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La stola kente, il falso "africanismo" della Pelosi

Per l’“uomo bianco” fare la cosa giusta quando si tratta dei diritti degli africani sta diventando sempre più difficile. Nancy Pelosi e altri Democratici americani hanno indossato la stola kente (tradizione dell'Africa occidentale e simbolo di riscatto afro-americano) come omaggio alla morte di George Floyd. Gli africani si sono indignati.
- I COMANDI DELL'ANTIRAZZISMO di Giuliano Guzzo

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Nancy Pelosi con la stola kente

Per l’“uomo bianco” fare la cosa giusta quando si tratta dei diritti degli africani sta diventando sempre più difficile. Lo dimostra ancora una volta il caso delle stole kente, indossate negli Stati Uniti da Nancy Pelosi e dagli altri parlamentari democratici che rendevano omaggio a George Floyd e protestavano contro le discriminazioni razziali nella Emancipation Hall del Campidoglio: in ginocchio e in silenzio per 8,46 minuti, il tempo in cui Floyd è stato bloccato a terra con un ginocchio sul collo.

Il kente è un tipo di tessuto fatto di strisce di seta e cotone intrecciate secondo tecniche tramandate nei secoli dagli artigiani dei regni Akan e Ashanti del Ghana. I miti di fondazione raccontano che furono due amici Akan a inventare questo tipo di stoffa. Erano andati nella foresta per cacciare, ma avevano trovato un ragno che tesseva la sua tela. Affascinati erano rimasti due giorni a osservarlo e tornati a casa avevano provato a imitarlo. Ognuno dei 12 colori usati ha un significato – ad esempio, pace e amore il blu, ricchezza e fertilità il giallo, riti sacrificali e morte il rosso – così come i diversi modi in cui i colori vengono combinati seguendo antichi modelli. Tradizionalmente i tessuti kente erano riservati ai reali Ashanti e quelli più preziosi erano prerogativa del re, portati in occasione di cerimonie e riti. Ancora adesso che il loro uso è più diffuso, di solito vengono indossati in occasioni speciali, anche perché i materiali impiegati e le tecniche artigianali con cui vengono realizzati li rendono costosi. 

Le stole di stoffa kente che sono finite sulle spalle del presidente della Camera dei rappresentanti Pelosi e degli altri parlamentari democratici sono un dono del Congressional Black Caucus, l’organismo composto da membri del Congresso costituitosi nel 1971 per discutere temi relativi alla condizione dei cittadini afroamericani e promuoverne i diritti. “La stoffa kente – ha spiegato l’8 giugno durante una conferenza stampa il presidente del caucus Karen Bass, membro della Camera dei rappresentanti per la California – rappresenta la nostra eredità africana, le nostre origini ed esprime rispetto per il passato. Per chi di voi non condivide questa eredità, indossarla è un segno di solidarietà”.

I membri del Congressional Black Caucus hanno esibito stole kente in diverse occasioni: ad esempio nel 2018, in occasione del discorso sullo stato dell’Unione del presidente Donald Trump, e nel 2019, per il 400° anniversario dell’arrivo degli schiavi africani in America. Da anni gli studenti universitari di colore usano le stole kente per esprimere orgoglio per le radici africane durante le cerimonie di laurea e in altre occasioni.

Forse anzi le stole secondo molti sono ormai un po’ “inflazionate” e hanno quindi perso almeno in parte la funzione di simbolo di riscossa e rivalsa. Ma, questo a parte, come accennato all’inizio, se i parlamentari democratici pensavano di guadagnarsi ammirazione e gratitudine incondizionati – in ginocchio, in silenzio, a capo chino, e oltre tutto facendo proprio un simbolo di orgoglio razziale africano – si sono sbagliati. La loro è stata una “scelta sartoriale” alquanto discutibile commentava la Bbc il 9 giugno in un articolo. Per prima cosa il risultato della loro performance è stato che sui social non si è parlato d’altro che delle stole, distogliendo l’attenzione dal messaggio che si intendeva e si doveva diffondere: “proprio non è questo il momento di imparare la storia della stoffa kente – si legge in un tweet riportato dalla Bbc – anche questo distrae da ciò che realmente conta”. “Le stole di kente, per gli afroamericani sono un simbolo di riscossa – ha scritto su La Repubblica Francesco Malgaroli il 10 giugno – indosso ai Democratici hanno fatto un altro effetto, facendo tornare in mente echi di colonialismo”. A conferma ha citato Trevor Noah, conduttore televisivo, attore e comico sudafricano, nero, molto famoso in America, che ha protestato dicendo: “ancora una volta l'identità nera non ha bisogno di lezione dai  bianchi”.

Ancora più severo è stato il giudizio di Nanjala Nyabola, scrittrice e analista politica kenyana, secondo cui l’uso che i democratici statunitensi hanno fatto del kente è un insulto agli africani. Rivolta alla Pelosi e presumibilmente a tutti i bianchi come lei ha commentato: “smettetela di usare gli africani e le culture africane come espedienti per deviare le critiche. Non siamo i vostri strumenti”.

Almeno il Ghana si poteva supporre che apprezzasse la “scelta sartoriale” dei democratici. Contattato nella capitale ghaniana Accra, il corrispondente della Bbc ha spiegato che nel paese non si sono registrate reazioni di rilievo, ma che in effetti molto probabilmente la gente è contenta del fatto che la visibilità internazionale del loro kente, grazie alla decisione dei democratici di indossarlo mentre tutto il mondo guarda agli Stati Uniti e a loro, è stata un’ottima pubblicità, utile in termini commerciali.

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