La salda fede dei cristiani del Burkina Faso
Minacciati dal jihad, molti cristiani chiudono le chiese e fuggono dai loro villaggi, ma continuano a testimoniare la fede e a confidare nella Provvidenza
Da quando i militari hanno preso il potere con due colpi di stato nel 2022, la minaccia jihadista è cresciuta esponenzialmente in Burkina Faso. Soprattutto nel nord del paese, al confine con il Niger e il Mali, il jihad colpisce senza sosta. Tuttavia “le comunità cristiane continuano a testimoniare una fede salda e sorprendentemente vitale”. A dirlo sono monsignor Thèophile Naré, vescovo di Kaya e Dori, e monsignor Justin Kientega, vescovo di Ouahigouya con i quali Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) di recente ha parlato della situazione nel paese. I due presuli raccontano una Chiesa provata, ma non piegata. Per il decimo anno consecutivo nelle loro diocesi le celebrazioni del periodo natalizio si sono svolte prima del tramonto per evitare che fedeli e sacerdoti si dovessero spostare di notte. La vita pastorale ormai richiede cautela tutto l’anno, non solo a Natale e a Pasqua che sono i momenti più critici. La semplice partecipazione alla messa richiede coraggio. “Bisogna perseverare nella preghiera, nella speranza e nel fare il bene. Il sangue dei martiri– afferma monsignor Naré citando Tertulliano – è seme di nuovi cristiani. Se il nemico pensa di spegnere il cristianesimo perde tempo: il cristianesimo in Africa si diffonde”. Una prova della vitalità della Chiesa è stata la celebrazione del 125° anniversario dell’evangelizzazione del paese, svoltasi nel santuario mariano di Yagma, alla quale hanno partecipato circa due milioni di fedeli. “Le diocesi del nord – osserva ACS – custodiscono numerose storie di coraggio”. A Pibaoré, capoluogo dell’omonimo dipartimento, lo scorso agosto le donne di una parrocchia hanno formato uno scudo umano per proteggere il loro sacerdote durante un attacco armato. “Questo gesto eroico – commenta monsignor Naré – non è stato ripreso dai mass media, ma resta un simbolo importante di fede e solidarietà”. Proprio quella parrocchia poi però è stata chiusa e il sacerdote è stato costretto a fuggire. Come a Piaboré, tante altre comunità cristiane sono minacciate e molte hanno lasciato i loro villaggi e hanno cercato rifugio nei centri urbani.

