• NEOPAGANESIMO E MUSICA

Islanda, riecco il culto di Thor. Che sant’Olav ci aiuti

Nella periferia di Reykjavík si lavora per inaugurare a breve un tempio dedicato a Thor. Pare si sia tornati indietro a più di mille anni fa, dimenticando la conversione al cristianesimo dell’Islanda. E sembra di sentire la divinità pagana sfidare Gesù Cristo, come nella scena «La sfida di Thor», musicata in un capolavoro di Elgar. Che richiama l’esempio di sant’Olav.

Si ritorna agli idoli? Si riprendono, occupando gli spazi lasciati liberi dalla Chiesa di Cristo, aspetti caratteristici del mondo pagano?

A pochi giorni dalla fine del Sinodo sull’Amazzonia, il Sinodo di Pachamama - il feticcio raffigurante la «Madre Terra», che dal 4 ottobre in poi è stato al centro di cerimonie non lontano dal sepolcro dell’apostolo Pietro -, l’Islanda trattiene la nostra attenzione. Nella periferia di Reykjavík, infatti, sarà presto inaugurato un tempio dedicato a una divinità germanica amata in Islanda: Thor dal martello stritolatore. Figlio di Odino, è il Giove dei Romani, venerato dai Vichinghi - «popolo di Thor» - come dio della folgore, simbolo della forza. In suo onore fu chiamato un giorno della settimana, l’inglese thursday, giovedì.

Il culto di Thor nasce da una tradizione orale, fissata per iscritto nei carmi norreni raccolti nell’Edda del poeta e storiografo islandese Snorri Sturluson (circa 1178-1241), e registra una crescita di fedeli (12 nel 1973, 4.300 oggi) e il riconoscimento da parte dello Stato, che consente perciò la celebrazione di matrimoni e funerali con valore legale e l’accesso ai proventi della tassa destinata alle organizzazioni religiose. Come se più di mille anni fa, quando il cristianesimo fu accettato da parte degli islandesi nel Parlamento nazionale, non fosse successo niente.

Sembra di sentire il dio pagano vantarsi del suo potere e sfidare «Cristo Galileo» a una prova di forza:

I am the God Thor,

I am the War God,

I am the Thunderer!

Here in my Northland,

My fastness and fortress,

Reign I forever!

«Io sono il dio Thor, io sono il dio della guerra, io sono il tonante! Qui nella mia terra del Nord, mia fortezza inaccessibile, io regno per sempre!».
 

Here amid icebergs

Rule I the nations;

This is my hammer,

Miölner the mighty;

Giants and sorcerers

Cannot withstand it!

«Qui tra gli iceberg governo le nazioni; questo è il mio martello, Mjöllnir il potente; giganti e streghe non possono resistergli».
 

These are the gauntlets

Wherewith I wield it,

And hurl it afar off;

This is my girdle;

Whenever I brace it,

Strength is redoubled!

«Questi sono i guanti con cui l’impugno e lo lancio lontano; questa è la mia cintura; ogni volta che la indosso, la mia forza raddoppia!».
 

The light thou beholdest

Stream through the heavens,

In flashes of crimson,

Is but my red beard

Blown by the night-wind,

Affrighting the nations!

«La luce che vedi fluire attraverso i cieli, in lampi cremisi, altro non è che la mia barba rossa mossa dal vento notturno, che spaventa le nazioni!».
 

Jove is my brother;

Mine eyes are the lightning;

The wheels of my chariot

Roll in the thunder,

The blows of my hammer

Ring in the earthquake!

«Giove è mio fratello; i miei occhi sono i fulmini; le ruote del mio carro rotolano nel tuono, i colpi del mio martello risuonano nel terremoto!».
 

Force rules the world still,

Has ruled it, shall rule it;

Meekness is weakness,

Strength is triumphant,

Over the whole earth

Still is it Thor's-Day!

«La forza governa ancora il mondo, l’ha governato, lo governerà; la mansuetudine è debolezza, la forza è trionfante, su tutta la terra è ancora il giorno di Thor!».
 

Thou art a God too,

O Galilean!

And thus single-handed

Unto the combat,

Gauntlet or Gospel,

Here I defy thee!

«Anche tu sei un Dio, o Galileo! E quindi senza aiuto al combattimento, guanto o Vangelo, qui ti sfido!».


Così canta il coro ne «La sfida di Thor», la prima delle otto scene della cantata Scenes from the Saga of King Olaf, op. 30, per soprano, tenore e basso soli, coro e orchestra del compositore inglese Sir Edward Elgar (1857-1934), su testo tratto da The Tales of a Wayside Inn (Storie d’un’osteria lungo la strada) del poeta statunitense Henry W. Longfellow (1807-1882), con aggiunte di Harry A. Acworth. Il musicista inglese, che per qualcuno vuol soprattutto dire l’inglesissima Marcia in re maggiore op. 39 n. 1, da Pomp and Circumstance (1901), ottenne la fama con questa cantata nel 1896.

Quello menzionato nella saga è sant’Olav (Olaf), martire, iscritto nel Martirologio Romano al 29 luglio: divenuto re di Norvegia nel 1016, diffuse nel suo regno la fede cristiana, che aveva conosciuto in Inghilterra, combattendo il paganesimo; il 29 luglio 1030 morì di spada, ucciso dai nemici in battaglia.

«Nelle scene seguenti», precisa il compositore all’inizio della partitura, «si intende che gli esecutori siano visti come a un raduno di bardi; tutti, a turno, prendono parte al racconto della saga e ogni tanto, nei punti più drammatici, personificano al momento un personaggio importante». Infatti, tra un’introduzione e un epilogo, ognuna delle otto scene si ferma brevemente su un episodio della vita di Olaf:

- «la sfida di Thor», di cui si è parlato precedentemente, nella quale il dio norreno lancia la sfida al cristianesimo;

- «il ritorno di re Olaf», dove il sovrano accetta la sfida;

- «la conversione», in cui Olaf affronta e uccide Ironbeard, campione di Thor;

- «Gudrun», nella quale Olaf deve uccidere sua moglie traditrice la prima notte di nozze;

- «lo spettro di Odino», che visita Olaf durante una festa;

- «Sigrid», la regina che Olaf tenta di convertire;

- «Thyri», la bella sorella del re di Danimarca che diviene la sposa di Olaf;

- «la morte di Olaf», che il re trova in una battaglia di mare affrontando gli invasori danesi.

Se ci rattrista vedere le porte spalancate al ritorno del paganesimo, ci consola la musica di Elgar e soprattutto la testimonianza di cristiani impegnati quali il grande martire sant’Olav, a cui fin dal Medioevo guardò tutto il Nord dell’Europa.