• L'EDITORIALE

La perversione dei senza Dio

Il caso della donna morta in uno scantinato per un gioco erotico è rivelatrice di una dissoluzione morale molto diffusa, a tutti i livelli, che è figlia di chi ha voluto una società senza Dio e senza norme morali.

de sade

Nel 1795 il marchese Donatien Alphonse François de Sade (1740-1814) pubblicò un romanzo licenzioso dal titolo La filosofia del boudoir. All'interno di questo romanzo, l'autore inserì uno scritto intitolato "Francesi, ancora uno sforzo se volete essere Repubblicani". In esso, De Sade afferma che la Rivoluzione Francese non può definirsi compiuta finché non giunge alle sue naturali conseguenze: l'eliminazione della religione e di ogni norma morale. Così, dopo aver tolto di mezzo la religione (“No, non assassinate, non deportate. [...] Condanniamo allo scherno, al ridicolo, al fango, in tutte le maggiori piazze delle maggiori città di Francia, il primo di questi ciarlatani benedetti che verrà ancora a parlarci di Dio o di religione; e chi cadrà due volte nella stessa colpa sia punito con la prigionia perpetua. Siano poi pienamente autorizzate le bestemmie più insultanti e le opere atee, allo scopo di estirpare definitivamente dal cuore e dalla memoria degli uomini questi terribili balocchi della nostra infanzia”), De Sade incita alla prostituzione, all'adulterio, all'incesto, alla pedofilia e alla sodomia, all'omicidio ed al suicidio.

Ho l'impressione che la profezia di De Sade si stia avverando sotto i nostri occhi.
E' ciò che viene in mente riflettendo sulla tragica ed assurda fine della ragazza ventiquattrenne morta soffocata in una cantina di Roma durante quello che è stato definito “un gioco erotico”. “E’ un’evasione, un abbandono, un modo divertirsi e uscire dalla realtà”, spiegano gli amici. Ma da quale realtà voleva uscire questa “bravissima ragazza”, tutta “casa e chiesa”, colta, studentessa di psicologia, appassionata di fotografia? Cosa cercava la sua coetanea romana, dipendente dell'Agenzia delle entrate, coinvolta nello stesso “gioco” e ricoverata in gravissime condizioni? E l'ingegnere quarantaduenne, che aveva imparato questa pratica orientale frequentando regolari corsi?

Qualcuno potrebbe pensare ad un caso insolito, strano, più unico che raro. Non è così. La perversione, sommersa, taciuta, è estremamente diffusa nella nostra società, ad ogni livello. Basti pensare alla fiera delle perversioni che ci offrono ogni giorno le élite politiche ed economiche italiane, europee, statunitensi. Esattamente il tipo di società preconizzata da De Sade più di duecento anni fa: una società senza religione e senza norme morali, nella quale si persegue l'obiettivo “di depravare i membri della società perché la loro dissoluzione morale influisca su quella utile all’intero organismo e produca l’insurrezione sempre indispensabile in un regime che deve necessariamente suscitare l’odio e la gelosia di tutto ciò che lo circonda”. Questa è la realtà dalla quale la giovane vittima voleva uscire? Comprensibile. Ma come? Con altra perversione, con altra depravazione? Un circolo vizioso – è proprio il caso di dirlo – che non può avere altra conclusione che quella dello scantinato di Roma.
Morte, dolore, disperazione, pianto: questo è il ritratto della nostra società. Questo è ciò che abbiamo ottenuto ascoltando luminari e professoroni, da Sade a Kinsey, dagli ideologi del genere ai promotori di aborto e divorzio, che ci avevano promesso la felicità se avessimo dimenticato religione e norme morali.

Forse è il caso di riprendere in mano il rosario e di ricominciare ad additare ai nostri figli il bonum arduum come un bene, anche se difficile da raggiungere.

E di fare un pernacchione ai professoroni.