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TERZA GUERRA DEL GOLFO

Iran, il D-Day delle sanzioni Usa è un ultimatum a tutti i paesi

Le nuove sanzioni varate dal Dipartimento del Tesoro Usa contro l'Iran sono un ultimatum a tutti i paesi. Chiunque commerci con l'Iran verrà escluso dal sistema finanziario basato sul dollaro. Sarà un bluff o Trump fa sul serio?

- La guerra di Trump al Canada di Stefano Magni

Esteri 27_08_2026
Scott Bessent (AP)

Iran e Oman hanno annunciato martedì 25 agosto un accordo sulla ripartizione dello Stretto di Hormuz e dei relativi proventi. Il piano bilaterale prevede un corridoio a guida congiunta, operazioni di sminamento e il passaggio delle navi commerciali attraverso acque iraniane e omanite. Secondo il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, le navi militari non potranno transitare. I negoziati tecnici, che dovrebbero durare tra 30 e 60 giorni, dovranno portare alla definizione di un corridoio permanente. Il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi ha parlato di dialogo costruttivo e si è detto fiducioso sulla possibilità di annunciare presto un percorso provvisorio per la navigazione sicura.

Intanto la tensione tra Washington e Teheran resta alta sulle nuove misure economiche annunciate dall’Amministrazione Trump. Il dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato 60 persone e aziende. Le misure interessano anche soggetti coinvolti nell'approvvigionamento di tecnologie nucleari e missilistiche e hanno raggiunto aziende con sede negli Emirati Arabi Uniti, a Hong Kong, in Cina, Singapore, Svizzera ed Europa. Secondo Bessent, Trump sta contattando personalmente i leader mondiali coinvolti. Le misure annunciate da Washington sono rivolte non solo contro l’Iran ma contro tutti i Paesi che continueranno a commerciare con Teheran e che potrebbero essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro. Una minaccia formulata dal segretario al Tesoro Scott Bessent che ha però chiarito che non sono ancora state decise sanzioni secondarie e che sarà concesso un periodo per adeguarsi. 

La risposta iraniana è stata dura. Il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh ha definito le misure un attacco economico e ha assicurato che Teheran dispone di strumenti per reagire. Il portavoce dei Guardiani della rivoluzione Hossein Mohebbi ha evocato possibili ritorsioni contro gli interessi vitali statunitensi e gli snodi energetici nel caso in cui le infrastrutture iraniane venissero minacciate. Gli Stati Uniti hanno inoltre fissato una taglia da 10 milioni di dollari sulle informazioni relative ai vertici dei Pasdaran, accusati di attacchi contro personale americano e di operazioni informatiche. Un braccio di ferro il cui conto continuano a pagarlo le economie mondiali. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, e Pechino ha criticato la pressione economica statunitense annunciando che difenderà i propri interessi.

«Su indicazione del Presidente, il Tesoro degli Stati Uniti ha dato il via all’Operazione Economic Outcast: una campagna senza precedenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran e chi la sostiene» ha annunciato Bessent il 24 agosto. «Durante la Seconda Guerra Mondiale, il D-Day segnò l’inizio storico di una campagna condotta insieme ai nostri alleati per colpire e cacciare il nemico dalle sue posizioni, comprese quelle in paesi terzi. Oggi, con lo stesso spirito, stiamo sferrando un attacco economico contro le connessioni finanziarie dell’Iran in tutto il mondo — in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è recidere ogni linea di sostentamento economica che sostiene questo regime tirannico, finché Teheran non rimarrà isolata», ha aggiunto. 

Il D-Day indicava il giorno dello Sbarco in Normandia, evento che oggi Bessent paragona a un attacco economico all’Iran e a tutte le nazioni che commerciano con la Repubblica Islamica. «La differenza è che qui stiamo avvisando in anticipo, perché prima di far saltare in aria il sistema finanziario mondiale bisogna dare un avvertimento: questo è l'avvertimento» ha aggiunto Bessent. Un atto sanzionatorio, un embargo che in passato è stato varato con molte limitazioni solo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad esempio nei confronti del regime iracheno di Saddam Hussein o quello siriano di Bashar Assad. Per questo Bessent ha di fatto imposto la “legge di Trump” al mondo con risultati per ora non esaltanti.

Le sanzioni secondarie includono cinque settori chiave: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. «Metteremo fine all'accesso al sistema del dollaro per coloro che riciclano denaro iraniano», ha minacciato con toni duri, lanciando un avvertimento a «coloro che agevolano l'Iran: Non mettete alla prova la nostra determinazione». Trump invece ha scritto su Truth che l'Iran "sta completamente collassando" e sta contattando i leader mondiali con «richieste specifiche di cessare le interazioni con il regime. Lo sapete che sa essere persuasivo», ha spiegato Bessent con un sorriso ironico, prima di precisare che i leader mondiali «devono prendere una decisione: o l'America o l'Iran».

Al mondo Bessent concede (bontà sua) una tempistica definita per interrompere la cooperazione economica con l'Iran e il "conto alla rovescia è appena iniziato". Chi non taglierà i rapporti, si troverà ad affrontare il "cappio" e l'azione unilaterale del Dipartimento del Tesoro. «Coloro che si legano al regime iraniano devono aspettarsi di condividere l'isolamento di un regime in declino», ha tuonato Bessent, spiegando invece che si schiererà con gli Stati Uniti «raccoglierà i frutti della nostra partnership». Insomma, la logica statunitense sembra essere “con noi o contro di noi” anche se, al di là dei proclami aggressivi e dei toni aspri e minacciosi, Bessent non ha offerto molti dettagli sul D-Day economico.

Un provvedimento che potrebbe esacerbare i rapporti con la Cina (maggiore acquirente mondiale di petrolio iraniano: secondo il New York Times nel 2025 ha acquistato oltre l'80% del petrolio esportato dall'Iran) e con Mosca (stretto alleato di Teheran), dove martedì si è recato a sorpresa il direttore della CIA John Ratcliffe, forse a discutere di ello scenario iraniano. «Nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni secondarie americane» ha affermato Bessent, ma se l’ultimatum statunitense venisse disatteso dagli allearti dell’Iran, dai BRICS e da altre nazioni, per Trump la situazione non sarebbe molto rosea a 70 giorni dalle elezioni di metà mandato.

Impossibilitato per la carenza di missili a dare vita a un nuovo massiccio attacco all’Iran, a Trump resta ora solo l’arma economica, rivolta però contro tutti, non solo contro Teheran. Lo scenario resta quindi inquietante: un bluff o un fallimento del D-Day avrebbe effetti devastanti per la credibilità degli Stati Uniti, mentre l’applicazione di sanzioni su vasta scala porterebbe a un ulteriore crollo dell’economia mondiale.

Anche se il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Tommy Pigott, ha rispolverato ieri lo spauracchio atomico affermando che l'Operazione Economic Outcast mira a eliminare qualsiasi possibilità che l'Iran si doti di un'arma nucleare, appare chiaro a tutti che Trump sta giocandosi tutte le carte rimaste per uscire il meglio possibile dalla fallimentare guerra all’Iran.