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La processione di Padre Giambattista, novello San Carlo

In una MIlano in pieno coprifuoco da Coronavirus, con tutte le chiese chiuse, un cappuccino si aggira per le strade del centro con un Rosario in mano e l'ostensorio. Bizzarro? Non proprio: è padre Giambattista che percorre la città per portare la benedizione di Gesù e Maria in questi giorni di digiuno eucaristico. Come un San Carlo tra i grattacieli e gli store. La Nuova BQ ha fatto un pezzetto di strada con lui.  

Si fa largo tra i pochi passanti come un sopravvissuto di un romanzo distopico che avanza lento e ieratico incurante delle macerie. Qualcuno si ferma e lo osserva, qualcun altro capisce ed esclama: «Ma sta pregando!». Lui non risponde, prosegue guardando dritto. Per forza: sta portando Gesù per le strade di Milano con un unico obiettivo: «Dare forza e speranza alla città. E guarirla da questa paura del Coronavirus».

La settimana di chiusura forzata delle Messe ha ingegnato gli animi più puri e sinceri a far arrivare il Corpo del salvatore a tutti. Abbiamo raccontato del tenero gesto di don Gabriele di Castiglione D’Adda che ha benedetto sul sagrato il suo popolo nel giorno in cui entravano in vigore i decreti episcopali che sospendevano le messe. Gesto ripetuto anche dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia in Piazza San Marco.

A Milano, mentre il vescovo autorizza la riapertura del Duomo al turismo, ma non al culto, più che il Dio trino è il “Dio quattrino” ad avere la precedenza, entrano in scena nuovi testimoni. Residui di una Chiesa ancora viva che crede e spera. E che non ha paura di affrontare le strade deserte di Milano sfidando il Coronavirus, novello San Carlo, ma soprattutto sfidando l’indifferenza religiosa di chi pensa che Dio non si occupi di guarire le malattie.  

Si chiama Padre Gianbattista Ghilardi. Ha 65 anni ed è uno dei frati del convento dei Cappuccini di viale Piave. Da alcuni giorni lo si può vedere per Milano con la corona del Rosario in mano e nella pettorina del saio l’ostensorio con il Gesù Sacramento.

Percorre le vie di Milano recitando il Rosario e portando così a tutti la benedizione di Gesù.

E’ lui stesso a scrivere una piccola paginetta affidata a Facebook nella quale giustifica il suo gesto. Che potrebbe sembrare quello di un personaggio un po’ naif e bizzarro.

In realtà, padre Giambattista è perfettamente lucido. Sa ad esempio che «quando Gesù manca, bisogna portarlo. Io mi sono incaricato di farlo per Milano», spiega alla Nuova BQ che lo ha intercettato ieri pomeriggio nel corso della sua terza giornata di processione itinerante. «Ho iniziato martedì, nel giorno del Volto Santo e l’ho fatto per chiedere su Milano la benedizione del Signore e l’intercessione di Maria», ha spiegato.

«Ma le processioni non sono vietate?», chiediamo. «Lo sono quelle con concorso di popolo – risponde -, ma se io passo per la via con Gesù non do certo fastidio a nessuno». La chiacchierata lo costringe a interrompere per un attimo il Rosario: «Vi perdono perché state lavorando anche voi… sono stupito di aver ricevuto tante manifestazioni di stima anche dalla Sicilia. Io l’ho fatto perché ero triste per la chiusura delle chiese e per questo forzato digiuno eucaristico. Sono consapevole che possa farci anche bene, per apprezzare di più l’Eucarestia, ma ho pensato che portare Gesù per le strade non potesse fare che bene».

Il tour è iniziato martedì: dal convento fino al Duomo. Ed è proseguito nei giorni successivi: «Ora sono in Corso Buenos Aires, ieri sono arrivato fino alla chiesa dei Santi Nereo e Achilleo. Insomma… ogni giorno faccio un pezzettino fino a comporre una grande croce sullo stradario di Milano».

E la gente che dice?«Le prime persone incontrate martedì alla fermata del 54 guardavano incuriosite. Due donne hanno fatto il segno di Croce. Un povero mi ha fermato e mi ha detto: cosa stai facendo frate? E io gli ho detto sto portando in giro per le strade il Signore Gesù e prego Maria salute degli infermi con il Rosario perché ci aiutino contro il Coronavirus».

E lui? «Ha toccato la corona e ha fatto il segno di croce».

Nel corso della sua processione padre Giambattista si imbattuto anche in alcune chiese: «San Babila? Chiusa! E poi la chiesa di San Carlo al corso: chiusa! Che tristezza!».

Ma c’è anche chi si accosta per sentirlo cantare. «Una ragazza ha cantato devota con me “Inni e canti”. Tanti si sono fatti il segno di croce! Perfino due poliziotti nella macchina che pattuglia avanti e indietro il corso». Il padre nel suo peregrinare incontra volti e storie che lo confermano: «Ho incontrato un caro amico medico in bicicletta: si è fermato e ha pregato con me, poi ci siamo abbracciati e lui si è commosso». Arrivato davanti al Duomo, chiuso, si è seduto davanti ai gradini: «Ho cantato l’Ave Maria in gregoriano. Poi ho estratto la teca con il Santissimo Sacramento, fatto una preghiera ad alta voce e benedetto la città. Chi si è fermato incuriosito si è fatto il segno di croce. Un uomo si è pure inginocchiato. Felice e con la gioia nel cuore sono tornato in convento, certo che Gesù e Maria un miracolo l’han già fatto». 

Un novello San Carlo tra gli store e i grattacieli.