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La paura non fa i vaccini

I vaccini sono comuni mezzi di prevenzione delle malattie infettive ma vanno fatti solo se vi è necessità. Sbagliato “supervaccinare” la popolazione con la scusa del coronavirus come nell'ordinanza di Zingaretti o farsi prendere dalla frenesia vaccinologica sui bambini. Le norme igieniche sono ancora la miglior prevenzione disponibile. 

I vaccini sono comuni mezzi di prevenzione delle malattie infettive ma vanno fatti solo se vi è necessità. Pare invece che la paura della Covid-19 e la mancanza di un vaccino specifico stia spingendo verso scelte prive di fondamenti scientifici.

La scelta di “supervaccinare” la popolazione con la scusa del coronavirus è evidente nell’ordinanza firmata da Nicola Zingaretti per il Lazio, che rende obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale e anti pneumococcica per tutti i cittadini over 65 anni e tutto il personale sanitario. La mancata vaccinazione per le persone ultra 65enni comporterà l’impossibilità di accedere a centri anziani o altri luoghi di aggregazione che non consentano di garantire il distanziamento sociale. “Con questa ordinanza il Lazio raccoglie l’appello lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per ridurre i fattori confondenti per il COVID-19 in presenza di sintomi analoghi” commenta Zingaretti. L’opinione per cui l’obbligo vaccinale ridurrebbe i fattori confondenti è priva di sostegno scientifico e alquanto bizzarra, alla luce dei precisi metodi ecografici, clinici e laboratoristici che distinguono le due malattie.

Anche i bambini sono oggetto della frenesia vaccinologica. “I bambini sono i più immuni al Coronavirus e questo sembra dovuto al fatto che i bambini si vaccinano”. Lo dichiara Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, su Rai 1 (Agenzia di Stampa DIRE, 7/4/2020), ribadendo poi: “Le vaccinazioni hanno un ruolo importante perché fanno sì che l’organismo sia allenato a difendersi dalle infezioni" (GR1 del 23/04/2020). Questa “idea fissa” del membro della “task force” ministeriale vorrebbe convincere i genitori esitanti che i vaccini attuali servirebbero a proteggere anche dal coronavirus. Inoltre, la presa di posizione lascia trasparire l’intenzione di prorogare l’obbligatorietà per i vaccini previsti dalla legge del 2017 (che invece dovrebbe essere revisionata proprio allo scadere dei 3 anni di applicazione) e, forse, rendere obbligatori altri vaccini. 

Le affermazioni “provax” di Villani sono inconsistenti sul piano tecnico-scientifico per varie ragioni, la prima delle quali è che i vaccini sono stimoli “specifici” del sistema immunitario e la loro protezione funziona solo per la malattia in questione. Tant’è vero che i bambini, pur super-vaccinati dai primi mesi di vita, si ammalano spesso di varie malattie infettive e sono la categoria più colpita dalle sindromi del tratto respiratorio. Quindi la teoria del presunto "allenamento" dato dai vaccini non tiene affatto e bisognerà trovare altre spiegazioni più convincenti. La teoria dell’"allenamento" potrebbe rivelarsi addirittura errata e pericolosa se fosse vero che le reazioni più gravi al coronavirus sono caratterizzate da un “eccesso” di risposta del sistema immunitario, nel qual caso la vaccinazione  potrebbe rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo, soprattutto se fatta nel periodo epidemico o immediatamente prima.

I cosiddetti effetti “aspecifici” delle vaccinazioni, vale a dire quelli sullo stato di salute generale o sulle malattie diverse, sono studiati da tanto tempo, ma non ci sono conclusioni certe. Alcuni vaccini potrebbero forse migliorare lo stato di salute generale, altri forse peggiorarlo. Alcuni esperti di sanità pubblica hanno proposto che questo argomento sia affrontato confrontando gruppi di pazienti vaccinati e non vaccinati. Non essendo possibile per ragioni organizzative ed etiche condurre uno studio randomizzato (in cui i vaccinati e non vaccinati siano scelti a sorte), sarebbe comunque possibile confrontare due gruppi, fatti da coloro che chiedono la vaccinazione (o le vaccinazioni) e da coloro che la rifiutano liberamente. I due gruppi potrebbero essere seguiti nel tempo per controllare lo stato di salute generale e l’incidenza delle varie malattie infettive e non infettive, compresi gli eventi avversi a lungo termine. Finché non si farà (finalmente) questo studio, ogni pubblicità ai vaccini per la prevenzione della Covid-19 è e resta priva di qualunque fondamento scientifico. Non si può nemmeno dimenticare che i vaccini hanno effetti avversi, la cui incidenza è ancora incerta, a causa dell’insufficienza dei sistemi di farmacovigilanza e dell’inaffidabilità dell’algoritmo OMS per stabilire l’associazione causale tra evento avverso e vaccinazione (ne ho scritto in un recente articolo sulla Nuova BQ).

Per finire con una nota positiva, ci sono prove notevoli che la diffusione delle malattie infettive (tutte le malattie infettive, soprattutto quelle respiratorie) sia rallentata dalle misure di prevenzione che sono valide per la Covid-19: lavaggio delle mani, igiene orale, areazione e disinfezione dei locali, attività fisica all’aperto e esposizione alla luce solare, dieta adeguatamente ricca di vegetali e vitamine, uso di mascherine e di guanti nei luoghi pubblici, isolamento dei malati, test di laboratorio tempestivi e accessibili. C’è quindi da aspettarsi che queste misure, di cui alcune molto semplici ma finora sottovalutate, ridurranno di molto i rischi per TUTTE le malattie infettive, anche quelle comunemente diffuse negli ambienti scolastici. Altro che vaccinazioni vecchie contro un virus nuovo!

*Vaccinologo