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«La guerra? L'uomo non impara dai suoi errori»

«L'obiettivo è solo il petrolio». Parla Margherita Coletta, la vedova di Nassiriya, oggi impegnata per i bimbi dimenticati delle guerre africane. 

Margherita Coletta

Tra la mole di scatoloni da svuotare, Margherita Coletta ha portato da Avola, Siracusa, anche i ricordi che la legano indissolubilmente al marito Giuseppe e al figlio Paolo. Sono foto, ritagli di giornale di quei drammatici giorni, ma anche oggetti dal valore insignificante, che però nella quotidianità assumono il significato più profondo: la parte migliore della sua storia. E la parte migliore della nostra Italia.

Margherita è vedova di Nassiriya. Suo marito Giuseppe è uno dei 16 carabinieri uccisi il 12 novembre del 2003 nella cittadina irachena. La nostra Caporetto, uno dei momenti più alti di unità e dolore nazionale. Paolo invece è il primo figlio avuto dai due, morto di leucemia a sei anni quando la secondogenita Maria, era appena nata. Oggi la famiglia Coletta è composta per metà in terra, a Roma da appena sei mesi, e per l’altra metà in cielo. Ma sono poche le famiglie che possono vantare una unità simile. Margherita è balzata agli onori delle cronache perchè parlò di perdono all’indomani della strage che uccise i nostri militari impegnati in una «missione umanitaria, ma in un contesto di guerra», come ama ricordare lei.

E di quel perdono Margherita ha saputo declinare frutti e senso al meglio. In più scrive libri e guida l’associazione “Bussate e vi sarà aperto”, con la quale aiuta in Africa i bambini dimenticati del mondo, vittime di guerre che nemmeno finiscono sui giornali. E lo fa sulle orme del marito, che quando partiva per le missioni organizzava sempre voli speciali di viveri e giocattoli per l’altra metà del pianeta. Gira l'Italia per raccontare la sua testimonianza. Una testimonianza che è un inno alla vita. Possibile? Le chiediamo. “Dopo tanti lutti?”, “Dopo il dolore della perdita di un marito e di un figlio?” Eppure dalla sua storia si apre una finestra che mostra una vita piena e nella gioia.

Margherita, perché perdonare? E poi chi?
Non tanto l’individuo, ma il peccato in sè. Il perdono è la possibilità di tornare sui propri passi, tornare migliori. E dunque risorgere.

Chi le è stato vicino?
L’affetto della gente che ha condiviso questo dolore, gli amici, ma soprattutto la presenza di Cristo, una presenza vera, non un’illusione.

Intanto ci troviamo ancora in guerra. La chiamano in tutti i modi, per non pronunciare quella parola...
L’uomo non impara mai dai suoi errori. C’è sempre chi vuole essere più forte degli altri. Questa volta il vero obiettivo è il petrolio.

Come vede il perdono oggi?
E’ legato alla nostra fede cristiana, è una conseguenza di quello in cui crediamo: se Lo amiamo dobbiamo seguirLo. Per capire dobbiamo metterci al posto dell’altro, come ha fatto Gesù, altrementi non avrebbe nessun senso.

Girando per l’Italia che Paese ha trovato?

Un’Italia assetata di verità. Ognuno lascia qualcosa, anche il dolore che comunicano non è mai fine a se stesso. E dal suo dolore è nato qualche cosa di importante... Già prima della morte di Giuseppe portavamo avanti questi progetti. Oggi li abbiamo solo intensificati.

Pensando a suo marito lo immagina più eroe o martire?
Nessuno dei due. E’ stato un uomo semplice e buono, che ha fatto il suo dovere. Fare il proprio dovere è eroismo?

A volte sì. Perchè ha scelto l’Africa?

E’ il Signore che ha scelto per noi facendoci conoscere il Burkina Faso. Stiamo finanziando i lavori per la costruzione di un orfanotrofio e stanno partendo i lavori: vede, Dio sposa i progetti quando sono puliti.

Come ha fatto?

Siamo partiti da zero, o meglio, con i 10mila euro dati dallo Stato come risarcimento per la morte di Giuseppe.

Chi la aiuta?
Un po’ di soci sparsi in tutt’Italia.

Perchè dalla Sicilia si è trasferita a Roma?

E’ stato un desiderio della bambina, è una nuova esperienza. Non c’era un motivo valido che ci portava qui, ma non sappiamo che cosa ci riserverà il Signore nell’abitare a Roma.

Lei fece scalpore perchè chiese di visitare Eluana Englaro. Perchè?

Per poter raccontare la verità rispetto alle tante bugie che venivano dette sul suo conto.

Tipo?
Che era in fin di vita, che era tenuta in vita da un macchinario, invece non era nè più nè meno che una grave disabile. Le hanno tolto la vita solo perché non era autonoma. Capisce?

Sì, ma la gente ha capito?
Sì, la gente è assetata di verità.

Però polemiche ce ne furono, eccome...
Ricordo una mamma durante un incontro. Era con la figlia appena adolescente, interessatissima. Ad un certo punto la madre la prende per mano e la trascina controvoglia fuori.

Siamo nel 150esimo dell’Unità d’Italia. Che cos’è la Patria?

E’ quella cosa che unisce e non divide.

Dica la verità. Un marito morto per la Patria fa urlare contro lo Stato...

No, non ho mai rinnegato la mia Patria. Per me, anche sulla base dell’impegno e del sacrificio di mio marito, Patria è il dono di sé all’altro. Se Patria è voler stare bene a tutti costi e osteggiare gli altri allora no, non mi sta bene. E l’Italia grazie a Dio è amata nel mondo proprio per questo: per l’apertura che ha verso gli altri. Noi non siamo usurpatori non imponiamo la nostra volontà. Forse è anche per questo che i militari italiani sono visti sempre bene. Proprio come Giuseppe.