a cura di Stefano Fontana
  • ELEZIONI USA

La Nota Gomez e la Dottrina sociale della Chiesa

Ho già avuto modo di commentare la Nota con cui il presidente dei vescovi americani, l’arcivescovo di Los Angeles José H. Gomez, si è congratulato con Joe Biden per la vittoria alle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti. L’ho fatto però solo dal punto di vista, certamente fondamentale ma non unico, dell’accettazione dell’aborto da parte della Chiesa, dato che la Nota afferma la compatibilità tra essere cattolico ed essere un candidato alla Casa Bianca con un programma contrario alla vita.

La Nota Gomez però, pur nella sua brevità e in aggravio alla sua intempestività dato che la vittoria di Biden è ancora da essere confermata, presenta anche altre lacune dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa su cui vale la pena fare qualche osservazione.

La Nota inizia con la seguente affermazione: “Ringraziamo Dio per la benedizione della libertà. Il popolo americano si è espresso in queste elezioni”.  In questo modo si induce a pensare che la libertà donataci da Dio coincida con il suffragio universale, ossia con la libertà di esprimere un voto alle elezioni politiche. Inoltre fa coincidere la volontà di Dio con la volontà del popolo espressa nella cabina elettorale. Ne consegue che la democrazia procedurale – votare infatti altro non è che una procedura – è di per sé importante, indifferentemente dai contenuti morali e politici che con il voto vengono sostenuti. L’importante è che il popolo americano abbia votato e lo abbia fatto liberamente, qualsiasi linea politica abbia con ciò convalidato. Già da queste due righe iniziali si nota una impostazione che con la Dottrina sociale della Chiesa non ha proprio nulla a che fare.

Nelle righe immediatamente successive si legge: “Ora è il momento che i nostri leader si riuniscano in uno spirito di unità nazionale e si dispongano al dialogo e all'impegno per il bene comune”.  Anche qui nessun cenno ai contenuti e ai fini. Come votare è in sé un fatto positivo indipendentemente da altre considerazioni, così l’unità nazionale, l’impegno e il dialogo. È evidente che se l’unità nazionale, l’impegno e il dialogo sono finalizzati al male, cessano di essere consigliabili e sarebbe meglio astenervisi. È il fine che rende buone tutte queste cose.

La Nota Gomez ne accenna sostenendo che l’unità nazionale, l’impegno e il dialogo devono essere finalizzati al bene comune, che però rimane solo una frase vuota perché non si indica nessun suo elemento. Ad una frase del genere tutti possono aderire, perché è generica e vuota. Contiene inoltre il grave pericolo di far coincidere il bene comune con nostri atteggiamenti soggettivi – essere uniti tra di noi, dialogare tra di noi, impegnarsi non si sa per cosa – più che con la verità e il bene oggettivi.

In seguito la Nota, dopo aver ricordato che la priorità dei cattolici è di “seguire Gesù Cristo, per testimoniare il suo amore nelle nostre vite e per costruire il suo regno sulla terra” – frase di per sé molto impegnativa soprattutto nella seconda parte ma che rimane senza sviluppo – accenna a dei contenuti: “Abbiano il dovere speciale di essere operatori di pace, di promuovere la fraternità e la fiducia reciproca e di pregare per un rinnovato spirito di vero patriottismo nel nostro Paese”.

Ancora una volta si tratta di finalità incentrate sulle relazioni reciproche e non sui contenuti di bene. Inoltre, siccome la propaganda elettorale ha presentato Trump come arrogante e Biden come pacifico e pacificatore, queste frasi suonano di compiacenza per la vittoria del candidato democratico e di disponibilità a collaborare con lui. L’assenza di riferimenti a contenuti importanti – i temi della vita o della famiglia per esempio non vengono mai toccati nella Nota – manifesta un’ indifferenza della Chiesa per temi sociali fondamentali per la sua Dottrina sociale e veramente discriminanti le diverse linee politiche. Parlare di pace e di collaborazione non impegna in alcun modo nessuno.

Nell’immediato proseguo la Nota cerca di chiarire cosa essa intenda per democrazia: “La democrazia richiede che tutti noi ci comportiamo come persone virtuose e autodisciplinate. Richiede che rispettiamo la libera espressione delle opinioni e di trattarci gli uni gli altri con carità e civiltà, anche se possiamo essere profondamente in disaccordo nei nostri dibattiti su questioni di diritto e di politica pubblica”.

Siamo ancora nel campo delle procedure. Nulla si dice sui valori fondamentali per la convivenza civile sui quali la democrazia non può decidere. Con il voto – secondo la Nota – si può decidere tutto, basta che lo si faccia in modo disciplinato e rispettoso delle opinioni di tutti. Ma questa non è la visione di democrazia della Dottrina sociale della Chiesa. Non solo non è quella di Leone XIII ma nemmeno quella di Giovanni Paolo II. La democrazia deve avere dei contenuti morali senza dei quali non è democrazia.

La Nota si conclude col riconoscimento della cattolicità di Biden e, quindi, con l’accettazione della possibilità per un cattolico di essere a favore dell’aborto. Di questo punto, come detto sopra, mi ero già interessato.

Certo colpisce, anche se non stupisce, che una brevissima Nota come questa contenga così tante carenze di impostazione dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa e che i vescovi di un grande Paese come gli Stati Uniti d’America questo siano in grado di produrre.