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La convivenza prima del matrimonio? Lo danneggia

Il Journal of Sex Research pubblica una ricerca di due studiose dell’Università della Florida, basata su un campione di oltre 100 coppie. L’indagine, durata quattro anni, mostra che la convivenza prematrimoniale non è un elemento positivo per la vita di coppia, mentre le coppie sposatesi senza prima convivere mostrano maggiore sintonia. Risultati che suggeriscono una riflessione sulla Chiesa.

I matrimoni calano, le convivenze aumentano, la morale cristiana è sempre più irrisa e incompresa. Tutto vero. Ma l’insegnamento della Chiesa sul fidanzamento e sull’unione matrimoniale non invecchia, anzi: rimane quantomai valido. Al contrario, le convivenze prematrimoniali - ormai accettate come un dato di fatto persino in casa cattolica - continuano a rivelarsi dannose per il matrimonio. Perfino sul versante rispetto al quale dovrebbero costituire una sorta di garanzia preventiva: quello sessuale.

A certificarlo è una nuova ricerca apparsa sul Journal of Sex Research a firma di Emma E. Altgelt e Andrea L. Meltzer, due studiose del dipartimento di psicologia dell’Università della Florida. Le autrici - selezionato un campione di oltre 100 coppie, tutte composte da uomini e donne - hanno chiesto loro svariati dettagli sulla loro storia, sulla loro vita intima, sul loro grado di soddisfazione sessuale, eccetera. Gli incontri con le coppie, semestrali, sono durati per ben quattro anni, consentendo un’osservazione prolungata.

Alla fine del loro lavoro, Altgelt e Meltzer si sono imbattute in almeno due scoperte interessanti. La prima riguarda la relazione tra corteggiamento e soddisfazione sessuale: le coppie con i corteggiamenti e i fidanzamenti più lunghi si sono rivelate quelle con una vita intima meno appagante. La seconda evidenza emersa - quella più significativa - è quella relativa alla convivenza prematrimoniale, che in maniera del tutto contro-intuitiva si è rivelata un elemento non esattamente positivo per la vita di coppia.

Infatti, si è visto che le coppie che si sono sposate senza prima convivere sono quelle che non solo avevano un numero di rapporti sessuali più elevato, ma che pure esprimevano maggior soddisfazione da questo punto di vista. L’obiezione qui potrebbe essere quella secondo cui le coppie sposatesi senza prima convivere necessariamente erano più felici perché non avevano fatto ancora i conti, rispetto alle altre, con l’inevitabile dimensione abitudinaria e inerziale che prima o poi sopraggiunge sempre in una relazione. Peccato però che Altgelt e Meltzer abbiano scoperto che la differenza, per esempio nella frequenza sessuale, tra le coppie sposatesi senza prima convivere e le altre, non solo rimaneva netta, ma addirittura aumentava, a dimostrazione di una sintonia duratura.

Ne consegue come in questo studio i benefici dello sposarsi senza prima sperimentare la convivenza siano parsi piuttosto netti. Dato per nulla banale, anche se a ben vedere non si tratta di un unicum. Per quanto si fatichi a parlarne, al di fuori della cerchia di addetti ai lavori, sono difatti ormai numerose le ricerche che evidenziano i benefici non soltanto della non convivenza, ma pure della stessa castità prematrimoniale.

Per esempio, uno studio del 2010 curato dai ricercatori della Brigham Young University’s School of Family Life, effettuato esaminando un campione di oltre 2.000 soggetti sposati, aveva riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei coniugi. Analogamente, in una ricerca pubblicata sul Journal of Marriage and Family, eseguita monitorando ben 600 coppie, è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale.

E potremmo continuare citando numerosi altri studi simili, se lo spazio non fosse tiranno e non ci imponesse una breve riflessione conclusiva rispetto a quello che, in tema di famiglia e matrimonio, è l’insegnamento della Chiesa. Un insegnamento che, perfino a detta di alcuni cattolici e purtroppo di qualche pastore, sarebbe oggi da «aggiornare» in quanto troppo rigido e fuori dal tempo.

Eppure, curiosamente, proprio là dove certa teologia sembra vacillare, ci stanno pensando la psicologia e la sociologia a evidenziare quello che dovrebbe essere chiaro e purtroppo non lo è ancora, e cioè il fatto che la Chiesa non vuole castrare l’uomo né limitarne la gioia. Tutt’altro: lo vuole felice. Il punto è che per raggiungere la vetta della felicità, anche quella di coppia, non si può procedere per tentativi né con improvvisazione. Al contrario, occorre faticare e pure molto. Ma la bellezza della cima, alla fine, ripaga ogni sforzo.