• TERRORISMO

Isis chiama, Milano risponde. Indifferenza per un attentato

Non fa lo scalpore che dovrebbe in realtà suscitare, ma il tentativo di assassinare un militare italiano alla Stazione Centrale di Milano è un attentato. L'aspirante omicida ha urlato Allah Akhbar e ha confessato di aver colpito per il jihad. Né l'atto avviene casualmente: sia Al Qaeda che, soprattutto, l'Isis invitano a tornare all'azione

Stazione Centrale di Milano

Il terrorismo islamico non fa più notizia, in Italia come all'estero. Sono passati due giorni da quando un militare - che rappresenta lo Stato italiano tutto - è stato ferito alla gola e alla spalla con due colpi di  forbici, alla stazione Centrale di Milano, al grido di "Allahu Akbar", ripetuto tre volte. La colonna sonora è sempre la stessa, la trama pure - bene o male -; è la campagna mediatica che non fa più da supporto.  

Un immigrato, yemenita, ventitrenne, è il protagonista dell'ennesimo episodio di violenza in Italia. Voleva morire per andare in "paradiso di Allah", ha confessato subito dopo l'arresto per attentato con finalità terroristiche, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Il ragazzo, che aveva un permesso di soggiorno temporaneo - dopo essere stato espulso dalla Germania per il trattato di Dublino - era già stato denunciato dai carabinieri e sarebbe uno dei tantissimi lupi solitari a spasso dell'Europa. Da fonti inquirenti viene precisato che la segnalazione alle autorità italiane da parte di quelle tedesche era generica, incompleta e parlava di "simpatie islamiste". Ed oggi sono in corso le indagini per verificare la "radicalizzazione" dell'attentatore ad opera del pool antiterrorismo di Milano. 

E se per qualcuno è già il solito pazzo poco seguito dopo il trauma del trasferimento dalla Libia all'Occidente, e per altri un tentativo di suicidio (e perché tentare di uccidere per uccidersi?), si tratta di un attentato che arriva quasi come una risposta agli appelli degli ultimi di giorni sia di Al-Qaeda che dell'Isis. L'anniversario dell'11 settembre era stato l'occasione perché Ayman al-Zawahiri, leader di Al-Qaeda, tornasse in video per fare un appello a tutti i musulmani del mondo: "non distraetevi", aveva ammonito, "attaccate obiettivi militari statunitensi, europei, israeliani e russi". E sembra proprio che qualcuno gli abbia dato retta. Anche se poi nel frattempo un messaggio d'incoraggiamento era arrivato anche da Abu Bakr al-Baghdadi. Al-Furqan Media, ala mediatica dello Stato islamico, ha pubblicato su Telegram un nuovo messaggio audio - della durata di trenta minuti intitolato ' وَقُل اعْمَلُوا' che potremmo tradurre in fate azioni, agite! - del capo dello stato islamico lunedì.  Ma è l'intera macchina mediatica dello Stato islamico ad essere entrata in attività, da almeno una settimana, con sigle simpatizzanti di supporto, su diverse piattaforme social: "Agite, non fermatevi, moltiplicate gli sforzi".

Quello di al-Baghdadi è un audio che arriva a cinque mesi dall'ultima apparizione. E che ha tutta l'aria di un tentativo di voler farsi sentire di più, ma soprattutto di tornare a convincere i dubbiosi e i delusi che il jihad è la sola soluzione possibile. Sono alcuni giorni che il canale Bank al-Ansar con la sua Media Invasion Brigade (lanciata lo scorso aprile) ha intensificato la sua attività per la creazione di nuovi account sui social network. Lo scopo - che rappresenta tutta la novità dell'Isis rispetto ad al-Qaeda - è quello di amplificare la diffusione dei messaggi ufficiali e di dare una visibilità senza eguali all'organizzazione terroristica. Sfidando, peraltro, l'efficacia e l'efficienza dei protocolli di sicurezza delle piattaforme social, e facendo leva su quella che è già stata definita nei testi jihadisti come "stupidità crociata". Ma soprattutto quella dell'Isis è una strategia di logoramento ai danni di americani ed europei, caratterizzata da episodi che stanno esaurendo risorse e forza di volontà anche di fronte alla cronaca. 

Oggi, inoltre, Abu Bakr al-Baghdadi sta alternando, per la prima volta e  pericolosamente, segretezza a pubblicità. La sua guida aveva fatto dell'Isis una grande organizzazione lontana dal culto della personalità di un leader che, tranne che per il 2013/2014 è apparso davvero poco. Allora un audio a così poca distanza dall'altro, ora che il sedicente Stato islamico ha dimostrato di essere in grado di risorgere dalle proprie ceneri, sembra celare qualcosa di grosso e pericoloso. Non dimentichiamoci che al-Baghdadi opera in clandestinità e in un ambiente ostile, il suo è un bel rischio.