• INTERVISTA

«La fede uccisa dagli abusi ma la Chiesa non crollerà»

Su Vatican Insider parla mons. Scicluna, l'uomo che affianca Ratzinger nella lotta alla pedofilia: «Decisivo ascoltare le vittime».

Monsignor Scicluna

È ufficialmente il «promotore di giustizia» della Congregazione per la dottrina della fede. Di fatto monsignor Charles J. Scicluna è il braccio destro di Joseph Ratzinger nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa. In un’intervista rilasciata a Vatican Insider, a firma di Andrea Tornielli, monsignor Scicluna ha usato parole dure per stigmatizzare i casi di abusi che uccidono la fede quando vengono commessi da sacerdoti: «È vero – ha detto il prelato di origini maltesi – esiste una differenza specifica tra l’abuso perpetuato da un laico e quello di un sacerdote. Il prete si permette di commettere questi atti in quanto prete, su vittime che confidano di incontrare in lui il “buon pastore”». E ha aggiunto: «Se l’abuso l’ha commesso un sacerdote, la traccia nella vittima rimane ancora più grande, c’è una fiducia spirituale che viene distrutta, una fede che viene uccisa».

Eppure nonostante tutto, Scicluna non ha perso la speranza: «Ho compreso che se la Chiesa non è crollata, nonostante questi scandali, è proprio perché ha un fondamento soprannaturale. Altrimenti non si spiega». Grande è stato anche l’impegno del Papa: «La Chiesa – ha spiegato Scicluna – considera tra i suoi tesori più preziosi l’innocenza dei bambini, e la leadership di Benedetto XVI è stata ed è fondamentale. Ha avuto il coraggio di dire: qui abbiamo sbagliato, qui dobbiamo cambiare…». Emblematica fu la meditazione di Ratzinger per la Via Crucis, il Venerdì Santo del 2005, in cui parlò della «sporcizia» nella Chiesa: «Quelle parole venivano da tre anni passati a studiare i casi di abuso – ha detto Scicluna - c’era la consapevolezza della necessità di guardare in faccia i peccati del clero».

Però secondo il presule, la condizione per mettere in atto la svolta voluta da Benedetto XVI è una sola: «Il cambio di mentalità è possibile solo per quelli che hanno il coraggio di incontrare le vittime degli abusi, di accoglierle, di ascoltare i loro racconti. Se non lo si fa, si può aver letto di tutto, essere preparatissimi, ma non si riesce a comprendere fino in fondo il dramma che comportano questi tremendi peccati. C’è una reazione, una rabbia nelle vittime dei preti che non si riscontra negli altri casi, perché tocca la profondità dell’anima». Una strada che per Scicluna sta già dando risultati: «Grazie a Dio, alle norme più severe e alla crescita di una nuova coscienza, questi casi sono in netta diminuzione rispetto al passato. Dobbiamo continuare a essere vicini alle vittime, trattate per troppo tempo come “nemiche” del buon nome della Chiesa, invece che come persone ferite nell’anima, da accogliere e da aiutare innanzitutto facendo in modo che ciò che hanno subito non si ripeta».

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