• IL BELLO DELLA LITURGIA

La storia della Vera Croce negli affreschi di Agnolo Gaddi

Fu affidata ad Agnolo Gaddi la decorazione della Cappella Maggiore della basilica di Santa Croce, a Firenze. Sui 1000 metri quadrati delle pareti si sviluppa la storia del Sacro Legno su cui morì Cristo. Per le sue scelte iconografiche il pittore si ispirò alla versione tramandata dalla Legenda Aurea. I due temi principali: l’Inventio, con protagonista sant’Elena, e l’Exaltatio Crucis

Agnolo Gaddi, Leggenda della Vera Croce, Firenze – Basilica di S. Croce

“E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna”. (Gv 3, 14-15)


Agnolo era figlio di quel Taddeo Gaddi che fu tra i principali allievi e collaboratori di Giotto. A lui, che eccelleva tra i contemporanei per la rinomata tecnica di pittura “a fresco”, addirittura codificata nei trattati dell’epoca, la famiglia Alberti affidò la decorazione della Cappella Maggiore della basilica francescana di Santa Croce a Firenze, della quale deteneva il patronato. Il tema sviluppato sui 1000 metri quadrati delle pareti è la Leggenda della Vera Croce ovvero la storia del Sacro Legno su cui morì Cristo.

La devozione al Crocefisso era, ed è, elemento caratterizzante la spiritualità dei francescani, il cui padre fondatore aveva ricevuto le stigmate sul monte della Verna il 14 settembre, giorno della festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce. Domenicano era, invece, Jacopo da Varagine, autore della Legenda Aurea, miscellanea agiografica che contribuì alla diffusione della storia nella versione alla quale si attenne anche il Gaddi per le scelte iconografiche degli episodi rappresentati.

L’Inventio e l’Exaltatio Crucis sono i due temi fondamentali degli otto comparti in cui a Firenze il pittore, e i francescani, decisero di suddividere lo spazio dipinto. Inizia in Paradiso il racconto del Santo Albero, destinato a crescere nel mondo e compiere il suo ciclo vitale nell’alveo della storia della Redenzione. Nel riquadro in alto a destra, Seth riceve da un Arcangelo - forse Michele - all’ingresso dell’Eden un ramoscello da piantare sul luogo della sepoltura di suo padre Adamo.

È l’inizio di un viaggio lungo il quale, compiendo ampi salti temporali, prendono forma e si colorano, di fronte ai nostri occhi, il regno di Salomone, che aveva scartato il legno dimostratosi inutilizzabile per la costruzione del Tempio, e la Regina di Saba che - inginocchiandosi di fronte alla trave utilizzata come ponte, segno metaforico del passaggio tra Antico e Nuovo Testamento - la adora, profetizzandone la potenza salvifica.

Seguendo un flusso narrativo continuo, che si arricchisce di scene di genere e semplici spaccati di vita quotidiana, il climax ascendente degli episodi rappresentati sfocia, sulla parete di destra, nel Miracolo della Vera Croce che vede protagonista Elena, madre di Costantino, cui spetta il ritrovamento del legno sacro e il suo riconoscimento con l'aiuto del vescovo san Macario di Gerusalemme. A lei e, in seguito, a Eraclio, vincitore nella battaglia di Ponte Milvio sul re persiano Cosroe II, reo di avere trafugato la sacra reliquia, è affidato il compito di riportare la Croce a Gerusalemme.

Occorre, però, che entrambi si privino delle rispettive insegne regali e assumano un atteggiamento da pellegrini. Il ciclo si chiude, infatti, con Eraclio che riesce a varcare la soglia della porta urbica solo dopo essere sceso dal suo maestoso cavallo ed essere rimasto, tolti i calzari, a piedi nudi. L’umiltà a lui richiesta è la stessa dimostrata da Cristo che spogliò Sé Stesso facendosi servo, trasformando uno strumento di morte in Albero della Vita.