La Germania accusa la Russia di attacchi ibridi. Ma con un occhio al voto
La Germania ritiene ufficialmente la Russia responsabile del tentativo di attentato all'aeroporto di Lipsia. Si tratta di un'accusa grave, ma non supportata da prove inoppugnabili. E viene da pensare che l'obiettivo sia politico, contro l'AfD e i partiti euroscettici, Vannacci incluso.
La Germania ritiene la Russia “responsabile dell’attacco ibrido” compiuto all’inizio di agosto con un drone carico di esplosivi all’aeroporto di Lipsia, uno scalo strategico per l’esercito tedesco ma soprattutto per l’Ucraina che qui basa i suoi aerei da trasporto pesante An-124.
«Nel complesso, le indagini della polizia, le modalità operative e le informazioni dei servizi di intelligence dimostrano una responsabilità russa nel tentativo di attentato all’aeroporto di Lipsia», ha dichiarato l ministro dell’Interno Alexander Dobrindt sostenendo che i «mezzi d’azione osservati si inseriscono nello schema ben noto delle operazioni ibride russe in Europa. La configurazione dei droni» e l’impiego di «diversi componenti, esplosivi e dispositivi di innesco» rimandano ad «altre operazioni ibride condotte dalla Russia e alla sua guerra contro l’Ucraina», ha precisato. La tecnologia utilizzata e «l’interazione tra i diversi elementi devono essere qualificate come professionali e rivelano un elevato livello di competenza tecnica, nonché un notevole sforzo organizzativo», ha proseguito.
Se l’esecuzione finale del “tentativo di attentato” è stata affidata ad agenti cosiddetti “usa e getta”, questi ultimi avrebbero agito «su ordine delle autorità statali russe», ha aggiunto il ministro a cui ha risposto il ministro degli Esteri, Johann Wadephul, che ha annunciato la chiusura, entro una quindicina di giorni, dell’ultimo consolato russo rimasto in Germania, quello di Bonn, e di un centro culturale russo a Berlino sospettato di ospitare spie.
La vicenda lascia aperti numerosi interrogativi. Il ruolo di Mosca non si può escludere, considerando i rapporti tra Germania e Russia, ma Berlino non ha prodotto prove chiare delle responsabilità russe e sorprende che tre droni (non uno) siano entrati nell’aeroporto di Lipsia senza essere rilevati, ma anche che fossero dotati di esplosivi (appena 50 grammi a quanto pare) e che nessuno sia esploso.
I casi precedenti di droni in volo sugli aeroporti del Nord Europa, definiti dal ministro degli interni tedesco “casi ricorrenti”, non sono mai stati attribuiti con certezza alla Russia. Inoltre gli indizi citati da Dobrindt circa configurazione e componenti dei droni sono facilmente replicabili da chiunque abbia accesso ai droni impiegati in guerra dai russi, quindi certamente dai tedeschi e dagli ucraini. Pochi giorni dopo i fatti di Lipsia anche in Germania si fece strada l’ipotesi di un’operazione sotto falsa bandiera effettuata dagli ucraini, facilitati dalla presenza dei loro aerei cargo in quell’aeroporto e interessati a esacerbare i rapporti tra Berlino e Mosca.
Peraltro, non sarebbe certo il primo attacco ucraino contro la Germania dal momento che un tribunale tedesco ha posto sotto processo alcuni sommozzatori ucraini per la distruzione dei gasdotti Nord Stream, nel settembre 2022, attentato che la procura tedesca ritiene sia stato ordinato dal governo di Kiev, ma che quattro anni or sono in molti vollero attribuire alla Russia. In quel caso Berlino non ha chiuso consolati né minacciato rappresaglie ma, al contrario, ha accresciuto il supporto a Kiev fino a far diventare la Germania il primo fornitore di armi e denaro all’Ucraina.
Qualcosa di più sui fatti di Lipsia potremo farse saperlo dai due sospetti individuati dalla polizia, ma non ancora fermati e probabilmente già oltre confine. Secondo i media tedeschi gli inquirenti sono certi di aver individuato un uomo nato in Russia con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo e visto turistico italiano, entrambi già noti alle autorità.
Il quotidiano tedesco Bild riferisce che sarebbero state trovate tracce di DNA riconducibili all'uomo che ritengono abbia avuto un ruolo chiave nella preparazione dell'attacco. I suoi spostamenti sono stati in gran parte ricostruiti: secondo le fonti, si sarebbe recato in Germania passando dall'aeroporto di Berlino Brandeburgo alla fine di luglio, avrebbe proseguito per la Sassonia e avrebbe lasciato il Paese due giorni prima del fallito attentato. L'emittente ARD riferisce che avrebbe legami con un'agenzia di intelligence russa. Secondo quanto riportato da Bild, gli inquirenti sono alla ricerca di almeno quattro persone coinvolte, dalle quali le autorità hanno ottenuto tracce di DNA o i cui telefoni cellulari sono stati localizzati dalle celle telefoniche.
La Russia ha respinto categoricamente le accuse di Berlino e ha avvertito che le misure decise dalla Germania «sono un passo verso la distruzione delle relazioni» si legge nel comunicato pubblicato dal ministero degli Esteri russo dopo la convocazione dell'incaricato d'affari tedesco in Russia. Mosca sottolinea che «Berlino ha deliberatamente lanciato una vera e propria provocazione volta ad acuire le tensioni tra Russia e Germania» e che «le azioni delle autorità tedesche riceveranno una dura risposta».
Ue, Nato e tutte le nazioni europee hanno espresso solidarietà a Berlino in molti casi facendo riferimento a risposte comuni. «Ho appena parlato con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. La Nato è pienamente solidale con la Germania dopo l'attacco ibrido russo a Lipsia del 14 agosto», ha scritto su X il segretario generale della Nato, Mark Rutte. «Le prove sono chiare - aggiunge - Accolgo con favore le misure annunciate in risposta dalla Germania. La Nato continuerà a rafforzare la capacità di deterrenza e difesa di tutti gli Alleati contro qualsiasi minaccia, comprese azioni maligne come quelle viste a Lipsia e altrove nell'Alleanza - conclude - I tentativi della Russia di intimidirci, di compromettere la nostra unità e la nostra volontà di sostenere l'Ucraina sono inutili e falliranno. È incrollabile il nostro sostegno all'Ucraina, così come il nostro impegno ferreo per la difesa collettiva della Nato».
A mettere il dito sulla vera piaga che potrebbe profilarsi a breve termine è stato, forse involontariamente, il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Wicklow, in Irlanda, dove è in corso l’incontro tra i ministri egli Esteri della Ue. «La Russia vuole destabilizzare l'Occidente, vuole destabilizzare l'Europa. Noi non ci facciamo destabilizzare dalla Russia», ha affermato Tajani. Il titolare della Farnesina ha aggiunto che Mosca cercherà di «influenzare le elezioni all'interno dell'Unione Europea per favorire le forze anti-europeiste», sostenendo che «l'obiettivo della Russia è quello di disgregare l'Europa, perché l'Europa tiene testa alla Federazione Russa».
A parte il fatto che è l’Europa a voler destabilizzare la Russia, come dimostrano le iniziative a favore di Kiev, le sanzioni e, tra tutte, le dichiarazioni dell’Alto Commissario Kaja Kallas su un auspicato futuro in cui la Russia dovrebbe essere divisa in più repubbliche, è proprio il tema del voto quello di maggiore rilievo strategico per i governi europei. L’esito del referendum in Islanda sull’adesione alla Ue non ha aperto un auspicabile dibattito sui fallimenti di un’Europa, portata sull’orlo del baratro economico e della guerra da una classe dirigente imbarazzante, ma è stato attribuito all’influenza della propaganda putiniana.
Attribuire all’influenza russa e al putinismo ogni vittoria elettorale che veda sconfitte le forze politiche che oggi cercano il braccio di ferro con Mosca, potrebbe costituire il contesto perfetto per annullare elezioni o mettere fuori legge partiti che oggi incassano molti consensi popolari. Di fatto per intonare il de profundis della democrazia. Dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali in Romania del novembre 2024, vale la pena chiedersi se le accuse a Mosca per il supposto attentato all’aeroporto di Lipsia cadano solo casualmente a pochi giorni dalle elezioni nel Land tedesco di Sassonia-Anhalt, dove Alternative fur Deutschland è data dai sondaggi come primo partito con il 40% dei consensi. Meglio non dimenticare che da oltre un anno AfD, pur trattandosi oggi del primo partito tedesco per consensi, è “sotto osservazione” dei servizi segreti interni con la minaccia esplicita di dichiararlo fuori legge per eversione.
Sempre solo casualmente ieri il Financial Times ha definito Roberto Vannacci, leder di Futuiro Nazionale, un "cavallo di Troia dell'influenza russa in Italia", definizione peraltro utilizzata in una recente analisi dall'European Council on Foreign Relations (Ecfr). Il quotidiano britannico ricostruisce le posizioni di Vannacci partendo dall'attacco alla politica italiana di sostegno all'Ucraina sul caro-carburanti. «Quando i prezzi della benzina in Italia hanno raggiunto quest'estate il livello più alto degli ultimi tre anni, l'esponente della destra radicale Roberto Vannacci ha interrotto le sue vacanze al mare per dare la colpa all'Ucraina», scrive il Financial Times. In un video sui social, Vannacci aveva sostenuto che gli attacchi dei droni ucraini alle raffinerie russe avessero fatto "volare alle stelle" i prezzi dei carburanti, proponendo come soluzione: "Smettere di dare armi e denaro all'Ucraina".
Secondo il Financial Times, l'attacco di Vannacci «ha aperto un nuovo fronte contro la premier Giorgia Meloni», sfidando direttamente la sua politica estera fortemente favorevole all'Ucraina «con argomenti sorprendentemente vicini a quelli di Mosca».
Eppure molti istituti di ricerca e agenzie internazionali, non certo putiniani, attribuiscono la corsa dei prezzi dei carburanti ai danni subiti dalle raffinerie nel Golfo Persico e in Russia, queste ultime causate dagli attacchi ucraini, sostenuti anche dall’Italia, che hanno indotto la Russia a sospendere le esportazioni di diesel, pari a 1,3 milioni di barili al giorno.
Vannacci ha replicato definendo il Financial Times «espressione di quegli ambienti finanziari e di quell’establishment internazionale che da sempre pretende di spiegare agli europei cosa devono pensare» e che lo accusa di essere il «Cavallo di Troia della Russia senza uno straccio di prova concreta di ordini ricevuti da Mosca, finanziamenti occulti o rapporti clandestini. Bastano posizioni politiche non allineate sulla guerra in Ucraina e una crescita nei sondaggi per trasformare un avversario politico in un sospetto agente del Cremlino».


