a cura di Anna Bono
  • Un muro contro il terrorismo

Kenya-Somalia, sospesa la costruzione del muro di confine

 

“Costruire ponti, non muri”, uno slogan che in Kenya non ha fatto presa. Nel 2016 il governo kenyano ha deciso di erigere un muro alla frontiera con la Somalia per impedire l’ingresso clandestino. I profughi somali nel corso degli anni sono stati più o meno tollerati in Kenya, soprattutto quelli ospitati nel grande campo di Dadaab al confine tra i due stati che è arrivato ad accogliere oltre mezzo milione di rifugiati, finché non è stato evidente che sia a Dadaab che in alcune città – soprattutto la capitale Nairobi e la città costiera di Mombasa – si erano infiltrati, mescolandosi ai connazionali in fuga dai combattimenti, dei jihadisti somali Al Shabbab, il gruppo armato legato ad al Qaida autore in Kenya di numerosi attentati, il più grave dei quali, il 2 aprile del 2015 all’università di Garissa, si è concluso con l’uccisione di 148 studenti cristiani. Più volte il Kenya ha annunciato di voler di chiudere il campo di Dadaab per motivi di sicurezza, rimandando finora la decisione in seguito a pressioni internazionali. Quanto al muro, circa dieci chilometri sono già stati ultimati. Il progetto prevede la costruzione di almeno altri 18 chilometri, nella regione di Gedo. Tuttavia il 31 marzo il governo ha annunciato di aver sospeso temporaneamente i lavori mentre sono in corso consultazioni tra i capi di stato dei due paesi per definire il tracciato del muro dopo che, nelle scorse settimane, l’avvio dei lavori di edificazione del tratto che taglia in due la città di confine di Bedel Hawo ha provocato proteste e ha indotto una parte degli abitanti ad abbandonare la città.