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MUSEO DIOCESANO

La mostra blasfema genera mostri: aggredito l'artista a Carpi

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Condanna unanime e incondizionata per l'aggressione avvenuta nella sede della controversa mostra nel Museo diocesano di Carpi, dove un uomo ha vandalizzato la tela più contestata e ferito l'artista Andrea Saltini. Lo sciacallaggio di Avvenire.
DOSSIER: La mostra blasfema di Carpi

Cronaca 29_03_2024
Ingresso della mostra a Carpi

Uno squilibrato? Un fanatico? Al momento in cui scriviamo non è ancora chiaro il profilo dell’uomo che il mattino del 28 marzo si è recato nella chiesa di sant’Agostino di Carpi dove è in corso la mostra “Gratia Plena” al centro di una dura polemica, vandalizzando un’opera esposta e ferendone l’autore Andrea Saltini.

Il fatto è avvenuto intorno alle 10, quando un uomo che, secondo le testimonianze, aveva una parrucca e il volto coperto da una mascherina, è entrato nel locale della mostra dirigendosi verso “Longino”, l’opera che ha destato maggiori controversie proprio per il suo carattere blasfemo. Secondo l’agenzia Adnkronos, l’uomo «con un coltellino ha danneggiato la tela» che è stata anche «imbrattata con dello spray nero». È stato lo stesso Saltini, presente in quel momento, «a tentare di bloccare l'uomo (…) e ne è nata una colluttazione nel corso della quale l'artista è stato spintonato», e anche ferito leggermente al collo con il coltellino prima che l’aggressore si dileguasse. Saltini infatti, trasportato immediatamente in ospedale, è stato dimesso poche ore dopo con quattro punti di sutura. Dell’aggressore invece sembrano essersi perse le tracce, anche se i numerosi testimoni e le telecamere in zona dovrebbero aiutare gli inquirenti a identificare il colpevole.

L’aggressione è un fatto grave, senza alcuna giustificazione, e che oltretutto sposta l’attenzione rispetto al focus della polemica, che è la decisione della diocesi di organizzare in una chiesa e poi confermare – malgrado l’ampia protesta – una mostra oggettivamente blasfema. Come si ricorderà, il caso - sollevato dalla Bussola con un reportage da Carpi - ha poi visto comitati e associazioni coinvolgersi in una azione per spingere il vescovo Erio Castellucci a chiudere la mostra. Sono stati convocati dei rosari di riparazione (molto partecipati) proprio davanti alla sede della mostra e l’associazione Pro Vita e Famiglia ha organizzato una petizione online che ha superato le 30mila firme. Inoltre un esposto è stato presentato alla Procura di Modena per «vilipendio alla religione cattolica, bestemmia ed esposizione di immagini blasfeme in un luogo sacro» da parte dell’avvocato Francesco Minutillo. E prima ancora una denuncia era stata presentata dall’associazione Quanta Cura per violazione dell’articolo 403 del codice penale, che riguarda l’«offesa a confessione religiosa». A dimostrazione che lo scandalo per questa iniziativa diocesana è stato riconosciuto da tantissimi fedeli, anche di diversa provenienza ecclesiale. Ma davanti alle proteste così diffuse, la diocesi e il vescovo Castellucci in prima persona hanno alzato il muro invocando la “sacralità” dei percorsi artistici e giudicando in modo sprezzante i critici.

Ad ogni modo neanche una polemica rovente e una opposizione così ostinata della diocesi possono in alcun modo giustificare l’aggressione di ieri. E infatti le prime a condannare in modo inequivocabile quanto accaduto sono state le associazioni attive nella mobilitazione per chiedere la chiusura della mostra: l’associazione san Michele Arcangelo, attraverso il suo referente Simone Ortolani, e Pro Vita e Famiglia. Ortolani ha manifestato «profondo sdegno per l’atto di violenza perpetrato nei confronti del signor Andrea Saltini (…). Condanniamo con la massima fermezza qualsiasi forma di violenza». Sulla stessa lunghezza d’onda Pro Vita e Famiglia, che ha espresso la «massima solidarietà all’artista Andrea Saltini (…) per la folle e ingiustificabile aggressione subita». Entrambe le associazioni auspicano anche una adeguata «sanzione penale» per l’aggressore.

Comunque entrambe le associazioni non mancano di stigmatizzare l’atteggiamento della diocesi sull’intera vicenda della mostra: «In questa dolorosa vicenda – afferma il comunicato dell’associazione San Michele Arcangelo – è evidente la totale mancanza di discernimento e di buon senso anche da parte di chi avrebbe dovuto dialogare per evitare di esasperare gli animi e creare dolorose fratture nella comunità». E Antonio Brandi, presidente di Pro Vita, si «rammarica che una vicenda che si sarebbe potuta superare da tempo con l’uso di un po’ più di buonsenso abbia generato queste ripugnanti conseguenze».

Anche la diocesi di Carpi, ovviamente, ha pubblicato un comunicato di condanna dell’aggressione: «La diocesi di Carpi – si legge nel comunicato – esprime vicinanza e piena solidarietà al signor Andrea Saltini per l’inaudito atto di violenza di cui è stato vittima, augurando una pronta guarigione, e a tutti i collaboratori impegnati nella presentazione della mostra “Gratia Plena”». La diocesi inoltre «ringrazia le forze dell’ordine per il tempestivo intervento e si impegna a fornire la massima collaborazione allo svolgimento delle indagini volte alla ricerca dell’autore dell’insano gesto».

Se la condanna dell’aggressione è unanime e incondizionata – e non potrebbe essere diversamente – c’è però sempre qualcuno che vuole strafare e si dedica allo sciacallaggio. È il caso di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, che già nei giorni scorsi aveva pubblicato un articolo in cui trattava in modo sprezzante i critici della mostra. Ieri, nella sua edizione online, si è ripetuto, con lo stesso autore, non solo reiterando il disprezzo per chi osa criticare il «rigore teologico» dei dipinti di Saltini, ma attribuendo la responsabilità dell’aggressione a chi ha creato il «baccano» intorno a questa mostra. Parole che non meritano neanche una risposta; del resto non ci si può aspettare molto altro da chi del clericalismo ha fatto una bandiera.



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