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Irlanda: donna uccisa, parte una crociata anti-maschio

Il terribile assassinio della 23enne Ashling Murphy ha provocato un’ondata emotiva in tutto il Paese, ma si è trasformata in una vera e propria campagna martellante che accusa l’intero genere maschile, e ovviamente la Chiesa, indicata come responsabile di una società misogina.
 

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Ashling Murphy

Pare sorprendente che, nell’era digitale, in società così frammentate come le nostre, si veda una storia in grado di appassionare tutti gli irlandesi. È questo il caso del terribile omicidio di Ashling Murphy. La maestra elementare 23enne è stata assassinata in pieno giorno in una feroce aggressione, mentre correva lungo un canale della sua città natale di Tullamore, nella contea di Offaly.

La sua morte ha causato un profondo lutto nazionale, con veglie a lume di candela in tutto il Paese. Ha dominato nei nostri giornali e sui social media per almeno una decina di giorni fino ad ora, senza che vi siano segni che l’attenzione diminuisca. Ma perché questa storia ha catturato così tanto l’attenzione degli irlandesi? In parte, perché gli omicidi di questo tipo sono rari. Dal 1996, solo 226 donne sono state uccise in Irlanda, nove volte su dieci conoscevano i loro assassini. L’omicidio casuale, privo di senso, in questo Paese, è una rarità. Di fatto, l’omicidio, in generale, accade raramente, con appena 50 casi l’anno scorso.

L’Irlanda, inoltre, è un Paese piccolo. Il luogo comune vuole che si incontrino sempre persone conosciute quando si esce di casa. E spesso è vero. La signorina Murphy aveva studiato al Mary Immaculate College nella contea di Limerick. Era nota negli ambienti della musica folk irlandese. Era un’insegnante, un’amica, una figlia. Video commoventi, online, che la ritraggono mentre suona musica tradizionale, ricordano a tutti chi abbiamo perso. La casualità e la brutalità della sua morte sono una ferita al cuore della nostra comunità nazionale.

Per certi versi, dunque, le veglie a lume di candela e gli incontri cittadini sono il segno che è ancora saldo l’attaccamento degli irlandesi al rito funebre cattolico. Il cordoglio è a livello di comunità, di società, espresso dal più giovane al più vecchio e la Messa funebre è il cuore di questo processo. Così come è viva la veglia, tradizionalmente tenuta in casa del defunto, dopo il funerale, quando i convenuti si trovano a mangiare, bere e sostenere i parenti in lutto.

Tuttavia, la morte della signorina Murphy, ha anche svelato un sentimento sano riguardo alla questione della violenza di genere contro le donne. Ha anche confermato la peggior paura delle donne: non essere mai al sicuro, da nessuna parte. I media irlandesi, professionali e social, sono stati inondati di pareri forti su come affrontare il problema. Molti hanno accusato la misoginia, sottolineando la paura che hanno le donne quando camminano da sole per strada, la violenza domestica e il fatto che l’80% delle vittime di violenze sessuali siano donne.

Il dibattito si è ben presto surriscaldato, a tutti i livelli, dalle persone comuni ai politici. “La violenza, o la paura di subirla, incombe sulla vita di donne e ragazze”, ha scritto su Twitter Mary Lou McDonald, leader del partito Sinn Féin. Nell’Irlanda del Nord, il Partito Socialdemocratico e Laburista (Sdlp) ha dichiarato: “Faremo tutto quel che è in nostro potere per porre fine al clima ostile in cui vivono quotidianamente molte donne e ragazze”. Il partito chiede agli uomini di “assumersi la responsabilità e mettersi alla guida” del cambiamento.

Un commentatore, il professor Sam McConkey, si è spinto molto oltre, dichiarando alla radio nazionale irlandese Rte Radio 1: “La mia è un’idea radicale. Se devi prendere 12 lezioni prima di poter guidare un’auto, devi avere una patente per guidarla, devi passare un esame per avere la patente, allora abbiamo bisogno di qualcosa di simile, una qualifica, una licenza, un’educazione per gli uomini, prima di permettere loro di accedere alla sfera sociale?”

Mentre il punto di vista del professor McConkey è un’eccezione nella sua radicalità, il tenore del dibattito è stato comunque carico. Chiunque suggerisse che il problema non fosse l’uomo in quanto tale, ma un uomo in particolare, o anche il male in quanto tale, veniva tacciato di essere “disgustoso”, “deplorevole”, o “conservatore”.

Tutto, dalle scuole divise per sesso alla Chiesa Cattolica, è stato accusato di aver rafforzato la misoginia in Irlanda. La Chiesa, in particolar modo, è accusata di aver relegato la donna in casa e di aver promosso l’immagine di una cittadinanza femminile di serie B, come dimostrerebbe l’esclusione delle donne dal sacerdozio.

Tuttavia, il trambusto e il furore del dibattuto hanno riportato all’attenzione di tutti delle questioni importanti nella società irlandese contemporanea. La violenza contro le donne è cresciuta dell’11% sin dal 2005, secondo uno studio. Probabilmente questa è l’occasione per riconsiderare l’accettazione entusiastica di una moralità sessuale permissiva. Probabilmente, si potrebbe lanciare finalmente una guerra alla pornografia, liberare le donne dal lavoro più degradante e liberare l’uomo dall’oggettificazione della donna.

Pare però improbabile. Finora, la risposta politica si è limitata alla strategia che ultimamente va per la maggiore, quella di invocare una migliore “educazione” e si dà l’impressione che un paio di regole qua e là risolvano il problema della violenza contro le donne. Il delitto Ashling Murphy può dimostrarsi un momento critico nella storia della lotta alla misoginia in Irlanda. Ma l’élite politica e culturale sta guardando dalla parte sbagliata e non dà segni di voler cambiare.

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