• PARIGI

La donna del vescovo, nuova tegola sulla Chiesa francese

L'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, si è dimesso. Lui stesso ha confermato le indiscrezioni di Le Figaro su un suo rapporto ambiguo con una donna. Sul'episcopato di Aupetit, accusato da molti di essere autoritario, ora però l'ultima parola spetta a Papa Francesco che deve decidere se accogliere o no le dimissioni. 

L'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, si è dimesso e lo ha comunicato al Santo Padre in una lettera arrivata a Roma giovedì sera. Nonostante il presule avesse preannunciato questa decisione nel corso nel consiglio episcopale di lunedì, la notizia sarebbe dovuta rimanere riservata fino alla decisione del Papa. Ieri, però, nello stesso giorno in cui Francesco ha ricevuto Emmanuel Macron in Vaticano, qualcuno deve aver passato la notizia a "Le Figaro".

L'indiscrezione del quotidiano è stata confermata dal diretto interessato a Céline Hoyeau di "La Croix" alla quale ha confidato di aver rimesso il proprio incarico nelle mani del Pontefice allo scopo di preservare l'arcidiocesi. Monsignor Aupetit, infatti, era finito nella bufera mediatica dopo che il settimanale liberal "Le Point" aveva pubblicato martedì scorso un'inchiesta su di lui, accusandolo di gestione autoritaria dell'arcidiocesi e di aver avuto una relazione sentimentale con una donna. Marie Bordet e Violaine de Montclos, autori dell'inchiesta, hanno riportato quest'ultima circostanza ricollegandola al presunto silenzio dell'arcivescovo dopo la pubblicazione del rapporto Sauvé.

La prova della presunta liason con una donna consenziente starebbe in una mail del 2012 che Aupetit inviò per errore alla sua segretaria. Secondo "Le Point" i suoi collaboratori più vicini ne avrebbero scoperto l'esistenza nel 2020 e a quel punto avrebbero affrontato il presule per un chiarimento, ottenendo una promessa di dimissioni che non si sarebbe poi concretizzata. All'epoca era vicario generale a Parigi e del caso sarebbero stati informati sia l'allora arcivescovo, il cardinale André Armand Vingt-Trois, che il prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet.

Interrogato su quella mail da "Le Point", Aupetit non ne ha negato l'esistenza, sostenendo però che lui ne era il destinatario e non il mittente. "Quando ero vicario generale - ha cercato di spiegare - una donna si è fatta viva a più riprese con visite, email ecc., a tal punto che talvolta ho dovuto prendere delle disposizioni per distanziarci", ammettendo però che "il mio comportamento nei suoi riguardi è potuto essere ambiguo, lasciando così sottendere l'esistenza tra di noi di una relazione intima e di rapporti sessuali, cosa che smentisco con forza".

La telefonata con i giornalisti ha messo in allarme l'arcivescovo che ha, dunque, preannunciato l'intenzione di dimettersi al suo consiglio episcopale il giorno prima che l'inchiesta venisse pubblicata. Oltre a ciò, "Le Point" ha addebitato ad Aupetit una gestione autoritaria e ristretta del potere, rimproverandogli in particolare le dimissioni del suo ex vicario noto per l'impegno a favore dei migranti, monsignor Benoist de Sinety, e la chiusura del centro pastorale 'arcobaleno', Saint Merry.

Insomma, accanto alla 'bomba' sulla presunta relazione con una donna, l'inchiesta di "Le Point" ha raccolto i giudizi negativi sull'arcivescovo che provenivano dai settori più progressisti della comunità cattolica parigina. D'altra parte, le accuse di autoritarismo e mancanza di ascolto che gli muoveva una parte del clero parigino erano già state riportate da "Liberation", indicando come fonte proprio l'ex vicario Benoist de Sinety. L'eventuale passo indietro di Aupetit, però, non farebbe strappare i capelli ai settori più conservatori dal momento che l'arcivescovo si è reso protagonista di una delle applicazioni più restrittive del Traditionis custodes, limitando la celebrazione in Forma Straordinaria a soltanto cinque chiese della diocesi e suscitando le proteste dei fedeli.

Anche con il presidente Macron i rapporti non sono idilliaci, avendone criticato il silenzio sui cristiani nei giorni successivi all'incendio di Notre Dame e le restrizioni al culto per contrastare la pandemia. La notizia della rinuncia di Aupetit arriva nello stesso giorno in cui Tim Stanley e Henry Samuel hanno svelato in esclusiva sul "The Telegraph" come potrebbe diventare la cattedrale di Notre Dame dopo la ristrutturazione: secondo fonti consultate dai due giornalisti, quattordici cappelle interne avranno murales e frasi contemporanee proiettate sulle pareti e l'opera finale assomiglierà ad "uno showroom sperimentale che mutilerebbe l'opera di Eugene Viollet-le-Duc".

All'epoca dell'incendio, l'arcivescovo di Parigi aveva espresso l'auspicio che la chiesa venisse ricostruita rispettandone il legame con la tradizione cristiana, ma il piano di ristrutturazione del governo francese - proprietario dell'edificio - sembrerebbe non averne tenuto particolarmente conto. Ora, però, il presule ha altro a cui pensare: il suo futuro sarà deciso da Papa Francesco sul cui tavolo è arrivata la lettera di rinuncia all'incarico episcopale. La accetterà o la rispedirà al mittente, come accaduto nel caso del cardinale Reinhard Marx?

Oppure gli concederà una pausa temporanea come a Colonia per il cardinale Rainer Maria Woelki? Aupetit, a differenza loro, non ha ricevuto la berretta rossa:  un'anomalia per un'arcidiocesi così importante come quella di Parigi ma che, forse, con le rivelazioni di "Le Point" sull'esistenza di rapporto ambiguo con una donna di cui Roma sarebbe stata a conoscenza, trova oggi una spiegazione più convincente della presunta allergia di Papa Francesco per l'episcopato francese di cui molti hanno scritto in passato.

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