Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sante Basilissa e Anastasia a cura di Ermes Dovico
Migrazioni
a cura di Anna Bono
Rifugiati

La Turchia ha iniziato il rimpatrio di migliaia di siriani

Dal 13 luglio la polizia rintraccia e deporta gli stranieri privi di permesso di soggiorno. In gran parte si tratta di profughi siriani nei confronti dei quali cresce nel paese l’ostilità

Migrazioni 29_07_2019

La Turchia sta espellendo gli stranieri privi di permesso di soggiorno in un clima di crescente ostilità soprattutto nei confronti dei siriani. La polizia ha iniziato il 13 luglio i controlli a campione in luoghi pubblici, fabbriche, stazioni della metropolitana vicino a Istanbul e il 16 quelli negli appartamenti e nelle case private per intercettare le persone che, sparsasi nella comunità siriana la voce dei rastrellamenti, cercano di evitare l’arresto restando in casa. Non si sa al momento quanti siriani siano già stati rimpatriati: centinaia, forse migliaia. Il giro di vite si verifica mentre crescono la retorica e le pressioni politiche affinché i 3,6 milioni di siriani rifugiati in Turchia tornino a casa. Si ritiene che siano centinaia di migliaia quelli non registrati sui quali incombe la minaccia della deportazione. Rimandarli in Siria è una grave violazione delle leggi internazionali, sostengono i difensori dei diritti dei rifugiati, perché li espone al rischio di subire persecuzione e violenza. Il governo replica che i siriani espulsi vengono portati soltanto in aree sicure come ad esempio quelle settentrionali di Aleppo sotto controllo dei ribelli e dove è presente l’esercito turco. Inoltre sostiene che oltre 300.000 siriani sono già tornati a casa volontariamente. Non è la prima volta che la Turchia deporta dei siriani e secondo Human Right Watch e altre ong da tempo le forze di sicurezza turche intercettano regolarmente e rimpatriano i siriani che tentano di entrare nel paese. A partire dal 2014 i rifugiati siriani in Turchia hanno ottenuto “protezione temporanea”, uno status che attribuisce il diritto di residenza e permette di lavorare nella zona in cui è stata chiesta protezione. Ma dal 2018 molte città, inclusa la capitale Istanbul, hanno smesso di registrare i nuovi arrivati.