• CHIESA E MUSICA

La cantoria di Paolo V, capolavoro per il culto divino

Il 28 gennaio di quattrocento anni fa moriva a Roma papa Paolo V, al secolo Camillo Borghese. Fu lui a voler trasferire le solenni cerimonie che si svolgevano nella Sala Regia e nella Cappella Sistina: nacque così la Cappella Paolina, che superò i problemi acustici della Sistina. Un esempio che ricorda quale cura avesse la Chiesa per la musica sacra e la liturgia.

Quattrocento anni fa, «a dì 28. di Gennaro 1621. morse nel Palazzo di Monte Cavallo Papa Paolo V. di Casa Borghesi, Romano, quantunque la sua Casata discenda da Siena. Visse nel Papato anni 15, mesi 8, giorni 12» (G. Gigli, Diario romano (1608-1670), Tumminelli, Roma 1958, p. 48).

Di famiglia originaria di Siena, il futuro papa Paolo V, Camillo Borghese, nasce a Roma il 17 settembre 1552. Ottenuto il dottorato in utroque iure, fu avvocato concistoriale prima di impegnarsi in una brillante carriera ecclesiastica che, attraverso vari incarichi (tra cui quello di nunzio di papa Clemente VIII a Filippo II re di Spagna, quello di cardinale vicario di Roma e quello di capo dell’Inquisizione romana), lo porterà sul soglio pontificio il 16 maggio 1605, a 53 anni. Il 13 dicembre 1606 creò un Banco di deposito presso l’Ospedale romano di S. Spirito in Sassia.  Quando nell'Europa centro-orientale scoppiò quel conflitto - apparentemente religioso, ma sostanzialmente politico - noto come guerra dei Trent’anni (1618-1648), Paolo V finanziò la lega dei principi cattolici.

Durante il suo pontificato, il 5 marzo 1616, la Sacra Congregazione dellIndice condannò l’eliocentrismo copernicano per vari motivi non facilmente comprensibili, tra cui quello di tenerlo al riparo da coloro - come i due domenicani Giordano Bruno e Tommaso Campanella - che lo sostenevano «in nome delle loro convinzioni magiche ed astrologiche, al di fuori di qualsiasi prospettiva scientifica» (F. Agnoli, Il caso Galileo Galilei, ne Il Foglio del 5 luglio 2007). Il suo nepotismo ha fruttato a Roma tante opere e tante collezioni d’arte: innanzi tutto, realizzò il suo principale sogno di dare compimento alla Basilica Vaticana con la facciata ad opera di Carlo Maderno; poi, eresse la Cappella Borghese in Santa Maria Maggiore e, con i lavori al Palazzo del Quirinale e l’arricchimento della Biblioteca Vaticana, abbellì la Città Eterna e molte chiese in particolare, in cui regolò la pia pratica delle Quarant’ore - già prescritta da Clemente VIII - con l’esposizione del Santissimo Sacramento.

Proprio al Palazzo di Monte Cavallo, come fu detto il colle Quirinale nel Medioevo, Paolo V voleva trasferire le solenni cerimonie che si svolgevano nella Sala Regia e nella Cappella Sistina in Vaticano. A tale scopo, nella parte meridionale del Palazzo, fu iniziata nel gennaio 1615, e benedetta, consacrata e inaugurata tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 1617 la Cappella dei Santi Pietro e Paolo, meglio nota come Cappella Paolina (dal nome del committente), con le stesse dimensioni e la medesima distribuzione spaziale della Cappella Sistina. Al Quirinale si tennero quattro conclavi consecutivi per l’elezione dei Sommi Pontefici Leone XII (1823), Pio VIII (1829), Gregorio XVI (1831) e il travagliato Pio IX (1846), sotto il quale «fu violata la Nostra casa del Quirinale, e da questa, dove aveva sede, uno dei Cardinali della Santa Chiesa, obbligato ad uscirne prontamente e repentinamente con violento comando, ed altri ecclesiastici e familiari Nostri furono licenziati e molestati» (Pio IX, Enciclica Respicientes ea, 1 novembre 1870).

Ornata dal drago accompagnato dall’aquila, che è nello stemma della famiglia Borghese, emerge sulla parete destra la cantoria in marmo. Qualche mese dopo l’inizio dei lavori, il 3 maggio 1615, il maestro di cappella pro tempore - il basso Paolo Faccone, di Mantova, cantore pontificio dal 27 aprile 1588, morto il 10 settembre 1615 - presiede una riunione dei cantori pontifici. Obiettivo dell’incontro è quello di accordarsi sui consigli da dare agli architetti, per superare nella nuova cappella al Quirinale le difficoltà liturgiche e acustiche della cantoria nella Cappella Sistina. Le relative soluzioni saranno realizzate attraverso: l’avvicinamento della cantoria all’altare e al trono papale, l’estensione della balaustra e la costruzione di un soffitto liscio: «Prima della Messa si fece congregatione. Il signor Paolo Facchonio, Maestro di Cappella, proporse come in Monte Cavallo ne la cappella nova si farà un coro come in quella di San Pietro, per essere il coro lontano e da Nostro Signore e dal celebrante, per il rumore ancora del popolo, da grandissimo impedimento per rispondere che appena si sentono, con consenso di tutti viva voce il signor maestro tratarà nella Congregatione di veder che si facia 12 o 16 palmi più in su acanto l’altare et più largo e la ballagostrata più in fora et più largo et il ciello in nicchia lissa senza lavoro alcuno perché la musica faccia bono effetto» (Biblioteca Apostolica Vaticana, Fondo Cappella Sistina, Diario Sistino 34, fol. 18r).

Di fronte alla cantoria di Paolo V ci sovvengono le parole che il nostro venerato maestro Domenico Bartolucci - direttore della Cappella Musicale Pontificia «Sistina» tra il 1956 e il 1997 - il 24 giugno 2006, al termine di un concerto da lui diretto, rivolse a Benedetto XVI: «Larte musicale è quella che più di tutte ha beneficiato della liturgia della Chiesa: le cantorie hanno rappresentato la sua culla, grazie alla quale essa ha potuto formare il linguaggio che oggi ammiriamo. Gli esempi più belli che la fede dei secoli passati ci ha consegnato e che dobbiamo mantenere vivi sono proprio il canto gregoriano e la polifonia: di essi occorre una pratica costante che possa vivificare e animare degnamente il culto divino» (S. Magister, Musica nuova in Vaticano, 27 giugno 2006).

Quale differenza tra i giorni in cui la Chiesa - come direbbe Bartolucci - coltivava la musica nelle sue cantorie, le dava la grammatica e la sintassi, e oggi, in cui alcuni parroci convertono la cantoria in deposito di giocattoli, peluches, giornalini e pennarelli riservati - ci spiegano - ai bambini che, occupati nel divertimento, permettono ai genitori di partecipare alla liturgia! Come se Gesù avesse dato l’incarico ai suoi di apprestare una tale area nella grande sala da preparare accuratamente con tappeti e addobbi per consumare la Cena pasquale, prima della sua dipartita verso il Padre (cfr. Mc 14,15; Lc 22,12).

Se ci rattrista che le cantorie di interesse storico e artistico di norma non risultino idonee al servizio del coro (cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Ladeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, 31 maggio 1996, n° 21) e siano trasformate in ludoteche, ci consola la cantoria di Paolo V.