• DUELLO NEL PACIFICO

La nuova guerra fredda. Gli Usa lanciano l'allarme sulla minaccia militare cinese

Il rapporto annuale del Pentagono sulla minaccia militare cinese sottolinea, forse esagerando volutamente, come la Cina stia rapidamente colmando il divario militare con gli Stati Uniti. Il dato più impressionante riguarda la flotta, che ha superato numericamente quella statunitense. Anche se, sul piano della qualità delle navi e della potenza degli armamenti, non c'è ancora confronto. La Cina si pone obiettivi di lungo periodo, mirando a diventare realmente competitiva con gli Usa dal 2035. Il rapporto, molto allarmistico, mira a un obiettivo politico preciso: formare una cintura di alleati degli Usa per contenere la Cina, una cintura che potrebbe includere Giappone, Australia e India. 

Parata della marina cinese

Il consueto rapporto annuale del Pentagono sulle capacità militari cinesi riprende la tradizione “allarmistica” ereditata dai rapporti sullo strumento militare sovietico dell’era della Guerra Fredda: i noti “Soviet Military Power” nei quali il Pentagono illustrava, spesso ingigantendole come apparve chiaro dopo la caduta dell’URSS, le capacità dello strumento militare di Mosca.

Quest’anno la minaccia cinese viene particolarmente enfatizzata, anche nell’ottica del confronto sempre più aspro con Washington su almeno tre importanti dossier: le responsabilità di Pechino nella diffusione del Covid-19, il potenziamento nucleare e convenzionale delle forze armate di Pechino, l’aggressiva politica espansionistica cinese nel Mar Cinese Meridionale e Orientale ai danni dei paesi rivieraschi. Secondo il rapporto del Pentagono nei prossimi dieci anni la Cina raddoppierà il numero delle testate nucleari in suo possesso, valutate dagli USA in circa 200, ma che secondo altre fonti potrebbero essere circa il doppio: sempre poca cosa rispetto alle migliaia di testate a disposizione di Russia e USA.

Con esse Pechino punta a potenziare anche gli arsenali di missili balistici, inclusi quelli intercontinentali, sostiene il rapporto “Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2020”, meglio noto come ‘China Military Power’. L’incremento delle armi nucleari va inserito “nel quadro di un’espansione e modernizzazione delle forze nucleari cinesi” ha spiegato il sottosegretario alla Difesa, Chad L. Sbragia, in un intervento all’American Enterprise Institute in cui ha illustrato l’obiettivo di Pechino di potenziare le capacità nucleari e balistiche incentrandole, come USA e Russia, su una “triade” composta da: vettori e testate lanciabili da terra (a corto raggio e medio raggio, “anti-portaerei” fino agli intercontinentali DF 41), sottomarini (6 battelli lanciamissili balistici in servizio), bombardieri (i nuovi H-6N sono i primi con la capacità di trasportare ordigni atomici)

Secondo il rapporto la Cina continua a investire anche nell’ammodernamento dello strumento militare cyber offensivo e convenzionale, puntando a disporre di una “forza armata all’avanguardia nel mondo” per sfidare l’egemonia statunitense. Del resto fu lo stesso Xi Jinping a indicare, in occasione del diciannovesimo congresso del Partito comunista cinese del 2017, la data del 2049 entro la quale la Cina dovrà essere una “potenza militare globale” mentre entro il 2035 dovranno essere disponibili capacità militari avanzate competitive con quelle statunitensi. Per raggiungere simili obiettivi, Pechino dovrà disporre di una capacità di proiezione di potenza ben superiore a quello garantito oggi dalle sue uniche due basi all’estero (a Gibuti e nelle isole birmane delle Andamane) e per farlo sta già valutando accordi con alcuni Stati per aprire basi militari in diverse aree del mondo e punta a disporre di un buon numero di portaerei oltre alle tre oggi in servizio o in fase di completamento.

Il rapporto statunitense evidenzia che la flotta cinese conta 350 navi da guerra (di cui 130 grandi unità da combattimento) rispetto alle 293 degli Stati Uniti, ma il confronto è volutamente fuorviante. La Marina USA dispone di ben 10 grandi portaerei e altrettante navi da assalto anfibio tuttoponte in grado di imbarcare cacciabombardieri F-35B. Inoltre le navi da combattimento e i sottomarini statunitensi sono più avanzati tecnologicamente di quelli della Marina cinesi che, pur in grande crescita, dedica ancora buona parte delle sue navi alle operazioni costiere.

Il rapporto del Pentagono attribuisce alle forze aeree cinesi 2.500 velivoli, di cui duemila da combattimento e sottolinea come l’aeronautica stia “rapidamente raggiungendo le forze aeree occidentali in una vasta gamma di capacità e competenze” come dimostrano le capacità anti-satellite e l’attuazione di operazioni anti-access/area-denial (A2AD) nelle aree marittime e insulari del Mar Cinese Meridionale contese con gli Stati vicini in cui Pechino ha creato arbitrariamente delle “bolle di sicurezza” per dissuadere velivoli di altre nazionalità a sorvolarle. Capacità rafforzate con lo sviluppo della versione locale del sistema di difesa aerea a lungo raggio russo S-300 e l’acquisto in Russia del più efficace S-400.

L’obiettivo che Washington persegue con il rapporto è destare attenzione e allarme intorno al massiccio riarmo cinese allo scopo di creare un cordone di alleanze in grado di “contenerlo”: più o meno la stessa strategia adottata negli anni ’50 e ’60 nei confronti dell’Unione Sovietica. Il segretario alla Difesa, Mark Esper, ha effettuato una visita alle basi militari e presso gli alleati del Pacifico sullo sfondo della proposta, sostenuta dal Dipartimento di Stato statunitense, di saldare un’intesa con Australia, India e Giappone tesa a aumentare la cooperazione militare in chiara funzione anticinese e a ridurre le relazioni economiche con Pechino. Presentando il rapporto, lo stesso Esper ha voluto evidenziare un aspetto politico enfatizzato più spesso negli USA che in Europa: le forze armate cinesi, cioè l’Esercito Popolare di Liberazione “non serve il suo popolo o una Costituzione, ma il Partito comunista cinese nel suo tentativo di minare regole e norme in giro per il mondo”.

Da Pechino sono piovute immediatamente inevitabili forti critiche ai contenuti del rapporto definito “pieno di pregiudizi”, che esprime una “mentalità da guerra fredda” e teso a sostenere "la teoria della minaccia militare cinese” come hanno dichiarato i ministeri di Difesa ed Esteri: la portavoce di quest’ultimo ha negato che Pechino intenda raddoppiare le sue testate nucleari in 10 anni, sostenendo che si tratta di un documento “totalmente sbagliato”.