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L'INCHIESTA

La "svista" del Cts: e ora chi risarcisce Camilla?

L’inchiesta di Report conferma: il CTS autorizzò gli Open day dei giovani quando da mesi si sapeva che, a fronte di un rischio zero di morte per Covid, AstraZeneca provocava decessi. Un errore clamoroso e fatale. Il nodo degli indennizzi e il precedente della Corte Costituzionale sui vaccini "fortemente raccomandati". 

Attualità 28_10_2021

Ora che i periti della Procura di Genova hanno certificato che Camilla Canepa era sana, non aveva patologie pregresse e non aveva assunto farmaci che potessero interferire con il vaccino si pone ai PM il problema di dare un volto ai responsabili di questo “omicidio colposo”, avvenuto a giugno durante un Open day organizzato dalla Regione Liguria per incentivare la vaccinazione anti Covid tra i più giovani.

Scagionati gli operatori sanitari del Pronto Soccorso dell’ospedale e quelli dell’hub vaccinale di Lavagna, chi può finire sul banco degli imputati per questa trombosi cerebrale che ha causato la morte della diciottenne di Sestri Levante? Un contributo è arrivato dalla inchiesta giornalistica di Claudia Di Pasquale per la puntata di Report (RAI3) di questa settimana.

La giornalista spulcia il verbale della riunione del Comitato tecnico scientifico della Presidenza del Consiglio datato 12 maggio 2021, riunione avvenuta in videoconferenza. Porta la firma del coordinatore Franco Locatelli, del portavoce Silvio Brusaferro, del segretario Sergio Fiorentino e dei membri Sergio Abrignani, Cinzia Caporale, Fabio Ciciliano, Donato Greco, Giuseppe Ippolito, Alessia Melegaro, Giorgio Palù, Giovanni Rezza. Quella seduta del CTS decide che “non vi sono motivi ostativi a che vengano organizzati dalle differenti realtà regionali o legate a provincie autonome, iniziative, quali vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione/richiesta volontaria, i vettori a vaccino adenovirale a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni”.

Uno dei vaccini adenovirali in questione è Astrazeneca. Per questo nel verbale si fa riferimento a una analisi di tre settimane prima dell’EMA (Agenzia per i medicinali della Unione Europea) secondo cui il rapporto benefici/potenziali rischi di trombosi nel nostro Paese sarebbe di 1.1 ogni 100.000 persone, mentre “il numero di morti dovute a COVID-19 prevenibili è pari a 8 ogni 100.000 persone”. Questo dato è fornito all’EMA dal Center for Mathematical Sciences dell’Università di Cambridge. Peccato che gli 11 membri del CTS non si accorgano che questi numeri sono riferiti dagli scienziati inglesi esclusivamente alla fascia di età 50-59 anni, mentre autorizzando Open day di AstraZeneca agli under 30 incorrono in ben altri numeri di riferimento stimati da Cambridge: a fronte di un rischio zero di morte per COVID-19 in questa fascia di età vi è un rischio di decessi per trombosi da vaccino stimati in quasi 2 casi ogni 100.000! Dunque, i rischi di morte da vaccino superano quelli (inesistenti) di morte da COVID. Un errore clamoroso e fatale, senza del quale probabilmente si sarebbe evitata la morte di Camilla Canepa.

“Dal documento dell’EMA si poteva evincere che per gli under 40 il vaccino ideale sicuramente non era questo” commenta Guido Rasi, ex direttore dell’EMA e ora consulente del generale Figliuolo, che riconosce come ‘disallineati’ i dati avversi presentati dall’AIFA, sottostimati o non disaggregati a differenza delle altre Autorità ed altri Enti regolatori europei.

Ma se i PM Francesca Rombolà e Stefano Puppo hanno ora forse qualche elemento in più per la loro indagine penale, i legali della famiglia di Camilla – in attesa degli sviluppi penali dell’inchiesta - a chi potrebbero chiedere in sede civile un risarcimento per la morte della ragazza? In Italia la legge al momento ammette indennizzi economici solo per eventi avversi dopo le vaccinazioni obbligatorie, ma la Corte costituzionale ha già emesso qualche sentenza favorevole a chi ha patito gravi conseguenze dopo vaccinazioni ‘raccomandate o fortemente raccomandate’. Quella contro il COVID-19 rientrerebbe in questi casi?