gruppi, le comunità, le associazioni, le iniziative “fuori controllo”. Come ha ben spiegato Hanna Arendt, nell’ormai classico Le origini del totalitarismo, la condizione fondamentale per creare un regime totalitario è la formazione della massa; ma a sua volta la massa necessita di un processo di atomizzazione della società. La liquidazione progressiva di ogni entità libera che stratifica la società ha come obiettivo di isolare il singolo, di porlo direttamente e in solitudine nelle mani dell’autorità.

La storia del Novecento ed il nostro tempo hanno inventato molti modi per raggiungere l’obiettivo, cercando di mantenere il più attentamente possibile monitorata la temperatura del dissenso. Con le buone, è sufficiente (per il momento) controllare queste associazioni intermedie, finanziandole. E poiché, come dice un proverbio russo, l’unico formaggio gratis in questo mondo è quello nella trappola per topi, questi generosi finanziamenti hanno sempre la controparte di stringere il cappio attorno al collo. Un cappio che, finché si marcia secondo le “regole”, è poco più di una ruvida sciarpa, ma che poi all’occorrenza, si rivela per quello che è.

Chi invece si ostina a stare lontano dalle più o meno ingenti elemosine del regime, deve capirla in altro modo. Arma collaudata del regime post-totalitario nei tempi mediatici è la gogna pubblica. È quello che è capitato alla Comunità Shalom e a Suor Rosalina Ravasio. «C’è una sconfitta dello Stato», ha sentenziato Mario Calabresi a Piazza Pulita, spiegando che, quando centinaia e centinaia di famiglie sono costrette a rivolgersi  a delle comunità così (così come?), allora è una sconfitta delle istituzioni e dei servizi sociali. Soprattutto poi se i giovani che queste famiglie hanno affidato alla Comunità Shalom riescono in gran parte a ritrovare la strada della vita. Centrato il punto. Perché non è possibile che realtà non statali, o che non accettano l’elemosina dello Stato, riescano pure a fare qualcosa di buono. Impossibile: l’ideologia non lo permette.

Dunque, il reato di suor Rosalina e della Comunità Shalom è molto semplice, almeno agli occhi di chi conosce un po’ la fisionomia del totalitarismo: ostinarsi ad essere una realtà autonoma, che non ne vuol sapere di entrare nel sistema, né per la sua sussistenza, né tanto meno per i principi e le modalità educative. E allora la propaganda deve mettere in moto tutte le sue risorse, perché Suor Rosalina – come noi della Bussola –, la nostra semplice esistenza rischia di ricordare a molti quale sia la realtà e quale la finzione, quale la verità e quale la menzogna. E che ci sia differenza tra l’una e l’altra.

Come scriveva sempre Hanna Arendt, «il pensiero ideologico diventa indipendente da ogni esperienza». Deve farlo, gli è vitale, perché «il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più». Questo è il punto.

Chi ha guardato il video  che documenterebbe il «microcosmo dell’orrore» realizzato dalla cricca di Formigli e di Fanpage – a cui non rimandiamo in link, perché è, deontologicamente parlando, inqualificabile – che cosa ha visto? Tutti risponderanno che si tratta della prova provata che all’interno della Comunità sono avvenuti fatti incresciosi e immorali. Ci sono le prove! Ci sono i filmati!

Ma un video è la realtà? Per il sistema sì: la realtà è finzione e la finzione realtà. Perché la puntata andata in onda il 20 aprile è stato l’omicidio (quasi) perfetto della realtà. La giornalista infiltrata cos’ha visto? Delle suore che dicevano parolacce, minacce di ceffoni – che probabilmente sono volati –, ragazze che urlavano che ce la potevano fare, ragazze che pregavano i Salmi; una che girava con una carriola con dentro qualche pietra; e poi, secondo quanto riferito dal direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, la cosa più terribile: «persone in isolamento in silenzio». Ma come si permette suor Rosalina di far riflettere le persone sui propri atti? Per di più in silenzio, col rischio che la voce della coscienza si faccia sentire? O di far faticare le persone, così che magari poi di notte dormono pure senza prendere farmaci?

Formigli? Cancellato? Sveglia! La Comunità Shalom non è la scuola materna, non è nemmeno il convento delle Figlie della Carità: è la Comunità dove finiscono persone che hanno fatto uso di droghe, che hanno spacciato, che hanno un passato di delinquenza. Giovani che hanno fatto della menzogna e dell’inganno il loro pane quotidiano, dello sballo il loro ideale, che hanno impoverito la propria famiglia per comprarsi la roba, che hanno imparato ad essere arroganti, a rivendicare pretese e falsi diritti, a disprezzare le altre persone; giovani che hanno scambiato il giorno con la notte, che hanno vissuto secondo le proprie voglie, che non hanno mai preso una responsabilità, ma hanno sempre puntato il dito sugli altri, per scusare le proprie infelici scelte. La loro salvezza è trovare qualcuno che ribalti la loro vita, che li faccia passare dalla vita nella menzogna alla vita nella verità. Perché, sissignori, la verità esiste. E pure la menzogna.

Come pensano questi fenomeni del giornalismo italiano che si recuperi la dignità di questi giovani? L’educazione è contatto con la durezza del vivere, è toccare con mano le conseguenze dei propri atti e delle proprie omissioni, è capire che il mondo non gira attorno a te, ai tuoi capricci. Educare vuol dire avere il coraggio di castigare, di recapitare dei ceffoni quando si meritano (e quelli non meritati sono una caparra), di non vivere in una campana di vetro, ma sperimentare cosa significa stare al mondo, quanto costa guadagnarsi il pane per vivere.

Suor Rosalina è troppo realista per passare inosservata al sistema: chiama il male male e vuole correggere, raddrizzare ciò che è storto, anche se a Formigli non piace. E ci riesce, senza aderire ad alcun metodo che gli esperti definirebbero scientifico. Anzi, secondo lo psichiatra Mendolicchio, buttando a mare «sessant’anni di storia sulla salute mentale, sulla tutela dei diritti degli emarginati e degli ultimi». Ogni ideologia totalitaria, come spiegano sia Hanna Arendt che Vaclav Havel, rivendica di essere scientifica, ha l’ossessione della scientificità. Va da sé che chi non la segue è antiscientifico, va contro il movimento della storia. È in sostanza un soggetto altamente pericoloso. Anche se poi salva le persone. Ma i fatti, per l’ideologia, contano poco o nulla.

Ancora, cosa si è visto in questi video? Alcune testimonianze di giovani che volevano fuggire dalla comunità, una ragazza che dichiara che entrare nella Comunità Shalom significa dire addio alla libertà. Ma nemmeno qui capite? La fuga dalla Comunità presentata come la “fuga per la vittoria” di Huston e l’ingresso in Comunità come l’ingresso nel mondo della schiavitù. Scusate: ma il mondo della droga o della delinquenza era il mondo della libertà? Di nuovo, la finzione dell’ideologia miete le sue vittime: la libertà è schiavitù e la schiavitù libertà. Poi i video dal telefonino, quelli che dovrebbero costituire le prove schiaccianti. Uno, quello della legnaia, era già presente negli atti del processo in cui tutti sono stati assolti. E Cancellato lo ammette. Però, tutto fa brodo. Poi due video, che per esplicita confessione delle “vittime” erano uno scherzo. Chiaro? Alle vittime è stato chiesto di prendere parte ad uno scherzo e come tale è stato vissuto. Tra l’altro, il video sulla sodomizzazione è piuttosto curioso: ad un certo punto si vede che entrambe gli uomini avevano i pantaloni ben allacciati. Non me ne intendo, perciò domando: era una sodomizzazione protetta? Magari colpa di suor Rosalina, che non tiene i preservativi in comunità.

Havel scriveva: «Se il fondamento del sistema è la vita nella menzogna non c’è da stupirsi che la vita nella verità costituisca la sua principale minaccia. Ed è per questo che va punita più duramente di qualsiasi altra cosa».