a cura di Stefano Fontana
  • CHIESA

La nuova sinodalità ideologica non fa bene a nessuno

Per avere un quadro della nuova sinodalità ideologica che sembra imperare nella Chiesa di oggi si può dare un’occhiata all’articolo di Suor Nathalie Becquart dal titolo “Da una Chiesa clericale a una Chiesa sinodale”, pubblicato nell’ultimo fascicolo della rivista  culturale della Università Cattolica di Milano “Vita e Pensiero” (maggio-aprile, pp. 33-43). L’Autrice è una suora francese di un Istituto religioso di ispirazione ignaziana che Francesco ha nominato segretaria del Sinodo dei Vescovi, con diritto di voto. Di sinodalità, quindi, si deve intendere.

Il suo ragionamento segue questi passaggi: La crisi pandemica ha posto la Chiesa in un contesto di “fluidità” dove è necessario “discernere giorno dopo giorno”; questa crisi, insieme con quella degli abusi, ha messo in evidenza che la Chiesa ha abusato del suo potere; ciò chiede alla Chiesa di “riesaminare le proprie strutture” e riconoscere la propria fragilità; “a questo scopo una visione globale della Chiesa, vista come una Chiesa sinodale, al contrario di una Chiesa clericale, può aiutarci ad intravvedere la via da prendere”: “bisogna far emergere insieme una nuova visione di Chiesa”.

A me sembra evidente che questa ricostruzione ha un carattere ideologico e rappresenta una forzatura. Sarebbe facile documentare che la cosiddetta “Chiesa clericale” valorizzava i ministeri – compresi quelli dei laici - forse di più e meglio della nuova Chiesa sinodale; che mai come oggi la Chiesa si è dimostrata clericale, proprio nell’imporre una Chiesa sinodale; che nulla collega tra loro la crisi pandemica e gli abusi sui minori, meno che meno il concetto di “abuso di potere”: questa è stata una invenzione per non riconoscere che l’abuso sui minori era conseguenza del “crollo della teologia morale cattolica” – come scrisse Benedetto XVI – e per proseguire sulla stessa strada che aveva prodotto quel crollo. Questo concetto di “abuso di potere” – pur nella sua inconsistenza -  viene traslato dal piano dei minori a quello della pandemia nel senso che questa avrebbe fatto perdere alla Chiesa la propria arroganza. A ben vedere, però, l’abuso di potere clericale lo hanno compiuto i chierici che hanno accettato che la Chiesa non avesse più niente da dire sulla pandemia. Abuso di potere tipicamente clericale che della sinodalità – pur nella sua visione ideologica - non ha tenuto minimamente conto. Papa Francesco ha chiuso per primo San Pietro senza chiedere niente a nessuno e non è certamente stata sinodale la decisione dei vescovi italiani di battezzare le decisioni governative in materia liturgica.

Le argomentazioni odierne sulla sinodalità, di cui questo articolo di Suor Nathalie è un sintetico ma valido esempio, sono narrazioni tendenziose e fumose. La sinodalità è uno slogan diffuso e imposto con modalità per niente sinodali. È una nuova ideologia clericale, che ha perso i vantaggi dell’antica Chiesa “clericale” e impone gli svantaggi della nuova Chiesa “sinodale”.

La nuova sinodalità ideologica riguarda naturalmente anche la Dottrina sociale della Chiesa, che ne risulta potentemente trasformata da annuncio di Cristo e missione essenziale della Chiesa a processo liquido. Suor Nathalie spiega bene che la sinodalità vuol dire: Chiesa in movimento, ascolto, dinamicità, inclusione, evoluzione, processo, Chiesa in pellegrinaggio, Chiesa sempre in emergenza, Chiesa in genesi permanente, mobilità, liquidità, cambiamento, discernimento, relazionalità, interdipendenza, mutualità, elaborare insieme le decisioni, respirare insieme, Chiesa umana e inculturata, Chiesa fragile e umile, Chiesa coraggiosa e creativa che assume dei rischi e non ha paura di sperimentare nuovi percorsi, anche accidentati, Chiesa in uscita, una Chiesa non più incentrata nel prete e nell’eucarestia, fatta di operatori pastorali capaci di lavorare in équipe,

Non riesco a figurarmi come questa nuova sinodalità ideologica possa andare d’accordo con la Dottrina sociale della Chiesa, che ha senz’altro un carattere legato ai tempi e perfino “sperimentale” in certe sue direttive d’azione, ma che ha anche una dottrina ed è espressione di un magistero petrino. La Dottrina sociale della Chiesa è un “corpus dottrinale” e ciò contrasta con una sua visione liquida e con un “camminare insieme” senza criteri né interni relativi ai diversi ruoli di chi cammina insieme né esterni relativi ai principi che devono guidarci e alle finalità che devono illuminare il cammino. In una simile situazione di fluidità e di processualità, gli abusi di potere troveranno nuove occasioni di imporsi, sia dentro la Chiesa perché il disordine ammantato da ascolto e condivisione lo favorisce, sia fuori perché la Chiesa, tutta presa a discernere, non difenderà più il debole e non intraprenderà più nessuna battaglia per il bene. Sta già accadendo: frutto della nuova sinodalità ideologica.