• ELIZABETH ANSCOMBE

La filosofa cattolica che andava controcorrente

«La sua fede ha svolto un ruolo decisivo nel suo pensiero. Perché si trattava di una fede “intelligente”. La ragione si rivolge alla fede, e viceversa». «Gli studenti dormienti non li voleva nelle sue aule. Amava interloquire con gente desta a scoprire il vero». Intervista a Elisa Grimi sulla figura di Elizabeth Anscombe (1919-2001), la filosofa di cui ricorre il centenario della nascita, che per due volte venne arrestata per aver protestato contro l’aborto.

Da oggi a sabato 25 maggio si terrà all’Università di Urbino una conferenza internazionale sulla filosofa Elizabeth Anscombe (1919-2001), madre di sette figli, convertitasi al cattolicesimo durante gli studi universitari, critica rispetto a consequenzialismo ed etica della situazione (che negano l’esistenza di norme morali assolute) e che non di rado prese pubblicamente posizione per difendere gli insegnamenti della Chiesa su temi quali l’aborto e l'eutanasia. Anzi, in modo del tutto controcorrente rispetto a molti colleghi filosofi, finì perfino per essere arrestata in due occasioni, per aver protestato all’esterno di una clinica abortiva britannica.

La conferenza che inizia oggi pomeriggio prende spunto dal centenario della nascita della Anscombe (qui il programma completo) e vede tra i suoi principali relatori lo scrittore e giornalista irlandese John Waters, il presidente dell’American Maritain Association, James Hanink, nonché altri noti filosofi e accademici come Juan Mercado (Pontificia Università della Santa Croce), Giacomo Samek Lodovici (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Cyrille Minchon (Università di Nantes).

La Nuova BQ ha intervistato Elisa Grimi, autrice di un’ampia monografia sulla Anscombe (G.E.M. Anscombe. The Dragon Lady) e tra gli organizzatori della conferenza di Urbino, per conoscere meglio la figura di questa filosofa cattolica.

Elisa Grimi, perché una conferenza internazionale su Elizabeth Anscombe? Dove sta l’importanza della sua figura oggi?

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di questa straordinaria filosofa di Limerick, Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe [qui accanto in una foto da giovane]. Di qui l’idea di organizzare un convegno che vedesse riunite le maggiori voci su panorama europeo di studiosi che si sono dedicati a questa filosofa. Inoltre, Anscombe è una filosofa che ha trattato tematiche della contemporaneità, oggi enormemente attuali, proprio in campo etico e sociale. C’è bisogno di una filosofia che parli all’umano, senza vuoti raggiri. Anscombe era così. Gli studenti dormienti non li voleva nelle sue aule. Amava interloquire con gente desta a scoprire il vero che è custodito in ogni frammento di realtà. Ecco perché la sua fede ha svolto un ruolo decisivo nel suo pensiero. Perché si trattava di una fede “intelligente”. La ragione si rivolge alla fede, e viceversa: per richiamare due celebri testi di un atteso ospite d’onore del convegno, il professor John Haldane, si tratta cioè di una faithful reason (“ragione fedele”) e una reasonable faith (“fede ragionevole”).

Come avvenne la sua conversione? E come incise sui suoi studi?

Come ricorda Jenny Teichman (J. Teichman, “Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe. 1919-2001”) i due più importanti eventi della vita personale di Elizabeth furono la sua conversione e il suo matrimonio con il filosofo e professore di logica Peter Geach. Questi era figlio unico, di madre polacca, e venne cresciuto in Inghilterra. Anscombe e Geach collaborarono molto sia elaborando saggi che traduzioni. La cosa interessante è che l’interrogare filosofico di Anscombe non si è mai staccato da problemi oggettivi e che in prima istanza facevano a lei stessa problema. Il tema della causa prima, della causalità e del libero arbitrio, ovvero della reale libertà dell’uomo a fronte delle concezioni deterministiche predominanti la portarono a un ricercare attento e appassionato. Di qui la sua passione per Hume, filosofo al quale dedicò molta attenzione assieme ad Aristotele e a san Tommaso d’Aquino, oltre che all’estimato Wittgenstein dal cui pensiero però si staccò. Una ricerca autentica del vero.

La Anscombe venne chiamata The Dragon Lady? Perché questo appellativo?

Il curioso appellativo lo si deve a J. O’Grady  (“Elizabeth Anscombe”, The Guardian, 11/01/2011). Anscombe era una donna dal temperamento deciso ed estremamente acuta. Una pensatrice guerriera, di quelle che scarseggiano oggi. Credeva in ciò che diceva. Mi piace a proposito richiamare la sua opposizione pubblica al conferimento della laurea honoris causa al presidente Truman [per via della sua responsabilità nell’impiego della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, ndr], alle sue battaglie in campo morale e bioetico nei confronti del contesto oxoniense. Come osserva bene Anselm Müller, negli scritti di Anscombe si ritrova una forte, quasi instancabile, insistenza per la verità; la verità inoltre si pone quale condizione per comprendere cosa rende buona un’azione. È dall’azione che Anscombe parte; la sua concezione antropologica non può prescindere dal considerare il soggetto nel suo contesto “attivo” e quindi per come si manifesta.

La Anscombe coniò il termine “consequenzialismo” e ne esplicitò gli errori. Perché la sua filosofia è opposta al consequenzialismo?

Secondo quanto osservato da Roger Crisp il termine “consequenzialismo” è stato introdotto da Anscombe nel suo celebre saggio Modern Moral Philosophy. Secondo questa concezione l’azione giusta è quella che produce le conseguenze migliori. Anscombe, avendo alle spalle la contestazione riguardo al conferimento della laurea honoris causa al presidente Truman, nel trattare il consequenzialismo mostra un forte disprezzo, definendola una filosofia superficiale. Ora, seppur si possono rilevare delle lacune nell’argomentazione di Anscombe, è bene guardare al cuore del problema che presenta nella sua critica ai filosofi morali moderni, vale a dire il fatto che un consequenzialista non ha basi per poter dire che una cosa sarebbe permessa e un’altra invece no; per un consequenzialista sono infatti le conseguenze a decidere e innanzi ai casi limite, quando occorre far ricorso a una sorta di norma, è proprio allora che ci si ritrova spiazzati, non potendola che rinvenire all’interno delle norme vigenti in un preciso contesto.

Non era insomma una facile a compromessi. La Anscombe, una convertita, è nota anche per aver affrontato controversie pubbliche a difesa degli insegnamenti della Chiesa. Fino a che punto si spinse in questa sua battaglia per la verità, può farci qualche esempio?

Il suo attaccamento al vero e il suo assumere innanzi ai problemi una posizione ferma, decisa, irremovibile, facevano spesso scandalo dinnanzi ai colleghi; si richiami soltanto la sua presa di posizione rispetto alla guerra, o ancora la sua battaglia contro l’aborto - più volte scese in piazza per manifestare pubblicamente - la contraccezione (su questo tema sollevò le obiezioni dei più tra cui quella di Peter Winch, Michael Tanner e Bernard Williams) o l’eutanasia.

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